25Y Immersive Box

25 anni di Emozioni “stellari” 

“Ka mate, Ka mate! Ka ora, Ka ora! Ka mate, Ka mate! Ka ora, Ka ora!”. Sono parole che sono una canzone, che sono uno Sport e più di un Nazione. Si può ignorarne il significato letterale, direttamente dal Maori, o non essere degli approfonditi intenditori di Rugby, ma basta farle riecheggiare e il cuore vola più veloce del pensiero, come una squadra di Tutti Neri, All Blacks, che sembravano da quanto erano rapidi All Backs, tutte Ali nel gergo della palla Ovale…il canto e la danza rituali delle antiche tribù dell’isola fuse col gioco dei colonizzatori arrivati dall’Inghilterra. Lo Sport ha fatto i neozelandesi, unendoli in un unico popolo su un campo da gioco, cancellando differenze e rancori secolari. Ma la Haka, il nome di tale ballo riservato ai guerrieri più nobili, è ormai un coro che parla al mondo. Georges Simenon, per i romanzi del suo Commissario Maigret, amava ripetere che le frasi dovevano avere la stessa concretezza di un tavolo, o di una sedia, tutti sanno che cosa sono, in qualsiasi lingua! Però lo Sport è ugualmente universale: e basta pensare la Haka a Genova per entrare in un mondo che ha la medesima fisicità di un placcaggio o di una casacca nera, di un bronzeo muscolo cesellato dall’allenamento e rifinito dal sole del Pacifico…e allo stesso tempo il livello di astrazione tipico del sogno.

Se leggendo le primissime righe si ha provato a proseguire nella propria testa il resto della canzone, almeno a livello musicale, quel Tenei te tangata puhuruhuru più arzigogolato dell’incipit ma non meno evocativo in termini di potenza, allora si ha ricevuto un solidissimo frammento di emozione, l’angolino di uno specchio in cui ciascuno può vedere, ma anche ascoltare o toccare, sé stesso assieme a tutto il bello dello Sport, come se ne fosse circondato. Per Genova 2024 Capitale Europea dello Sport e per il quarto di secolo di attività, una splendida coincidenza, Stelle nello Sport infatti ha progettato con il supporto e la realizzione di ETT una camera immersiva per rivivere 25 grandissimi momenti di Sport in Liguria, da rivivere per chi c’era, da vivere per chi ci sarà, perché Sport è soprattutto un continuo passaggio di testimone.

Siamo scesi in campo con gli All Blacks perché il 2000 è l’anno in cui l’Italia entra nel Sei Nazioni e nell’effettivo Pantheon del Rugby. È una rivoluzione. Arriva subito, un po’ a sorpresa, qualche vittoria, come quella contro la Scozia a Roma, ma ciò che più conta è, come sempre nello Sport, partecipare. Ma qui c’è un peso specifico: farlo in match da grandi contro quelli ce lo sono più di tutti. Riconosciuti formalmente da pari. E pazienza se i tabellini finali metteranno su altri piani. Genova viene selezionata il 25 Novembre per l’ultimo dei match internazionali dei Kiwi nell’emisfero nord, un calendario fondamentale di amichevoli internazionali tra le migliori. La Haka viene danzata nel rettangolo Verde della Superba, e la città risponde alla grande: 33 mila spettatori, l’allenatore degli ospiti, Wayne Smith, stupefatto: “Mai visto niente del genere, con questo pubblico eravamo obbligati a dare spettacolo, speriamo di esserci riusciti”. Da quel momento in rapida successione faranno omaggio alla città tutti i titani dell’emisfero australe.

Bruciamo rapidamente gli anni con uno sprint all’Alessandro PetacchiAlejet viene da un 2004 da inquadrare nell’ala dei capolavori, 9 vittorie al Giro d’Italia, è record nel dopoguerra, ma la foto è dell’anno successivo, quando alla quantità dei podi rosa aggiunge la qualità della Classicissima “Ligure”, per ascensione del Turchino, la Milano-Sanremo 2005, che nessuno della regione aveva mai vinto, se si esclude Coppi, di adozione a parte il fatto che era di Novi come Girardengo, molto legato a Genova. Con Petacchi, sprinter purissimo e scalatore eccezionale non di poggi ma di podi, è tutta la Liguria, dalla Città dei Fiori, sino alla nativa La Spezia, a salire sul gradino più alto. È un culmine di un triennio straordinario. Stacca a 250 metri dal traguardo e già quando ne mancano 25 può alzare le braccia in segno di trionfo. A ruota tutta la Corsa, ma soprattutto la Storia.

Non bisogna muoversi molto dalla vetta toccata da Alejet per individuare la rampa di lancio di Alex Liddi, che nel 2008 a 19 anni diventa il primo giocatore italiano a essere ingaggiato da una squadra della Major League di Baseball, i Seattle Mariners, con cui debutterà in amichevole prima di essere mandato in prestito ed esordirà nella massima serie nel 2011. Terza base di ruolo, ma come quella di partenza il Sanremo Baseball Club per cui militava papà Agostino, con la mamma Flavia pure allenatrice. Batterà con straordinario successo tutta la trafila delle leghe minori e giocherà in MLB sino al 2016, poi in Messico sino al 2023 prima di ritornare in Italia. Ce ne sono stati tanti di momenti suggestivi in cui i genitori, come accade nei film hollywoodiani, lo avrebbero potuto indicare a qualche vicino: “Guarda, quello è mio figlio!”. Tra i tanti, il primo Home Run, da casa base a casa base con una battuta, e di conseguenza il primo listato di tricolore della Major.

Sport significa anche ergersi contro le delusioni più grandi, i piazzamenti più importanti sottratti dalla sfortuna, traendone invece forza per continuare a sfidare i flutti del destino: Pietro e Gianfranco Gianfranco Sibello sul 49er mollano gli ormeggi da Albenga e arrivano alle Olimpiadi di Pechino nel 2008 con un bottino di 3 bronzi Mondiali. La sfida che si fa dramma sportivo si svolge nelle acque di  Quingdao: sono primi davanti a tutti, a un passo dall’oro, quando davanti a loro si apre una voragine d’acqua, e col mare in subbuglio comincia a gradinare una tempesta di beffe: si piazzano terzi a parimerito coi tedeschi, ma perdono la medaglia per il punteggio peggiore nella Medal Race; a vincere dopo 8 ore di consultazioni da parte della Giuria di regata sono i Danesi, che per imperizia hanno spaccato l’albero dell’imbarcazione e contravvenendo a diverse regole se ne sono fatti prestare una nuova dai Croati. I due fratelli Liguri continuano a veleggiare, partecipando pure alla leggenda di Luna Rossa, dimostrando che la vera vittoria nello Sport è riuscire a manovrare contro qualsiasi destino, invece che lasciarsi trascinare o piegare dalle condizioni avverse. Il loro quarto posto a Cinque Cerchi è una medaglia di orgoglio, il loro sorriso è la serenità di chi è veramente forte.

Le Olimpiadi sono spesso un traguardo, il fine ultimo di quattro anni di sforzi, ma possono essere anche la tappa di un percorso che in ogni caso parte da molto distante, ma che può spingersi verso lontanissimi orizzonti anche dopo le cerimonie di chiusura. Veniva pure lei da una spedizione in Cina non all’altezza delle sue possibilità e ambizioni, ma Silvia Salis nel 2009 ha messo il primo tassello del percorso successivo, che la vede dal 2021 vicepresidente vicario del Coni. Una vita nello Sport sin dal padre custode dell’impianto di Atletica di Villa Gentile e che la vede ora tra i pilastri di quell’organizzazione che fece di tutto affinché lo svolgimento dei Giochi del Mediterraneo di Pescarapoche settimane dopo il terremoto che scosse l’Abruzzo, fosse un successo tale da rendere orgogliosa l’intera regione. Per completare l’opera occorreva un capolavoro sui campi: e da lì Silvia col suo oro, ha cominciato a dimostrare che col Martello si costruisce e si può diventare simbolo di ricostruzione.

Il 2009 non è stato soltanto l’anno del Lancio del Martello ma anche quello del Volo della Farfalla, subito dopo il ruggito del Leone, tutto incarnato dalla straordinaria determinazione ed espressività di Paola Fraschini, andata a conquistarsi a Friburgo il primo di 7 Mondiali nel Pattinaggio a Rotelle, al termine di un percorso soffertissimo, superato con l’allenamento mentale, ancora quasi convalescente da un rovinoso infortunio, con uno scarpino slacciato, scrivendo il primo capitolo di una vera e propria fiaba tra Sport e Arte, divenuta un’epopea archetipa della sua disciplina, le cui prime righe sono scaturite tra i poetici scogli di Boccadasse e la vicina pista affacciata sul lungomare di Corso Italia.

Il 2011 è un anno Settebellissimo: le rivali di sempre per l’Italia, in semifinale e finale, Croazia e Serbia, rispettivamente Campioni d’Europa e del Mondo in carica, figlie divise della Jugoslavia e separate in quasi tutto, ma non nello Sport, a cui aggiungere nell’infilzata Mondiale pure la Spagna ai Quarti. Gli Azzurri invece a Shangai sono uniti in tutto, anche a livello di club, da quella Pro Recco che continua ad amalgamare la propria leggenda con quella tricolore, collezionando stelle come se fossero figurine, ma che per rintracciarle non deve andare troppo. Sono liguri e cuffie anche bianche oltre che azzurre il vicecapitano centrovasca Felugo, il centroboa Aicardi poderoso e portentoso, il difensore Figari, “l’ungherese” Giorgetti, i cui natali sono spartiti tra Savona e Budapest, il secondo portiere Pastorino, mentre ci aveva già giocato il genovese Deserti, allora in forza al Bogliasco, mentre praticamente lo è il precedente giramondo e poi giraregione Figlioli, naturalizzato al pesto e basilico qualche primavera dopo il primo sbarco a Chiavari nel 2004;  giocava con la Pro dal 2003 il portiere e capitano Tempesti, dall’anno prima il romano Gitto, per una sola stagione nel 2007-08 il romano de facto Christian Preciutti, mentre l’oriundo cubano naturalizzato Perez aveva nuotato a Nervi per un biennio. Si salvano oltre che dalle furie rosse o slave pure dalle dolci grinfie Liguri i due siracusani, l’attaccante Gallo ma soprattutto Mister Alessandro Campagna, una leggenda a bordo vasca, e che da giocatore aveva vinto nel 1994 a Roma il precedente ultimo mondiale, e magari un giorno replicherà pure con l’Olimpiade, Parigi 2024 per lui chiama e richiama il miracolo di Barcellona. Non che in Cina non sia considerato un mezzo prodigio: nonostante il passato ricchissimo di tradizione, i ragazzi di Campagna ci arrivano poveri di aspettative, da 11° ai Mondiali tracollo del 2009. È una rinascita. Sono capitano e vicecapitano, Tempesti e Felugo, a decidere una vera e propria finalissima dopo il 6-6 dei supplementari: finisce 8-7, il portierissimo para il suo secondo rigore del match sotto di un uomo, Felugo alza il dito al cielo. Poi il fischio finale, un altro sguardo verso l’alto, poi tutti nella vasca a festeggiare.

Lo Sport è un costante mettersi alla prova, andare oltre le difficoltà ma anche i successi passati, e non lasciarsi abbattere quando anche dopo i trionfi arrivano i cicli negativi. A Squadre ha già vinto un oro mondiale nel 2009 Bianca Del Carretto, ma nel 2014 arriva da un periodo difficile in cui nonostante sia una delle migliori Spade della sempre incisiva Scherma Azzurra non è mai riuscita a cogliere un importante successo pieno e totale nell’Individuale, con un bronzo continentale del 2008 come miglior risultato. Arriva da un infortunio alla spalla agli Europei di Strasburgo.  La campionessa di Rapallo infilza i cattivi pensieri assieme alle avversarie e riporta all’Italia un titolo che mancava dal 1998. Si leva la maschera e si vede la vera spadaccina senza paura, sicura della sua forza.

L’Italia ha avuto più squadre invincibili di quante generalmente si pensi, e una di quelle più forti è stata tale non solo perché segnava il passo sulle strade di tutto il mondo, ma anche perché cercava di elevare al livello di scivoli e percorsi coerenti ciò che doveva essere basico già ai tempi dei loro trionfi: il trio composto da Alex Zanardi, Luca Mazzone e il chiavarese Luca Podestà a Rio 2016 ha sancito un dominio totale nella Staffetta Mista di Paraciclismo. Dei veri e propri schiacciasassi, che se pure non sono riusciti ad abbattere tutte le barriere fisiche che avrebbero voluto e avremmo dovuto, hanno fatto un grande lavoro su quello mentali. Col loro trionfo alla siderale distanza di 31 secondi dagli USA secondi, replicano a Cinque Cerchi la vittoria iridiata a sei ruote del triennio 2013-2015 H1 e H2, e completano la spirale cominciata con l’argento di Londa 2012, con Francesca Fenocchio al posto di Mazzone. Tra tutti e tre i campionissimi solo che in Brasile oltre a quello in comune sono arrivati altri tre ori su cinque medaglie, con Podestà sul gradino più alto anche nella Crono della sua categoria.

La Rio Paralimpica per l’estate 2016 diventa una contrada Ligure fuori dai confini dell’antica Repubblica di Genova, non meno di quanto potrebbero esserlo state la Boca di Buenos Aires o le colonie medievali di Chio e Caffa, a solcare le acque imperando come una galera dei D’Oria o degli Embriaco un signore delle vasche, Francesco Bocciardo, che dopo il Mondiale dell’anno precedente nella terra verdeoro si consacra definitivamente signore nel Nuoto 400 m stile libero categoria S6. Sarà la prima di tante corone d’alloro, ma che restano orpelli di fronte alla responsabilità e soddisfazione più grande, portare il suo esempio e sorriso nelle scuole.

Bisogna andare sotto la superficie più a lungo di tutti per emergere con apnea, immersioni, pesca e tutte le altre attività e avventure subacquee, ma per Martina Mongiardino nel 2017 questa apparente contraddizione è la normaquando realizza il nuovo primato mondiale 8×50 di Nuoto Pinnato. L’atleta della USS Dario Gonzatti arriva all’ennesimo record globale già da Iridata di Apnea Endurance, e questa volta il premio oltre che per la resistenza è anche per la velocità. Sono elementi di dinamica, lei è la costante per risolvere il problema nell’elemento H2O.

Tante fratture dopo le cadute, tanti strappi con l’acceleratore ma anche in carriera, con passaggi da una categoria all’altra cercando sempre di ripartire con la marcia giusta, poi nel 2017 Niccolò Canepa viene confermato pilota del team GMT94 nel campionato mondiale Endurance, e diventa il primo italiano e genovese!-  della storia a vincerlo, con 3 vittorie su 5 della squadra, alla 8 ore di Suzuka. Resistenza che si è fatta tenacia, e ha finito per fungere da propellente per il suo cuore, motore inesauribile per cui l’unica vera bandiera a scacchi è il limite ancora da superare.

Una completa dedizione alla propria arte: è uno dei temi del film The Prestige, che tratta di illusionismo, sfida, sacrificio, e dell’importanza di essere magici sin dalla premessa del proprio trucco. Non ve ne sono con Asia D’Amato nel momento in cui si rivela sulla scena internazionale a Glasgow 2018, Europei di Ginnastica al primo importante appuntamento, assieme alla gemella Alice, soltanto l’incantesimo di due sorelle che avvolgerà l’Italia intera per anni. L’oro di Asia nel Volteggio nonostante i 15 anni di età ha già una lunghissima storia di zelo per il proprio sport, quando le due a sette anni si sono trasferite dalla nativa Genova e dall’Andrea Doria sino a Brescia per poter inseguire al meglio il loro sogno, e farlo diventare quello di una nazione intera.

Il 2018 è l’anno del crollo del Ponte Morandi, una struttura che resterà impressa nel dolore in tante memorie, e a cui restano legate due vignette: la prima in realtà un’illustrazione, della Domenica del Corriere, 1 marzo 1964, “Genova risolve il problema del traffico”, e sembra un dipinto futurista; la seconda è di un fumettista turco, Gokcen Eke, che si occupa di calcio, e si immagine i tifosi delle due squadre della Superba, Genoa e Sampdoriache si uniscono in un abbraccio e formano un nuovo ponte. Più avanti il logo della ricostruzione sarà un Cuore di Cuori per la città, e sarà San Giorgio il nome della ripresa delle macerie. Prima che si realizzasse la visione di una Genova di nuovo in piedi, ancora una volta dopo l’ennesima prova, si concretizza quella di Gokcen: un’emozionata stracittadina, che va davvero oltre i confini di Zêna e del tifo, con due genovesi d’adozione ed elezione, capitani coraggiosi originari del Napoletano, che sotto la Lanterna ne avevano già viste e ne vedranno ancora tante: Quagliarella e Criscito, stretti nell’abbraccio di inizio gara. Mimmo aveva valicato il Morandi con la sua famiglia poche ore prima della tragedia. Fabio segnerà, quell’anno a 36 anni sarà capocannoniere con 26 gol ed eguaglia il Re Leone Battistuta con 11 partite consecutive in gol; al bomber di sempre che cova le raffiche di fuoco sotto le ceneri, risponde il Pistolero di sei mesi ardenti di passione, Krzysztof Piątek. Genova è viva, accesa, indomita…Superba come il suo Derby.

Era spuntata sul palcoscenico internazionale là dove era cresciuta, nella sua Savona, correndo al meeting “in casa” i 100 metri ostacoli in 12″99, la quinta italiana di sempre a scendere sotto la barriera dei 13 secondi. Nonostante gli inizi sui campi amici e fertili per la fioritura del talento, coltivato da mani capaci come quello di come Ezio Madonia e Pietro Astengo, gli ostacoli restano tali, e nulla può dunque togliere a Luminosa Bogliolo quando si conferma e vince alle Universiadi di Napoli sui 110 metri, rendendo dalla soddisfazione lo sguardo di tutti gli appassionati uguale al suo, che così ben si confà al suo nome di battesimo, e alle medaglie che si mette al collo.

Le leggende dello Sport sono grandissime per sempre, ed esclusivamente altre eventuali leggende successive sono gli unici avversari che non possono proprio battere. Chi verrà nella Canoa Polo dopo la Pro Scogli Chiavari? Ieri come nel 2019, quando arriva il primo double, Campionato, il nono titolo, il terzo in 4 anni, più European Cup Championship, la seconda in assoluta e di fila. Nella finale tricolore di Roma si gioca contro gli unici che sono riusciti ad arginarli, la Canottieri Catania, battendogli l’anno prima, ma la tripletta del bomber storico capitano-allenatore Luca BelliniIron Arm o Braccio di Ferro, insomma factotum della squadra-città, che vale l’epico 3-2, una delle saghe più suggestive della leggenda.

Il Tennis italiano alla metà dei duemilaventi entrerà in una nuova età dell’oro, forse la prima, a trascinarlo in anni di miserie assortite lo spirito di abnegazione e la generosità di Fabio Fognini, un talento un po’ bizzoso ma sempre, e forse un po’troppo, combattivo, sempre pronto a spendersi per la causa azzurra, quasi un patriarca non solo per la scuola tricolore emersa sul finire della sua carriera ma anche dei tanti virgulti cresciuti in quel felice angolo composto di fiori tra San Remo e Arma di Taggia. D’oro è stata, e sicuramente pure grazie a lui, l’epoca della racchetta che ha attraversato, con Federer, Nadal, e Djokovic come avversari, a rendere ancora più memorabile il Masters 1000 della vicina Montecarlo, probabilmente ancora per poco l’unico successo del Belpaese nel Principato nell’era Open. Ci arriva a 31 anni, e un’ingenerosa fama di incompiuto, lui che proprio grazie al successo di Monaco diventerà il primo italiano nella Top 10 del Ranking in 40 anni. Agli ottavi batte il nº 3 del pianeta Alexander Zverev per 7-6, 6-1, in in semifinale prevale per 6-4, 6-2 su Nadal, allora nº 2. E se si è più forti del secondo e del terzo, non si può che essere degli autentici numero uno.

Si svolgono nel 2021, Olimpiadi e Paraolimpiadi di Tokyo Venti-Venti, lo slittamento per il Covid che sposta i piani di molti atleti che si erano già qualificati ai Giochi, compreso Francesco Bocciardo che è uno dei più attesi, dopo che negli appuntamenti seguiti all’oro di Rio ha sempre confermato di essere il più forte. Questa volta “spezzetta” i 400 metri con cui era salito sul gradino più alto del podio brasiliano in due ori, da 100 e 200 metri, e un argento nella 4×50 metri, sempre stile libero. Della sua terza esperienza ai Giochi -aveva debuttato a Londra 2012- ricorderà soprattutto gli spalti vuoti, e la differenza rispetto a delle Paralimpiadi “normali”, ormai sempre più simili e partecipate alle Olimpiadi.

C’è un vuoto incolmabile tra Venezia e il resto d’Italia, e il riferimento non è a quel cerchio di mare che la rende la Laguna più famosa del mondo. Sottrarre lo scettro di Re delle Repubbliche Marinare al Leone Alato è storicamente difficilissimo, ma dal 2021 la sua storica rivale per eccellenza, Genova, nel Palio la doma ripetutamente col Superbo equipaggio del Galeone Bianco, che vanta ai remi, tra gli altri, campioni del Mondo come i fratelli Garibaldi e Giacomo Costa, e mira a ridurre lo svantaggio nell’Albo d’Oro di sempre. Tre trionfi in quattro anni, il primo della lista sul campo di gara di Pra’, la vittoria davanti alla propria gente non capitava dal 2000. E davanti ad Amalfi, con cui i Zeneizi si contendono la piazza d’onore nel palmares complessivo, di appena qualche spanna di chiglia.

Il successo non è mai definitivo, il fallimento non è mai fatale; è il coraggio di continuare che conta. È una citazione di Winston Churchill che si sposa perfettamente a Pietro Sibello, grande deluso assieme al fratello di Pechino 2008, privato senza colpe della medaglia e costretto a festeggiare “solo” uno storico quarto posto. Il destino sembra accanirsi contro la sua virtù, come nell’omonimo episodio biblico il Dio degli Ebrei con Giobbe: qualifica la barca per Londra 2012, ma una visita medica rileva una malattia tale per cui non può partire. L’unica vera passione di Pietro però è per la Vela, e non c’è fato avverso che per quanto possa accanirsi contro di lui abbia il potere di arrestarlo. Sale su Luna Rossa come timoniere randista e nel 2021 travolgono in Prada Cup 7-1 il team Ineos Uk, qualificandosi alla sfida contro New Zealand di Coppa America a cui mancavano dal 2000.

Partecipare alle Olimpiadi è già una vittoria, e non c’è nessuno allora che le ha contemporaneamente vinte e perse più volte di Viviana Bottaro, campionessa genovese di Karate categoria Kata. È stata definita dal suo Maestro Claudio Albertini del CSKA di Nervi “l’unica europea che ha le movenze pulite e raffinate di una giapponese”, anche se da piccola sul Tatami per tutti era “zanzarina scoppiettante”. I suoi “suoi movimenti fluidi, armoniosi, eseguiti senza sforzo apparente” purtroppo hanno dovuto stridere col Comitato Olimpico che per lunga parte della sua carriera, in cui arrivavano medaglie Mondiali ed Europee, non ha ammesso il Karate ai Giochi. 2020 e raggiunta Arrivato l’ok per Tokyo la qualificazionesi è vista sfilare via il sogno di una vita dallo scoppio della pandemia di Covid. Costretta a doversi riqualificare, è stata fermata da un grave infortunio, che le ha imposto 6 mesi di clinica e due operazioni. Viviana però ha mostrato tutta la serena determinazione del suo Kata, è approdata in Giappone e ha conquistato il bronzo, superata solo dalla padrona di casa Kiyou Shimizu da suo lato del tabellone.

Alla nascita i monti si scorgono dallo sfondo delle rispettive case, l’una, Michela Moioli, prima italiana di sempre a vincere una medaglia nello Snowboard, e per giunta d’oro, alle Olimpiadi di Pyeongchang 2018, con replica d’argento a Pechino 2022 nelle Squadre con Omar Visintin, da Alzano Lombardo; l’altro da Genova Lorenzo Sommariva. Nella vita però non conta dove nasci e da dove sei partito, ma quanta strada fai, dove arrivi e cosa fai. Insieme loro due vincono e arrivano per secondi al Mondiale della categoria a squadre di Idre Fjäll, nel 2021, al termine di una prestazione esaltante in cui Lorenzo acquisisce un ampio margine sugli inseguitori e Michela amministra sino alla fine. Così le montagne che sono tutte da scalare per chi le vede all’orizzonte, con l’abnegazione per loro sono diventate simbolo di una felicissima discesa verso il titolo.

Giusto il normale tempo di un count down per Alberto Razzetti, paragone comodo per assonanza con gli stretti parenti dei missili, quasi tanto pigro quanto lui è esplosivo, ma parecchio calzante: ormai è evidente come una traccia bianca in un cielo azzurro che le sue scie in vasca quando deflagrano possono essere solo seguite dagli avversari, ma è stato comunque molto atteso nel breve periodo di allestimento per i vertici del Nuoto Mondiale. Il ragazzo di Sestri Levante, cresciuto prima a Lavagna, poi nella Genova Nuoto MySport, ha cominciato a volare per davvero dopo i primi appuntamenti internazionali, dove comunque già conquista medaglie di valore, come un bronzo continentale nel 2019, un Mondiale in Vasca Corta nel 2021 e la partecipazione a Cinque Cerchi in Sol Levante. Scoppio definitivo dopo tante scintille: il titolo europeo nei 400 misti a Roma, “in casa”, il primo oro per gli ospitanti di una rassegna magica. Dietro la scia del razzo.

Non a Nottingham, Regno di Gran Bretagna, in prossimità di Sherwood, ma Birmingham ad Alabama negli USA: con arcieri così abituati a cogliere esattamente il centro come Chiara Rebagliati occorre essere precisi, anche se i parallelismi con Robin Hood sono inevitabili. Negli States è oro nei World Games, la sfida tra le migliori 12 arciere del mondo, l’ultimo bersaglio di una lunga serie appesa alla cintura: cominciata a Dublino nel 2016 con due ori Mondiali, e che in quel 2022 la vedrà conquistarne altri tre a Yankton, ancora negli USA, che si vanno ad aggiungere agli altri due primi posti in World Cup già conquistati. Un regno unito di vari titoli internazionali che ha come centro quella Savona da cui ha attraversato il mondo dritta come una freccia.

Quanti giri del pianeta sono già stati fatti, con tutti questi campioni che tra Olimpiadi e Mondiali se ne sono già presi la sommità tante volte partendo dalla Liguria? Se i campioni della regione vanno verso il globo a far mostra dei loro talenti così spesso, è giusto che per ricambiare di quando in quando siano gli iridati a fare omaggio alla Superba. Sono gli Springbooks del Sud Africa nel 2022 a riaccendere l’antica e mai assopita fiamma tra Genova e il Rugby, la città risponde alla grande colmando lo stadio, come già a inizio millennio con gli All Blacks, e questo splendido amore fa riverbero quello di Pierre Bruno per la sua ragazza, imminente fidanzata e moglie: l’azzurro nativo proprio del capoluogo  chiede la mano alla sua Jessica nella sua città con la maglia della sua nazionale  e, nello spirito della palla ovale, vince il suo mondo in faccia a coloro che ne sono i campioni anche se il confronto sul campo è una sconfitta.

Un ring è, per definizione, quadrato; si potrebbe credere che difficilmente fantasia e creatività siano tra le sue corde. Si tratta però di una finta iniziale, per nascondere un uno-due di sorprese che arrivano dritte al punto, come con la storia di Boxe di Michela Braga. Ha 32 anni, quanti quelli di Maggie Mo Cuishle Fitzgerald quando comincia a tirare in Million Dollar Baby, quando rientra da 6 anni di fermo e si regala almeno un capitolo di storia molto più allegro di quanto capita alla pugile fittizia, dimostrando che con lo Sport i protagonisti della realtà possono essere persino più incisivi di quelli dei film premi Oscar. Nella sua Genova che non ospitava un incontro per il tricolore da 24 anni, diventa nel 2023 la prima ligure campionessa d’Italia di boxe. Una prima sorpresa di una storia che continua ad andare avanti senza finte ma con un grande personaggio autentico, sopra le corde, ma solo nell’eccezione di straordinaria.

Tantissima Liguria infusa nell’argento del Nuoto Sincronizzato ai Mondiali di Fukuoka del 2023 grazie all’eccezionale fucina della Rari Nantes Savona, che forgia innanzitutto un gioiello come Silvia Cerruti, ma anche del team Francesca Zunino, un’altra fondamentale tessera del mosaico che senza commettere alcun errore va a prendersi il podio in una delle competizioni più difficili e prestigiose, assieme a Marta Iacoacci, Sofia Mastroianni, Enrica Piccoli, Lucrezia Ruggiero, Isotta Sportelli, e Giulia Vernice.

Una regata lunga sei mesila circumnavigazione del globo, una gara ricca di insidie, una vera e propria corsa di mera sopravvivenza, con oltre 20 mila Km da percorrere solo tra la seconda tappa, Capo Verde, dopo la partenza di Alicante, nella Spagna Andalusa, e Itajaì, Brasile, navigando verso est, passando per il Capo di Buona Speranza, in Sudafrica, Capo Leeuwin in Australia, e Capo Horn, in Sudamerica, prima di riattraversare le Colonne d’Ercole e giocarsi la vittoria nell’ultimo tratto sino al traguardo di Genova, con l’antica capitale dei Mari chiamata ad ospitare per la prima volta in Italia la Ocean Race…una peregrinazione che rasenta i confini dell’epico e susciterebbe invidia a Ulisse e Giasone. Nella barca battente bandiera statunitense che entra vittoriosa nella Superba, Imoca 60, c’è la prima velista italiana a riuscire nell’impresa di vincerlaFrancesca Clapcich, il successo più splendente di una carriera spesa a domare gli orizzonti dei setti mari.

Una dinastia ben radicata nel suolo Ligure e nei campi di Pallavolo, lecito aspettarseli aromatizzati al basilico, ma la verdura è un’altra…la famiglia Porro ne contiene di ferro, o forse un più generico metallo, con le varie nazionali giovanili guadagna una medaglia dopo l’altra, e la generazione diamantina di tre fratelli che quasi marciano l’uno sul solco tracciato dagli altri, a ripercorrerne gli stessi passi in gloria…Simone dietro Luca dietro Paolo…il primo a fare da capofila in tutto, con le Universiadi del 2023 conquistate dagli Azzurri come trofeo più brillante di una bacheca che è già amplissima. Con una firma autografa, a distinguersi da tutti gli altri talenti e campioni affermati, famigliari suoi o al grande pubblico, uno dei punti dell’anno: va a schiacciare su un’alzata di piede di Francesco Recine nella finale contro la Polonia!

È finalmente il momento d’oro del Tennis Italiano, arrivato dopo un lungo lavoro di ricostruzione, che ha visto la Liguria protagonista, e in particolare l’angolo della Riviera di Levante, da cui sono scaturiti tanti talenti in fiore…ed è proprio da lì da San Remo che arriva Matteo Arnaldi, nel momento in cui ne ha più bisogno tutto il movimento azzurro, serve una vittoria nella finale del singolo di Coppa Davis contro l’Australiano  Alexei Popyrin per mettere un sigillo, consci che ci penserà poi il fenomeno Sinner, anche lui dei trascorsi in regione nel suo percorso di crescita,  a chiudere a doppia mandata la questione e a riportare “l’Insalatiera” in Italia dopo 47 anni… Fondamentale Matteo e quasi indispensabile, considerando il contributo apportato già ai gironi a settembre; poi piazza il punto decisivo imponendosi nel match tiratissimo. Il via alla festa lo stappa la sua racchetta, per il tripudio dopo quasi mezzo secolo non si riesce nemmeno ad aspettare la successiva regolazione di Sinner del seguente avversario.