Alejet tra le Stelle, Petacchi al Gala 2004: «Un’impresa, vincere 9 tappe in uno stesso giro» 

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«La Maglia Rossa, alla riscossa, si vergognava di esser Ciclamino ed è diventata Rossa, e già si gusta, la volata giusta, che come una mangusta, il traguardo divorerà…» è una strofa de “La Maglia Nera”, di Guido Foddis e i Pedali di Ferrara, dedicato a chi, idealmente, sempre oltrepassa il traguardo per ultimo perché passa a vino e donne tutta la sera.
Chi, invece, nella primavera del 2004, sembrava potesse tagliarlo sempre per primo in assenza di montagne era Alessandro Petacchi, veniva dal mare della Spezia, filava come il vento ed è un personaggio reale, anche se sembra uscito direttamente da quella canzone.
Non che dovesse vergognarsi della sua Ciclamino etichettata Fassa Bartolo. Quando l’ha ostentato a Milano a fine Giro, non c’era nessuno in tutta la Capitale della Moda che sapesse portarlo meglio di lui. Con lo stile di chi è fiero dei suoi grandi risultati, e l’umiltà di chi è pudico quando deve salire su un palco per farseli riconoscere.
Il soprannome è Alejet per le centinaia di vittorie conquistate in volata, e il Ciclista Gentiluomo, per la sobrietà e la cortesia dimostrate ogni volta che saliva sul podio. Nel 2003 era stato invitato per le sue 6 tappe conquistate al Giro al Gala delle Stelle ma per un impedimento non riuscì a presentarsi…come prima cosa ci tenne moltissimo a scusarsi. Alla fine nemmeno quello fu un ritardo: al Gala del 2004 arrivò col record di ben 9 vittorie di Tappa, record nel Dopoguerra che andava a scomodare gli almanacchi dalle biblioteche: meglio di lui solo Learco Guerra nel ’34 con 10 affermazioni e Alfredo Binda nel ’27 con 12.

«Penso di aver fatto un’impresa, vincere 9 tappe in uno stesso giro…sono tante! Non c’era mai riuscito nessuno nel Dopoguerra. Spero che per un po’ questo record sia mio. Già l’anno scorso avevo fatto un ottimo giro, poi per una caduta ho dovuto abbandonare. Sono arrivato a Milano in maglia Ciclamino e per noi, che si fa le volate, la maglia più importante. Ora mi aspetta il Tour. L’anno scorso non ho potuto affrontarlo con una grande preparazione, dovuta proprio alla caduta del giro, e mi sono ritirato nonostante avessi vinto 4 tappe, non mi sentivo al meglio, soprattutto per affrontare le tappe di montagna. Quest’anno sono uscito molto bene dal giro, mi sento ancora tante energie, spero di fare un grande Tour»

In quel Tour purtroppo una caduta alla 6° Tappa gli impedirà di dire la sua. Ma è un neo in un triennio magico per il Campione dal volto pulito, Sprinter puro che  però metaforicamente nella Grande Storia a due ruote si è specializzato in un’altra categoria: l’Inseguimento. O meglio, il Re Leone Cipollini, di cui è stato gregario ai vittoriosi Mondiali di Zolder del 2002, gli ha tirato la volata per renderlo il suo erede naturale, poi mentre in prossimità del traguardo nessuno riusciva a stargli davanti, sui libri dei Record solo i grandissimi riescono a tenerlo a bada.
Di Binda e Guerra si è già fatta menzione, mentre con 179 successi è il quarto corridore italiano con più vittorie da professionista nel proprio palmarès, dietro ai soli Francesco Moser (273 vittorie), Giuseppe Saronni (193) e Ipse Mario Cipollini (189). È stato addirittura il terzo di tutti i tempi per vittorie di tappa nei Grandi Giri, con 48 affermazioni, dietro le 58 ancora di Cipollini e le 64 del Cannibale Mercx, superato solo recentemente dalle 52 di Cavendish. È l’ultimo ad aver vinto almeno una tappa in Vuelta, Corsa Rosa e Tour, proprio in quel 2003 in cui tra tutte e 3 ne conquistò ben 15, e questo al netto dell’infortunio occorsogli in Italia, e uno solo dei 3 ad esserci riuscito: l’ultimo era stato Pierino Baffi nel 1958, il primo Miguel Poblet nel ’56!
Ed è l’unico corridore ad aver vinto almeno due tappe in ognuno dei tre Grandi Giri nella stessa stagione.
Sanremo-Italie-wielrennen-cycling-cyclisme- Milano-Sanremo- Milaan-San Remo-Alessandro Petacchi (Fassa Bortolo) – foto Cor Vos ©2005
Se non avesse avuto qualche sporadico acciacco proprio negli anni migliori, probabilmente Alejet avrebbe raggiunto risultati supersonici, allargando ultimamente le fondamenta dei suoi successi granitici, che poi comunque si sono ulteriormente estesi nel tempo. Nel passato e nel futuro. A svecchiare, col suo Ciclamino ma anche col Verde, primati in bianco e nero. Ad esempio è la prima vera Maillot Vert della Storia tendente al Tricolore della Storia. Quando vinse la Classifica Punti del Tour infatti, nel 2010, eguagliò Franco Bitossi, ultimo italiano a  riuscirci, ma quando il piazzamento non era ancora denominato in quel modo e non valeva alcuna maglia. Tra i suoi insigni bottini anche la Milano-San Remo del 2005, a cui segue un secondo posto del 2006 ancora nella Classicissima.
Se oggi la sua classe, intesa come talento, manca a tutto il Ciclismo Italiano, quello stile e quella cortesia che lo hanno reso egualmente celebre possono essere riapprezzate nelle dirette Rai, a cui viene invitato come opinionista.
Con televisori e platee evidentemente ha perso le inibizioni per cui, quasi, sembrava si vergognasse, in senso “buono”. L’ammirevole abitudine di salire sui Podi ha finito per cancellare quell’innocentissimo vizietto. Forse la maglia Ciclamino più Rossa di sempre, perchè il rosso è il colore della vittoria.
Federico Burlando
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