Centroboa dai larghi orizzonti: Matteo Aicardi dagli Appennini alle Ande sino a Tokyo

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Sempre fisso davanti alla porta. Non per difenderla, ma per aggredirla con tutto l’impeto e la cattiveria agonistica di cui si è capaci. Si potrebbe dire all’interno della piscina relegato allo stagno tra l’area avversaria e i suoi stessi compagni, quasi dei carcerieri disposti a semicerchio. Matteo Aicardi però, oggi 35 anni,  è nato per spaziare. Per battere palmo a palmo ogni anfratto delle lande su cui s’incammina, ma anche per conoscerne sempre più nuove, tutte quelle che si possono mirare da una costa o da una vetta. Per lui quindi la posizione di centroboa non è stata una piattaforma ove ancorarsi, ma una pista da cui prendere il volo. E a raggiungere le Stelle: già nel 2016 si univa al firmamento degli Atleti premiati da Liguria Sport.

Proprio in quell’anno, inseguito all’Olimpiade di Rio, ha approfittato della spedizione Olimpica per avventurarsi sulle Ande del Perù. Improbabile che dopo Tokyo, prossima tappa a 5 Cerchi, riuscirà a togliersi lo sfizio di visitare il vicino Himalaya; se c’è però qualcosa che la sua Storia insegna è che con la pazienza e il duro lavoro si può fare tutto e di tutto, di ciò che si desidera. Bisogna però non perdere tempo e darsi da fare sin da subito.

Così a 15 anni era già in strada: lasciata casa, a Finale Ligure, «ho giocato due anni in serie B ad Imperia e poi sono andato a Camogli, ho esordito in serie A a 17 anni. Poi, dopo sei anni a Savona con la Rari Nantes, la Pro Recco», come racconta in un’intervista della scorsa estate a Finale Outdoor.

Il rapporto con la Liguria

Un viaggio cominciato da giovanissimo, in cui però ha avuto cura di non perdersi nessun angolo, verde smeraldo o azzurro turchese che fosse, della sua Liguria. Nuotando, camminando, e filando con la moto da trial una delle sue tante passioni e una delle poche che si è convinto ad accantonare. Resta però l’ennesimo legame con la sua regione, con la quale ha un rapporto quasi simbiotico: «Per me è un sogno, forse sono uno dei pochi a pensarlo perché intorno a me sento sempre qualcuno lamentarsi della Liguria, ma io adoro il mare, mi piace l’entroterra ed il fatto che in breve tempo puoi raggiungere contesti paesaggistici diversi. Qui obiettivamente c’è tutto quello che vuoi per rilassarti e per stare bene, la cucina è ottima, qui ho gli amici di una vita, la mia famiglia. Spero che cresca sempre di più anche a livello economico perché se le persone investissero veramente in questo posto avrebbe tanto da offrire»

Un Palmares a cui manca solo l’Oro a Cinque Cerchi

Sul duro sentiero dei sogni da raggiungere e delle sfide da superare sin da giovanissimo quindi. Coi risultati che però non hanno tardato ad arrivare: bis di Coppa Len con la Rari Nantes nel 2011-12, quindi i trionfali risultati che per la Pro Recco sono diventati un obbligo esistenziale: 7 campionati, 2 Champions. E le gioie del 7 Bello, sparse per il globo: la conquista dell’Oriente coi Mondiali di Shangai, Cina, nel 2011 e Gwangiu, Korea del Sud, del 2019. La speranza per Tokyo è l’oro Olimpico. A Londra nel 2012 fu Argento, a Rio fu bronzo e poi trovò un Perù, un antico adagio per dire di trovare un tesoro. Visto che, come ammette in un’altra intervista, organizzare il viaggio dei sogni in Tibet sarà difficile, sulla via del Sol Levante in compensazione dell’Everest che non potrà vincere, potrebbe arrivare l’Oro a Cinque Cerchi su cui sarebbe meritato che mettesse le mani.

L’Orizzonte oltre il Sol Levante

Il tatuaggio che Luca Aicardi, un po’ “pazzamente”, ha voluto dedicare a suo fratello Matteo per omaggiarne grinta e generosità

Dal momento che ama spaziare in lungo e in largo, e ad aprirsi sempre a nuovi orizzonti, è bene ricordare che l’eventuale vittoria nel lontano e meraviglioso Cipango non sarebbe un arrivo definitivo. Partenza e traguardo si confondono in un meraviglioso semicerchio, che non si chiude mai del tutto ma lascia aperto lo spiraglio verso una nuova esperienza.

A 29 anni ha avuto la forza di avviare un nuovo percorso universitario perché non è mai troppo tardi per imparare, e per assecondare un interesse: le tecnologie informatiche. Negli scorci di futuro vede però l’alba delle origini. Ha avviato un progetto per insegnare e tramandare a bambini e ragazzi la sua passione più grande, ovviamente la Pallanuoto, Loano creando una scuola. Perché c’è importante messaggio da far conoscere: «Mi spiace parlare di abnegazione perché sembra quasi che qualcuno debba rinunciare a qualcosa di indispensabile, ma poi non è proprio così. Quando tu hai una fede verso uno sport, quando ti piace così tanto non è una vera rinuncia. Perché tu vuoi fare questo e il resto non ti interessa. Io all’inizio anche sono stato un po’ combattuto, quando sei ragazzino ovviamente hai tantissime distrazioni. Però mi è scattato quel qualcosa dentro che mi ha fatto vedere solo una strada. quello che vorrei trasmettere, insegnare, a tutti questi ragazzi giovani è che la vita di uno sportivo di pallanuoto è questa, non è andare in giro a fare chissà che cosa, ma è lavorare assiduamente tutto il giorno, il sacrificarsi tutti i giorni per ottenere qualcosa. Come lo è nello sport, lo è nel lavoro, negli affetti, in tutto».

Lo ha dimostrato non tanto conseguendo i pur illustri allori, ma spendendosi l’anima in piscina. A Rio era diventato il simbolo della squadra con la maschera che gli proteggeva il volto in seguito alla rottura del setto nasale contro la Spagna. Un cavaliere mascherato che proteggeva i compagni azzurri. Quest’anno nonostante un infortunio per Covid e un altro alla spalla è riuscito a rimettersi in careggiata per condurre la Pro in finale tricolore ed Europea. Ora la sfida Olimpica.

La via quindi è tracciata. Ben oltre Tokyo. Ma visto che ha provato e dimostrato, ben prima di diventare un accademico oltre che un olimpionico, che a darci dentro per bene si può raccogliere tutto quello che si vuole lungo la strada, afferrandolo al momento giusto, allora, se proprio non si vuole stringere il semicerchio delle possibilità, si chiuda il discorso a Cinque Cerchi, ora che l’opportunità si presenta propizia. Consci che a prescindere da come andrà a finire, sarà in ogni caso l’ennesimo punto di partenza. Chi ha sempre voglia di mettersi in gioco per fortuna non arriva mai davvero.

Federico Burlando

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