100 e passa…Raccontamene un’altra, di medaglia

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«Cosa c’è in un nome? Ciò che chiamiamo rosa anche con un altro nome conserva sempre il suo profumo» recitava Giulietta Capuleti per conto del Bardo Immortale. E in un numero? In un cento tondo? In un cento e uno palindromo e straripante? In un cento e due che va oltre l’armonia del completo, una virgola che propende verso l’infinito? E così via sino a 105. In oltre cento medaglie, c’è più di un profumo. Di vittoria. Di sudore. Non c’è l’una senza l’altro. Quattro anzi cinque anni ad allenarsi, a perfezionarsi, a lottare anche solo per esserci a Tokyo. È stato come un lungo inverno prima di quest’estate che nessuno da Trieste in giù vorrebbe finisse mai.

Più di 100 medaglie tra Olimpiadi e Paralimpiadi, tutti i record infranti: 40 e 62, i numeri più alti di sempre già da ora, con ancora 3 giorni per incrementare il bottino. Non ce ne sono di più importanti rispetto ad altre, così come non sono mai esistiti gli sport minori. Esistono gli sport, le emozioni di chi lo pratica a tutti i livelli e di chi lo guarda, e idealmente c’era anche lui a dare il 5 a Riccardo Menciotti, Stefano Raimondi, Simone Barlaam e Antonio Fantin nella staffetta 4×100 mista di Nuoto, per l’ultimo bronzo conquistato, o a passare il testimone in quella di Atletica, di 4×100, con Patta, Desalu, Tortu nell’ultimo sprint e l’uomo più veloce del mondo, Jacobs. E quello che salta più in alto, Tamberi. E bronzo anche nell’altra 4×100 in vasca, stile libero, con Alessandro Miressi, Thomas Ceccon, Lorenzo Zazzeri e Manuel Frigo.

Era cominciato tutto con l’argento di Luigi Samele nella Sciabola, un po’ il simbolo della presunta delusione della Scherma. Ci aspettavamo ci portasse un sacco di ori, ci ha portato “solo” il più sentito di tutti, quello di Bebe Vio. Che ha rivelato che avrebbero dovuto mozzarle un braccio 3 mesi prima di gareggiare, il suo gradino più alto del podio è tutto di medici, fisioterapisti e staff.

Così ci sono più di 105 storie, non contando quelle che ancora potranno essere ammantate di tricolore da qui a 3 giorni, ci sono anche quelli di chi questi magnifici atleti li ha sorretti sino alla meta. E magari di chi già oggi si lascia ispirare, e con lo Sport, scuola di vita, che riparte assieme alle Scuole vere e proprie, chiede alla mamma se quest’anno può fare Taekwondo come Fabio Dall’Aquila, il primo oro, o una ragazza ipovedente può cominciare per la prima volta a guardar lontano, per arrivare là dove è approdata Carlotta Gilli nuotando a Farfalla.

Troppe storie da raccontare, ma non si potrebbe mettere da parte nessuno, anche quelli, ad esempio, di cui Stelle nello Sport conoscono vita, resurrezioni e veri e propri miracoli. Di parlare di Vivana Bottaro e del suo Kata liscio e trasparente come l’acqua che per arrivare ai giochi ha dovuto passare per una lunga burrasca non ci si stancherebbe mai, così come di Francesco Bocciardo, con la cuffia e gli occhialini una burrasca lui stesso ma del tutto impermeabile allo sforzo. La prima medaglia azzurra nella storia della disciplina lei, due ori strepitosi che vanno ad aggiungersi a quello di Rio lui, passare dall’uno all’altro campione è un piacere tutt’altro che proibito, legittimo.

Vorremmo allora ricordare di chi è andato a un soffio, come la squadra di ginnastica delle Sorelle D’Amato che per pochissimo non è salito sul podio o la pallacanestro di Meo Sacchetti che non doveva nemmeno essere lì e invece i finalisti della Francia l’hanno piegata ai quarti solo alla fine, ma chissà…intanto la Scherma ha insegnato che le delusioni sono solo relative, l’argento nella sciabola a 42 anni di Aldo Montano potrebbe rimanere anche più impresso del suo oro di Atene. E poi i piazzamenti sono fatti anche per crescere…Vanessa Ferrari e quarto posto sembravano nomi indissolubili, e invece lei ha dimostrato di sapersi librare anche da un’etichetta ingiustamente pesante con un esercizio di raffinata leggerezza. Quanti ancora ne lasci fuori…No, prima dell’ultimo capitolo vergato con la rapidità di un matto sprint almeno il bronzo e l’argento di Paltrinieri, l’oro all’ultimissimo afflato della squadra di ciclismo su pista bisogna menzionarli, Filippo Ganna, Simone Consonni, Francesco Lamon e Jonathan Milan, per il primo oro da 50 anni in una disciplina che dominavamo, e il primo in assoluto nell’Handbike di Luca Mazzone, Paolo Cecchetto e Diego Colombari, che magari impareremo a “spadroneggiare”.

 

 

Oggi si chiude con Monica Boggioni e Giulia Terzi che coi loro bronzi laminano ulteriormente la sala dei trofei del Nuoto, da quest’ultima sempre in Giappone arricchita da due ori individuali e due argenti in staffetta; Federico Mancarella che col Kayak fa vedere che sa muoversi pure lui sulle acque e sul terzo gradino; Ndiaga Dieng che col bronzo  nei 1500 metri riporta il tricolore in pista; Assunta Legnante, prima atleta in Italia ad aver partecipato sia alle Olimpiadi (Pechino 2008) che alle Paralimpiadi (Londra 2012, Rio 2016 e Tokyo 2020), col Lancio del Peso d’argento; e Stefano Raimondi, anche lui nuotatore, che è andato ad ascoltare l’inno per la sesta volta da quando è sbarcato nel meraviglioso Cipango.

Per oggi di storie non per dormire ma per sognare ce n’è abbastanza; domani si vedrà. E non si intende il quattro settembre. Questi trionfi sono arrivati col Sole che si è appena levato, e il mattino ha l’oro in bocca. La migliore colazione per i campioni di domani. Che ne hanno cento e passa alle spalle, e almeno centosei davanti tutte da conquistare.

Federico Burlando

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