Errea: tutti i segreti di un produttore italiano che compete con i più grandi marchi mondiali

0

Erreà, storica azienda italiana di produzione di materiali sportivi, è partner di Stelle nello Sport. Siamo stati nell’headquarter dell’azienda, vicino a Parma, per scoprire i segreti di un brand che riesce a essere competitor dei più grandi marchi mondiali grazie a cura dei dettagli, qualità e innovazione.

“Erreà Sport è una realtà che è stata fondata nel 1988 da Angelo Gandolfi”, racconta Rosa Sembronio, responsabile Sponsorship. “Ci avviciniamo ai 40 anni di storia: nel 2028, infatti, raggiungeremo questo traguardo molto importante. Siamo un’azienda direttamente produttrice, una caratteristica che ci rende tra le pochissime realtà di questo tipo nel nostro settore. Rispetto alle altre aziende, ci contraddistinguiamo per un altro grande primato: Erreà è stata la prima in assoluto a essere certificata Oeko-Tex Standard. Quando parliamo di tessuti, il tema della sostenibilità è centrale. L’Oeko-Tex è proprio questo: una certificazione rigorosa che controlla e verifica i prodotti, garantendone la sicurezza e la qualità. Nella sede operativa di San Polo di Torrile lavorano più di 140 dipendenti. Il nostro sito produttivo si trova in Europa, e questo rappresenta il nostro vero punto di forza. Oggi siamo presenti in 80 Paesi nel mondo e vestiamo atleti in discipline di primo piano come il calcio, il volley, il basket, il rugby e tante altre. Come facciamo a vestire lo sport in modo così trasversale? La risposta è semplice: essendo noi stessi produttori, abbiamo la capacità e la flessibilità per raggiungere e soddisfare le esigenze di qualsiasi realtà sportiva.”

“Non appena nata Errea ha formalizzato una partnership con il Genoa CFC che è durata 20 anni. Questo spiega l’attenzione e la cura che l’azienda dedica alla proprie partnership”, sottolinea Andrea Bazeu, responsabile Marketing. “La pallavolo italiana ha vinto tutto, e siamo orgogliosi di essere il partner tecnico del volley azzurro. Ma non solo. Erreà è presente anche su altre maglie che si sono rivelate particolarmente vincenti. Siamo sponsor della Nazionale francese di volley, con cui abbiamo vinto le Olimpiadi, e siamo molto fieri di questa partnership. Le nostre collaborazioni con le federazioni si estendono anche ad altre discipline. Siamo partner di Fitarco, FIPE, FITA, FIPM e molti altri. Tutto questo è la testimonianza di come un brand italiano a proprietà familiare, che fa della qualità un suo cardine e un valore imprescindibile, sia riuscito a esportare questi principi in tutto il mondo. Oggi Erreà è riconosciuta a livello globale come un marchio in grado di realizzare prodotti di alta qualità e affidabilità, pensati sia per i giovani che per i grandi campioni”.

“Per Erreà la sostenibilità è molto importante, poiché rappresenta fondamentalmente un’opportunità. Abbiamo iniziato questo percorso convinti, consapevoli e con un forte impegno”, racconta poi Chiara Cornoldi, responsabile Sostenibilità. “Il primo passo è stata la redazione del Manifesto di Sostenibilità, all’interno del quale abbiamo dichiarato due obiettivi ben precisi: la riduzione del 30% delle emissioni di CO2 entro il 2030 e l’aumento del 20% nell’utilizzo di materiali responsabili. Quando parlo di materiali responsabili, mi riferisco in particolare ai tessuti. Il nostro ufficio Ricerca e Sviluppo ha ideato due nuovi tessuti in poliestere riciclato post-consumer: il tessuto Future e il tessuto Sensibility. Il Passaporto Digitale è un altro progetto bellissimo e importantissimo in cui abbiamo creduto fin dall’inizio. Rappresenta un vero e proprio ponte di comunicazione, uno strumento di collegamento forte tra la filiera produttiva, il brand e l’utilizzatore finale.
Questo sistema consente, attraverso la scansione di uno smart tag – che nel nostro caso è un QR code posizionato su tutti i nostri capi – di accedere a una sorta di “carta d’identità” del prodotto. Ci hanno definiti dei pionieri su questo fronte, poiché siamo tra le prime aziende nel settore dello sportswear ad aver sposato questo progetto”.

Condividi questo articolo