Paola Fraschini: su Spotify il podcast “La Via dell’Atleta”

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Un podcast di Paola Fraschini dedicato a consapevolezza, corpo e mente nello sport. Esiste una dimensione in cui l’atleta non è solo chi esegue un gesto… ma chi abita quel gesto.  La sette volte campionessa del mondo di pattinaggio, storica “stelle” sportiva della Liguria, ricorda che ogni atleta non sta solo allenando il corpo… ma sta percorrendo la propria Via.

Su Spotify sono già caricate le prime puntate. Ascoltale qui!

L’intervista

Dopo “Il leone e la farfalla”, un bellissimo libro diventato anche docufilm, Paola Fraschini ancora una volta offre l’opportunità di seguire il mondo dello sport con un punto di vista diverso, il tuo punto di vista Paola. “La via dell’atleta – Allenarsi con consapevolezza”, lo troviamo su Spotify. Raccontaci come nasce questo progetto e cosa vuole essere.

Sì, questo progetto, un po’ come il libro e il documentario, vuole essere un’ulteriore condivisione, soprattutto per i giovani, ma anche per i genitori, per gli allenatori, per chi ruota un po’ intorno al mondo dello sport. Chi mi conosce magari sa che ho sempre visto lo sport come uno strumento che la vita ci dà per poter cambiare, per poter crescere, per poter evolvere, e quindi cerco di vedere un po’ con un’altra lente lo sport. E prendo magari… non so, adesso ci sono state le Olimpiadi, quindi prendo magari l’esempio di un atleta che ha detto la sua e magari ci guardo un pochino quello che ci potrebbe essere dietro e quello che potrebbe essere l’insegnamento proprio dell’atleta stesso. E quindi un po’ parto da esperienze di altri, un po’ parto ovviamente dalla mia, e quindi racconto un pochino, come dice il titolo, qual è la via dell’atleta, secondo il mio punto di vista ovviamente, non ce n’è uno, ma secondo il mio punto di vista, e allenarsi con consapevolezza. Quindi che l’allenamento sia, che diventi veramente uno strumento da utilizzare con consapevolezza per poi arrivare alle performance, alle competizioni, alle gare, con una maggiore coscienza di quello che si fa.

E in questo la mente è fondamentale, d’altronde è un tema che tu spesso hai trattato e su cui, insomma, da sempre ci dici quanto sia fondamentale.

Sì, assolutamente. Per me l’allenamento mentale mi ha cambiato la vita, quindi ne sono grata. E proprio per questo ho voluto studiare, approfondire, capire, fare corsi, master, eccetera eccetera, proprio per capire come funziona la mente… la quale mente, il più delle volte! E quindi bisogna educarla, bisogna allenarla, e nello sport, così come nella vita – ma stiamo parlando di sport – nello sport può fare veramente la differenza un allenamento mentale fatto bene.

On air, su Spotify, ci sono già le prime puntate. Raccontaci un po’ da cosa sei partita, cosa possiamo già trovare e ascoltare.

Sì esatto, ci sono quattro puntate, quindi in realtà “La via dell’atleta” è abbastanza un neonato. Nel primo episodio parlo un po’ di quello che è per me la via dell’atleta, però c’è già un esercizio, per esempio, di respirazione. Poi parlo di presenza, dell’importanza di essere presenti sia negli allenamenti che nelle gare. Parlo di un’atleta che ha vinto le Olimpiadi di pattinaggio artistico su ghiaccio, Alysa Liu, sicuramente l’avete sentita, che secondo me ha una storia importante, quella di portare la propria autenticità in pista, in campo, quindi non solo quello che gli altri ti dicono come dovresti essere, ma portare fuori veramente se stessi. E l’ultima puntata che dovrà uscire invece parlerà proprio di mente e corpo, quindi dell’importanza di ascoltare anche il proprio corpo.

A proposito di mente, di pressioni e di Olimpiadi, la storia del mitico pattinatore statunitense, insomma, che ha fallito proprio a Milano-Cortina in maniera incredibile… nessuno se lo sarebbe mai aspettato, col padre, insomma, che lo osservava in quel modo dalla tribuna. Direi che potrebbe essere un altro spunto di riflessione.

Sì assolutamente, volevo fare una puntata su questo, però voglio capire un attimino come metterla perché secondo me questo ragazzo ha sbagliato, ed è normale sbagliare. Cioè questo secondo me è un grandissimo insegnamento: che è normale sbagliare. Cioè, se sbagliano i campioni olimpici o mondiali eccetera eccetera, possiamo sbagliare tutti! Perché i ragazzi… io, sai che seguo anche i ragazzi a livello di allenamento mentale, hanno paura di sbagliare. Quindi il mio messaggio è: è normale sbagliare. Cioè non possiamo togliere l’errore dallo sport, non possiamo togliere l’errore dalla vita, perché è proprio dentro all’errore che secondo me è impacchettato un insegnamento. Quindi bisogna vederlo, spacchettarlo, capire che cosa c’è dentro e crescere e cambiare per poter fare meglio. Quindi io penso che Ilia Malinin abbia sbagliato, ok, e ha dato un grandissimo insegnamento a tutti, in realtà: che si può sbagliare, che si può tra virgolette fallire. E quindi secondo me il suo messaggio è anche questo. Poi ovvio che è una grandissima sconfitta per lui, il ragazzo secondo me è estremamente intelligente e ci lavorerà e secondo me tornerà più forte di prima.

Anche Paola Fraschini evidentemente, tra un titolo mondiale e l’altro, ben sette alla fine di una carriera incredibile, ha avuto un infortunio pesante. Forse anche più di uno, ma sicuramente me ne hai raccontato almeno uno pesante. E allora la storia di Federica Brignone che cosa ti fa venire in mente, cosa ci racconta?

Sì, esatto. Mi sono dimenticata che c’è anche un episodio proprio su Federica Brignone, la quale è stata veramente una tigre, no? Come dice lei. Ha fatto un miracolo, ha fatto un miracolo. E nella puntata proprio dedicata a lei parlo di pressioni e aspettative. Cioè, lei è andata là… ovviamente lei aveva probabilmente il suo obiettivo ben chiaro e ha lavorato per quello, però non aveva tutte quelle pressioni che magari aveva Ilia Malinin, il quale effettivamente lo davano tutti per vincitore, campione olimpionico, fa il quadruplo axel, eccetera eccetera… quindi aveva tutte queste pressioni. Federica Brignone secondo me da un punto di vista mentale… da questo punto di vista mentale era un pochino più tranquilla, cioè aveva tra virgolette, passami il termine, “la scusa” del fatto che comunque si era fatta male, quindi in qualche modo non aveva niente da perdere. E di conseguenza, secondo me, il fatto che avesse la mente un po’ più libera, cioè avesse meno pressione addosso, le ha permesso di dare veramente tutto quanto e provare a giocarsi il tutto per tutto senza, tra virgolette, aspettative. Quindi secondo me quello che c’è dietro a livello mentale è un po’ questo ecco.

“La via dell’atleta – Allenarsi con consapevolezza”, Paola Fraschini su Spotify. Per chi sono i tuoi racconti, le tue storie? Per atleti, per tecnici, per genitori, per giovani, diversamente giovani?

Mah, io penso che siano un po’ per tutti. Nel senso che ovviamente chi vuole ascoltarlo troverà magari uno spunto. So per esempio di anche alcune amiche che non fanno sport, però l’hanno ascoltato e hanno trovato magari uno spunto proprio anche per la propria vita personale. Perché poi dobbiamo sempre ricordarci che sport e vita siamo tutti quanti collegati e quindi quello che può essere uno spunto sportivo lo possiamo portare un po’ proprio nella nostra vita. Poi ovvio, a me piace parlare ai giovani, lo sai che magari vado anche nelle scuole eccetera eccetera, quindi mi piace parlare ai giovani, quindi spero che i giovani insomma ogni tanto possano trovare, no, questo spunto di consapevolezza in più.

E proprio con i giovani chiudiamo. Hai parlato prima di ansia, di paura di sbagliare… tu quotidianamente insomma trasmetti la tua tecnica ma anche le tue esperienze a ragazze e ragazzi giovani. Insomma, che generazione è? Quali sono le ansie, le paure… li abbiamo forse caricati veramente troppo di troppe aspettative?

Sì, secondo me sì. Un po’ sì, sono un pochino spaventati. Quello che vedo veramente è che hanno paura di sbagliare e hanno paura del giudizio degli altri, e hanno paura di deludere gli altri (può essere l’allenatore, i genitori, eccetera eccetera). Quindi queste sono le tematiche un po’ che tendenzialmente riscontro nei giovani. Forse, forse (non voglio essere quella… ah!), però i social, che ti presentano sempre un po’ il pacchetto completo che è tutto bello, che è tutto facile, non aiutano in questo. Perché poi la vita reale fondamentalmente è difficile che sia tutta liscia, tutta tranquilla, tutta stupenda. E quindi quello che cerco veramente di trasmettere loro è: uno, che ovviamente è normale sbagliare; due, che non c’è nessuno da deludere, ma se si fa sport è innanzitutto per se stessi e per un proprio divertimento personale, perché lo sport prima di tutto deve essere divertimento. E quindi, insomma, cercar di dar loro la fiducia e far capire che ognuno ha una propria unicità, ha un proprio talento, quindi lavorare su quello, lavorare sulla propria autostima. E mollare, mollare queste ansie pre-gara, che a me non piace per niente questa parola “ansia pre-gara”, secondo me è proprio sbagliata. Infatti secondo me è un virus che sta andando ovunque, ma non è ansia, lo dico sempre, è adrenalina, punto. Questo è. Non è ansia, è adrenalina. Ed è giusto che ci sia. È giusto che ci sia. Infatti dico sempre: non fate allenamento mentale per togliere l’ansia, perché tutti quanti vogliono fare allenamento mentale per togliere l’ansia. Quell’adrenalina non possiamo toglierla, è giusto che ci sia, va gestita, tutto qua.

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