Sport e Giornata Internazionale per le persone con disabilità. Essere umani al proprio meglio

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Celebriamo lo Sport. È la nostra missione e la nostra natura. Celebriamo dunque ogni giorno, tra le tante cose che Sport significa, superare i propri limiti, con l’allenamento o anche con l’intelligenza, adeguandoli al contesto. Sono limiti anche fisici: alle Olimpiadi ci chiediamo se un uomo e una donna possono correre o nuotare velocemente da percorrere n metri in x secondi. I limiti sono orizzonti da oltrepassare e a volte sono dei confini da rispettare. Tutto ciò però dev’essere frutto di un lavoro e di una scelta personali. In prossimità della Giornata Internazionale per le persone con disabilità, 3 dicembre, è doveroso ricordare che ci sono ancora troppi limiti, nel senso di ostacoli e barriere, che non ci devono essere, anche se di anno la maggior sensibilità porta alla loro riduzione.

Non possiamo scegliere di essere fortissimi a calcio, tennis, o pallavolo, ma possiamo scegliere di darci dentro, esercitarci finché non diventiamo il più bravi possibile. Allora saremo veramente forti anche senza essere i più bravi. Allora, bisogna dare tutte le possibilità alle persone disabili di poter scegliere, esser la versione migliore di sé, di diventar forti, o più forti se, come spesso si può constare, già lo sono.

Si nasce disabili e lo si diventa, magari per incidente o un male che per essere curato impone pesanti sacrifici, o anche solo col passare dell’età. È un fatto naturale, può essere una vicenda della vita. Questo è ciò che si deve accettare. Quello che tuttavia non si può e si deve accettare è che la partita finisca lì. Una disabilità non è una malattia, non è una rinuncia forzata alla vita, o a vivere al massimo. È rinunciando a fare squadra, a guardare con gli occhi di un compagno, volgendo la testa dall’altra parte, che si perde, quanto meno come società. Ad essere umani nella loro essenza, la più alta.

Se la bestia finisce con la civiltà, l’uomo ha cominciato a essere tale non volgendo lo sguardo a un disabile, ma soccorrendolo, almeno riprendendo il concetto che sarebbe stato espresso nelle proprie lezioni universitarie dall’antropologa Margaret Mead, per cui il primo segno di civiltà in una cultura era avere soggetti che si occupavano del femore rotto di un loro simile finché non guariva. In natura, una simile frattura è una condanna a morte, nessun animale riesce a sopravvivere sino alla guarigione dell’osso, incapace di procacciarsi da mangiare, di ripararsi dai predatori e dalle intemperie. Secondo diverse fonti Mead sosteneva che aiutare qualcun altro nelle difficoltà è il punto preciso in cui la civiltà inizia. Noi siamo al nostro meglio quando serviamo gli altri. Essere civili è questo.

Facciamo un salto di svariate migliaia d’anni, ma sempre restando essenzialmente uomini: nell’evento finale del 2025 di Stelle nello Sport, la Charity Dinner della Gigi Ghirotti, abbiamo celebrato invece come lo Sport, attraverso la raccolta fondi e le aste di beneficenza, in maniera sia figurata che magnificamente concreta, aiuti quest’associazione nella loro attività, tanto straordinaria quanto intrinsecamente umana. È disabile anche chi non riesce più ad alzarsi da un letto, e che non ha praticamente più nulla nella vita se non l’amore degli altri. Anche lì, nel momento più difficile, si può ancora vivere al massimo delle proprie possibilità, se l’altro, altri umani, ci sono e decidono di dare ed essere al loro meglio.

 

 

 

 

 

 

 

C’è poi lo Sport che aiuta proprio in carne, inteso come muscoli che si muovono, forse non sempre come quelli di chi disabile non è, ma col medesimo tipo di colorata e grintosa energia. Si può essere dei campioni come Francesco Bocciardo o Vittoria Oliva, giusto per citarne due tra i tanti che lo scenario paralimpico Ligure ha da offrire, così come quello più generalmente sportivo, si può essere dei semplici atleti, ma in ogni caso si può essere al proprio massimo, oltre il proprio limite, se appena tutti assieme si abbattono i limiti sbagliati, quelli del pregiudizio, e se ne elevano di giusti, perimetri per crescere e poter essere tutti umani al nostro meglio, abili o disabili. In questo non c’è differenza. Ed essere, in definitiva, più sportivi.

Come Stelle abbiamo lanciato Sportability e lo Sportability Day per dare tutta la forza possibile a questa visione, che però è anche condivisione di valori ed idee di una stessa galassia: non c’é solo il nostro esempio. Tra i due più recenti e vicini: la Virtus Entella, peraltro presente alla Charity Dinner, proprio oggi, 2 dicembre, ha presentato la squadra Special Olympics di Sitting Volley, nella palestra del Centro Benedetto Acquarone; mentre chi lo cerca da un ulteriore campione Ligure, Filippo Carossino ha vinto la Supercoppa Italiana 2025 di Basket in carozzina nella finale giocata a San Marino domenica 30 novembre, da capitano e miglior realizzatore.

Esempi ce ne è finché se ne vuole, di chi da una mano e di cosa succede quando la si offre: l’importante è continuare a volerne, e fare di tale volontà una potenza inarrestabile, come risposta sopra ai limiti sbagliati.

Federico Burlando

Per maggiori informazioni sulla Gigi Ghirotti: https://www.fondazioneghirotti.it/la-fondazione/la-fondazione-gigi-ghirotti-onlus/

 

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