Le lezioni di Federer agli studenti: “Il talento non basta. La perfezione non esiste. Date il massimo. Divertitevi!”

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Una traccia perfetta per la maturità è emersa da un incrocio di mondi e racchette proprio pochi giorni prima che gli studenti italiani si vedessero consegnare sotto gli occhi i temi della prima prova. Un testo da studiare con attenzione per i numerosi spunti che propone, e che per le implicazioni valoriali meriterebbe di essere un giorno accomunato a Pirandello, Ungaretti o alle gravi riflessioni di uno storico sull’utilizzo degli ordigni nucleari; non anche se, ma, anche, o soprattutto, perché, ruota attorno a una vita poggiata su un campo da Tennis. Sport è Cultura, e sarebbe bello se un giorno tale verità venisse sancita una volta di più includendola tra i possibili temi da svolgere; un punto invece già ben fissato in doppio dall’Università di Dartmouth e da Roger Federer, l’11 giugno, quando il Campione ha ricevuto una laurea ad honorem in Lettere Umanistiche dal prestigioso ateneo del New Hampshire e ha tenuto un discorso emozionante davanti agli 11mila studenti presenti. Ma che raggiunge tutti i giovani che ieri, oggi, domani si propongono di raggiungere obiettivi con ambizione, dedizione e ingegno. Fortunatissimi gli accademici a Stelle e Strisce che lo hanno ascoltato dal vivo, ma le sue parole possono raggiungere e toccare anche i loro compagni più giovani impegnati in questo mese con le sudate carte tricolori, ma anche coloro che lo saranno l’anno venturo, o quello dopo ancora, e così via ad infinitum, e ovviamente non solo in Italia o negli Stati Uniti. Federer è un tesoro intergenerazionale e internazionale, come tutto l’incommensurabile patrimonio sportivo. Di cui proprio Re Roger nel suo discorso ha provato a fare una stima -inevitabilmente per difetto- in un discorso di 25 minuti di cui si riporteranno le fasi più significative.

Federer ha spiegato ogni passaggio della sua parabola con parole che come il proprio esempio resteranno eterni ed ecumenici. Ci piace, come Italiani e Liguri, ricordare il legame speciale instaurato con noi. Di quanto adori la cultura -e la cucina! – del Belpaese. O di quando si è presentato a Finale per regalare un’emozionante sorpresa a Carola e Vittoria, le due ragazze che, ispirate da un concorso bandito da Stelle nello Sport, si erano messe a giocare da un tetto all’altro durante il Covid, in un video che ha fatto il giro del creato. Ma la verità è che è stato un fuoriclasse universale e trasversale, che in ogni campo che ha attraversato ha saputo far crescere tali rapporti che si radicano nel profondo, e che auspicabilmente porteranno il suo pensiero molto più in la dei rettangoli di gioco dove ha costruito la propria leggenda, come ha detto lui stesso.

Federer saluta il Tennis, la Liguria omaggia il Re

Le parole che arricchiscono ulteriormente la sua vasta eredità come le opere d’Arte andrebbero esposte senza filtri, senz’analisi del testo come delle tracce per un’autentica Maturità, quelle che conducono a trovare la propria strada nella vita, ma in questo replay traslitterato ci sono dei passaggi che meritano un commento ulteriore, perché ricalcano alla perfezione valori che sono fondamentali per Stelle nello Sport. Riesaminati con l’Occhio di Falco non per decidere se siano validi oppure no ma evidenziare quanto lo siano.

Le lezioni di Federer all’Università di Dartmouth

“Non sono arrivato dove sono arrivato solo con il talento ma mettendoci e grinta e coraggio. E la perfezione è impossibile. Ho lasciato la scuola all’età di 16 anni per giocare a tennis a tempo pieno e diventare un giocatore professionista. Non sono mai andato al college… ma mi sono laureato di recente – Il riferimento è a una precedente Laurea Honoris Causa di 7 anni fa in Medicina dall’Università di Basilea, sua città natale, per la sua funzione esemplare come atleta e tennista – Mi sono diplomato in Tennis. So che la dicitura corretta sarebbe ‘Roger Federer si è ritirato dal tennis”. Ma la parola ‘retired’ è orrenda. Perché proprio come tutti voi anche io ho chiuso con una cosa importante e sto passando a quella successiva”.

Qui in maniera meno netta ed esplicita rispetto a quanto farà in seguito, Re Roger ha messo sullo stesso piano lo Sport e quello che lo Sport non è, specificando come tutto sia importante e come si rifiuti di considerarsi “retired”. Non sono i risultati, per quanto apprezzabili, a definire lo sportivo, ma la motivazione a perseguirli, che poi può essere portata fuori e applicata anche al di là della propria disciplina. E, ovviamente, Stelle nello Sport si ritrova perfettamente nell’incipit, sul talento che da solo non può bastare per essere veramente grandi. Ma anche sul concetto di perfezione: riallacciandosi a quello che è anche un motto degli Scout, lo Sportivo non può o deve ambire a essere sempre perfetto, ma a fare sempre del proprio meglio, e a sfruttare e coltivare, che si sia Campioni o semplici amatori, tutte le qualità ricevute alla nascita.

“Sapete mi chiedono spesso: “Ora che non sei più un tennista professionista, cosa fai?”. Beh non lo so… e va bene non saperlo. Dunque come impiego il mio tempo? Sono innanzitutto un papà quindi accompagno i figli a scuola, gioco a scacchi online, passo l’aspirapolvere a casa ma soprattutto mi godo la mia vita da laureato in tennis e per questo oggi voglio condividere alcune lezioni su cui ho fatto affidamento durante questa transizione e che spero possano tornarvi utile anche a voi.

Prima lezione: L’assenza dello Sforzo è un mito. Grit, Grinta, invece che Gift, dono

Prima Lezione: “L’assenza dello Sforzo è un Mito”.  In tutta la mia carriera ho ricevuto complimenti perché il mio tennis sembrava non lasciar trasparire sforzi. mi frustrava quando dicevano: “Non ha quasi sudato!”. La realtà è che non è vero, ho lavorato duro per rendere facile il mio tennis. Ho passato anni a lamentarmi… imprecare… a lanciare racchette… prima di imparare a mantenere la calma. Il campanello d’allarme arrivò all’inizio della mia carriera, quando un avversario in un torneo in Italia mise pubblicamente in dubbio la mia disciplina mentale. Disse: “Roger sarà il favorito per le prime due ore, ma poi il favorito sarò io”. Tutti possono giocare bene le prime due ore. Sei in forma, sei veloce, sei lucido… e dopo due ore che le tue gambe tremano, la tua mente inizia a vagare e la tua disciplina inizia a svanire. Quelle parole mi fecero capire che dovevo allenarmi più duramente. Non sono arrivato dove sono arrivato solo con il talento puro. Ci sono arrivato cercando di superare i miei avversari. Ho creduto in me stesso. Ovvio sì, il talento conta. Non starò qui a dirti che non è così. Ma il talento ha una definizione ampia. Nella maggior parte dei casi non si tratta di avere il dono -“the gift” in inglese-, bensì si tratta di metterci grinta -‘grit’ in inglese- e coraggio. Nel tennis… come nella vita… anche la disciplina è un talento. E così lo è possedere pazienza. Avere fiducia in sè stessi è un talento, abbracciare ed amare il processo sono talenti. Gestire la tua vita, gestire te stesso… anche questi possono essere talenti”.

Tratta da Pagina Facebook Roger Federer

The Grit invece che The Gift. Il vero dono è quello che si fa a sé stessi lavorando. Si può avere o meno un’attitudine verso la disciplina, avere la “testa giusta”… ma nessuno nasce completamente scevro dalle tentazioni o a loro completamente asservito. Non si può scegliere di nascere col potenziale per essere i migliori al mondo in un qualsiasi ambito, ma si può scegliere di essere i migliori possibile, e se si avrà la fortuna di avere anche proprio quel potenziale, tanto da sembrare illimitato agli occhi di un “normale”, ma in realtà appena sufficiente, allora si potrà scegliere di provare a diventarlo i migliori, senza sé  e senza ma. È un messaggio che Stelle nello Sport lancia ormai da qualche anno al Festival Orientamenti, quando vi porta i Campioni: il talento conta, ma solo in parte e per pochi; ciò che completa (e nobilita) è il lavoro.

Orientamenti

Seconda Lezione: è solo un punto. Da imparare quando non si vince

Seconda Lezione: “. È solo un punto”. Il tennis è brutale. Non si può negare il fatto che ogni torneo finisca allo stesso modo… un giocatore vince il trofeo messo in palio… Tutti gli altri giocatori tornano su un aereo, guardano fuori dal finestrino e pensano… “come diavolo ho fatto?”. Immaginate se, oggi, solo uno di voi si laureasseHo cercato di non perdere ma mi è capitato di perdere, talvolta anche spesso. Per me, una delle più grandi sconfitte è stata la finale di Wimbledon nel 2008. Io contro Nadal. Alcuni lo hanno definito il più grande match di tutti i tempi. Con tutto il rispetto che nutro per Rafa, penso che sarebbe stato molto meglio se avessi vinto io… Quando hai la possibilità di entrare nel campo centrale di Wimbledon… la cattedrale del tennis… e quando diventi campione… percepisci la grandezza del momento. Non c’è niente di simile.

Nel 2008, stavo puntando al record del sesto titolo consecutivo. Giocavo per la Storia. Ci siamo ritrovati pari nel quinto ma se mi riguardo indietro mi sento come se l’avessi persa quella sfida già dopo il primo scambio. Alcune sconfitte fanno più male di altre. Sapevo che non avrei mai avuto un’altra possibilità di vincere per sei volte di fila quel torneo. Nel tennis, la perfezione è impossibile… Delle 1.526 partite di singolare che ho giocato nella mia carriera, ho vinto quasi l’80%… Ora, ho una domanda per tutti voi… quale percentuale di punti ho vinto. Solo il 54%. Quando perdi un punto su due, in media, impari a non soffermarti su ogni tiro. I migliori al mondo non sono i migliori perché vincono ogni punto… È perché sanno che perderanno… ancora e ancora… e hanno imparato come affrontarlo. Lavora in modo più intelligente. Adattati e crescerai”.

Qui in ogni possibile accezione Federer centra il punto. Senza lasciarsi indietro tutti quelli che non è riuscito a vincere: in ogni vittoria c’è stata una percentuale di errore da cui ha saputo apprendere. Ha perso la partita sul campo che contava di più, il più grande match di tutti i tempi. È andato avanti. Come diceva Sir Winston Churchill: “Successo è passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo”, ma anche “Il successo non è mai definitivo, il fallimento non è mai fatale; è il coraggio di continuare che conta”. I Grandi, che siano dello Sport o della Politica, finiscono sempre per incontrarsi, anche a generazioni di distanza. E a concordare sui Punti fondamentali che li hanno resi tali. Non si può avere sempre successo nella vita, e a definirlo non è nemmeno il risultato finale. È l’approccio con cui si ha affrontato la sfida.

Terza e Quarta Lezione: la Vita è più grande del Lavoro, divertitevi e siate flessibili

“Terza Lezione: La vita è più grande di un campo da Tennis. Il quale mi ha permesso di vedere il mondo, ma non è quello il mondo. È importante avere una vita oltre al proprio lavoro, è importante conoscere, avere amici, avere una famiglia. Motivato da mia madre sudafricana, ho fondato una fondazione per dare potere ai bambini attraverso l’istruzione. Filantropia può significare molte cose. Può significare avviare un’organizzazione no-profit o donare denaro. Ma può anche significare contribuire con le tue idee… il tuo tempo… e la tua energia… a una missione che è più grande di te. Tutti voi avete così tanto da dare e spero che troverete i vostri modi unici per fare la differenza”.

Qui invece preferiamo discostarci lievemente dal suo messaggio: lo Sport serve anche nella vita, i suoi insegnamenti restano validi in ogni contesto, e spesso può servire al singolo, oltre che alle comunità, a costruire qualcosa anche al di là dei terreni di gioco, esattamente per Roger. Che comunque vuole dar di sprone un’altra volta: nessuno è abbastanza piccolo…per NON potersi dedicare a una missione più grande di lui! Ciascuno può dare realmente tantissimo per minimo che possa apparire il suo contributo. E se proprio non si è persuasi dell’impatto del singolo, è sufficiente pensare agli altri, complementari insegnamenti di un indimenticato Professore a uno dei primi Gala delle Stelle allo Stadio Luigi Ferraris, Franco Scoglio: “Una Stella nello Sport? Le Stelle siamo tutti qui, una sola non farebbe luce!”

“Quarta Lezione: “Dritto e Rovescio”.  Posso avere la mia racchetta molto velocemente?  e si fa passare il suddetto strumento, cominciando ad agitarlo con la consueta maestria da Direttore d’Orchestra…

“Allora, Il segreto per un buon dritto sta nell’impugnatura. L’altra cosa è che passare dal Dritto al Rovescio dovrebbe essere facile… Ricordate inoltre che tutto inizia con il gioco di gambe e che nella vita come nel tennis bisogna sempre variare i colpi. Io sono diventato un ex giocatore di tennis, voi invece siete il futuro. Siate gentili gli uni con gli altri… divertitevi e qualunque cosa deciderete di fare, fatela sempre al massimo”

Qui è stato chiarissimo. Ma giova ricordare che gli studenti di ieri e di oggi rappresentano maggiormente il futuro dei loro genitori o nonni. Ma la lezione vale per tutti, e di converso per gli studenti di domani. Il massimo, divertendosi: è Sport, è Cultura. Una traccia perfetta per un’autentica maturità.

Federico Burlando

Il tennis impossibile di Federer

https://www.ilpost.it/2022/09/16/come-roger-federer-ha-cambiato-il-tennis/

 

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