Oggi la Giornata Internazionale dello Sport per la Pace e lo Sviluppo

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Tratta da pagina Facebook Sport Cakes for Peace, Cakes for the International Day of Sport for Development and Peace

Siamo essere umani. Ci muoviamo tra il piano terreno e il sogno. Le opere che possiamo attuare sono inevitabilmente materiali come la carne e il sangue di cui siamo amalgamati, ma abbiamo il diritto di sognare che sopravvivano per l’eternità, perché sappiamo che potranno farlo, se saremo capaci di attribuire loro un significato sufficientemente elevato.

Tale è la vocazione dello Sport. Una persona che salta più in alto di tutti o corre più veloce è solo fuori dalla norma, diventa veramente eccezionale quando le altre possono rivedersi nella sua impresa, anche ad anni di distanza, a prescindere dai tanti fattori che ci rendono diversi ma unici, dall’aspetto estetico alla personalità alla cultura.

La capacità di ispirare i singoli individui a mettersi in moto verso la versione migliore di sé stessi è già una di per sé una caratteristica grandiosa dello Sport, ma diventa incommensurabile quando dagli individui amplia il suo effetto benefico alle collettività. La più alta espressione di tale fenomeno sono le Olimpiadi, ed è proprio per questo che la Giornata Internazionale dello Sport per lo Sviluppo e la Pace è stata indicata nel 6 aprile, stabilendo un legame storico con la data di inizio dei primi Giochi Olimpici del 1896.

Il Mondo celebra la Giornata dello Sport per lo Sviluppo e la Pace

La Giornata è stata istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2013 su proposta del CIO, in qualità di Osservatore Permanente presso l’ONU. Lo scopo era evidenziare come lo Sport fosse anche “un importante fattore abilitante dello sviluppo sostenibile”, così come è indicato nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. È importante evidenziare come esso riesca a toccare le giuste corde, del cuore e dello spirito, e senza ironia a oliare i meccanismi giusti, per cui dal moto dei corpi si passi al sincronismo tra popoli, progetti e idee.

Lo Sport per la Pace

La Pace è stata uno dei primissimi obiettivi, peraltro realizzato sin da subito, dello Sport, e al contempo un presupposto: i Giochi dell’Antica Grecia erano sacri e dedicati agli Dei Olimpi, che quindi vengono ricordati nello stesso nome delle competizioni e della città che li ospitava, alle pendici del monte più alto dell’Ellade, sopra il quale, nella volta celeste che torreggiava sulla vetta, si diceva dimorassero, e in particolar al primo tra tutti loro, Zeus, che ne veniva detto il Padre, anche se nella mitologia di molti di loro era il fratello; tutte le città erano tenute a garantire l’accesso alle Olimpiadi degli atleti e degli spettatori pellegrini, anche se appartenenti a quelle rivali, per cui il loro viaggio non poteva essere turbato dai conflitti in corso. Era la cosiddetta ἐκεχερία, “La Tregua Olimpica”. La città di Ἦλις, Elea, entro i cui confini si trovava Olimpia, in realtà un centro piuttosto piccolo, era preposta all’organizzazione dei Giochi e in occasione degli stessi poneva fine ai frequentissimi conflitti con la confinante Πῖσα, Pisa, di cui taluni profughi avrebbero fondato l’omonima città della Toscana.

Gli Elleni erano estremamente orgogliosi della propria cultura, e guardavano ai Giochi come la sua massima espressione. Chi non vi partecipava, non era degno dell’appellativi Greco, chi ne avesse turbato lo svolgimento sarebbe stato disconosciuto dal resto delle comunità e disonorato negli anni a venire. Erano però come noi uomini, e quindi fallabili. Racconta Senofonte nelle sue Elleniche che nel 264 AC fu Pisa ad aggiudicarsi l’organizzazione dei Giochi, che furono interrotti da un esercito di rancorosi Eleati, che vennero respinti dopo una feroce battaglia. Lo scopo dei Giochi è proprio quello di andare oltre gli errori e le incomprensioni degli uomini, che sempre si verificheranno, e dare loro speranza che possano attenuarsi, tanto che l’evento increscioso raccontato da Senofonte è l’unica grave violazione dell’ἐκεχερία avvenuta in mille anni, dal dal 776 a.C. al 393 d.C. Proprio per riprenderne lo spirito, dal 1992, in occasione di ogni Olimpiade, il Comitato Olimpico Internazionale chiede ufficialmente alla comunità internazionale, con il supporto dell’ONU, di osservare la tregua olimpica. Ad essa è stata dedicata un paragrafo nella Dichiarazione del Millennio, varata sul relativo summit tenutosi a New York, nella sede stessa delle Nazioni Unite, dal 6 all’8 settembre 2000.

C’è un filo diretto con De Coubertin e le Olimpiadi Moderne, nonché con una benefica esagerazione romanzata della pace Olimpica, che secondo le prime generose interpretazioni la si voleva allargata a ogni conflitto nell’Ellade. Va però ricordato che col tempo i Greci accolsero molto favorevolmente ai Giochi esponenti di altre culture, quali Romani, Celti e Fenici. Tra il 1875 e il 1881, un gruppo di archeologi tedeschi guidato da Ernst Curtius riprese i primi scavi del 1829 nella zona di Olimpia. Il ritrovamento di una grande quantità di reperti riaccese l’interesse e l’entusiasmo per il mondo dell’antichità classica e i suoi eventi sportivi. Il giovane Charles Pierre de Frédy, barone di Coubertin, erudito letterato classicista e pedagogo all’avanguardia, ne rimase molto colpito. Egli stava già cercando di riformare il sistema educativo francese attribuendo allo sport e all’educazione fisica un ruolo più centrale, in quanto riteneva che la devastante sconfitta della sua nazione nel conflitto Franco-Prussiano del 1870 fosse dovuta principalmente alla scarsa preparazione fisica dei compatrioti. In un viaggio tra i college britannici e statunitensi era poi rimasto molto affascinato dalla cura dell’educazione sportiva e, in particolare, dai valori fondatori del rugby.

La cerimonia di apertura dei Giochi della I Olimpiade ad Atene 1896

Il 23 giugno 1894 a un congresso tenuto all’Università parigina della Sorbona presentò l’idea di unire lo sport a un progetto mondiale di pace, volto a portare i giovani a confrontarsi sul campo piuttosto che in battaglia, assieme al desiderio di resuscitare l’antico spirito olimpico. Il progetto destò un enorme entusiasmo e così, seppur tra mille difficoltà, i Giochi Olimpici Moderni presero vita ad Atene col supporto della monarchia greca, di migliaia di appassionati da tutta Europa, i primi sportivi propriamente detti, dei college e con l’interesse della carta stampata di tutto il mondo. La loro effettiva realizzazione fu un vero e proprio atto di pace tra Francia e Germania: inizialmente gli esponenti dei due popoli, la cui rivalità sarebbe in seguito sfociata ulteriormente in due guerre Mondiali, non volevano partecipare a fronte dell’eventualità che gli altri avrebbero gareggiato. La loro riconciliazione a Cinque Cerchi rappresentò la vittoria più illustre per gli uni e per gli altri.

Lo Sport può molto, non tutto, e così come quell’unico drammatico e disgustoso antico conflitto tra Eleati e Pisani mette ancor più in evidenza le centinaia di volte in cui il ricorrere dei Giochi ha posto una momentanea quiete alla loro rivalità, così le rare circostanze in cui pure i Giochi Moderni sono stati oggetto di contesa richiamano le tantissime altre in cui sono state un invito alla pace.

Un esempio per tutti: da un lato c’è  il boicottaggio degli USA e del blocco occidentale, parziale o totale, alle Olimpiadi di Mosca 1980, comunque con la pretesa pacifica di protestare contro l’invasione dell’Afghanistan, e la relativa ripicca del mondo sovietico con la diserzione di Los Angeles 1984; dall’altro ci sono tutti gli altri Giochi che hanno permesso alle due potenze di confrontarsi su un piano non violento, riportando ciascuna le proprie memorabili vittorie -si possono menzionare la conquista dell’oro olimpico nel basket in faccia agli USA a Monaco 1972 da parte dell’URSS in uno dei finali di partita più concitati di sempre, e il “Miracle on ice”, la vittoria del team statunitense di Hockey in semifinale su quello sovietico a Lake Placid 1980-.

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Compresi negli sforzi per la Pace tra i popoli a cui lo Sport concorre naturalmente c’è la sua capacità di avversare il razzismo e favorire l’integrazione tra diverse culture, tutto un ambito che merita un apposito approfondimento, così come tutto ciò che ha fatto per favorire l’emancipazione delle donne.

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Lo Sport per lo Sviluppo

Assodato il concreto apporto dello Sport per la Pace tra i popoli e la cooperazione, per il 6 aprile è giovevole indicare anche come esso riesce a spingere concretamente i paesi verso il progresso e il benessere. Le manifestazioni sportive di portata globale riescono a spingere le Nazioni a investire in infrastrutture di vario genere, non solo stadi e palazzetti, ma anche strutture logistiche e di accoglienza, anche e soprattutto perché per esse i vari governi possono godere di un ampio consenso popolare per tali operazioni, che altrimenti sarebbe più difficile veicolare.

Non sempre gli investimenti per i grandi eventi sono stati esenti da polemiche o sostenibili sul lungo periodo. Ad esempio i recenti Mondiali di calcio in Qatar del 2022 hanno comportato sforzi per la costruzione degli Stadi contestatissimi, quelli di Sud Africa 2010 hanno visto l’edificazione di vere e proprie cattedrali nel deserto, mentre il cosiddetto Nido d’Uccello di Pechino, comunque un vero e proprio capolavoro di architettura, resta sotto utilizzato. Nuovamente però non sono i singoli casi a inficiare il modello: in tali circostanze non è stato seguito quel criterio di sostenibilità che per l’appunto il CIO va indicando come sempre più stringente per vedersi assegnare tali manifestazioni globali sempre più importanti. Né mancano gli esempi, decisamente più numerosi, di casi di felice esecuzione dei progetti concepiti per tali rassegne: tra i più eclatanti Barcellona, che 1992 è stata completamente ristrutturata e rivitalizzata dai Giochi, e ha approfittato dell’edificazione del Villaggio Olimpico per riconcepire uno dei quartieri più travagliati del centro catalano, rendendolo invece uno dei più vivibili.

Parlando di Mondiali di calcio, per gli uruguagi il primo del 1930 è quello che ha definitivamente messo il loro paese sulla mappa del Mondo: fecero di tutto per vedersi assegnare il torneo, e festeggiare così i 100 di Indipendenza e della nascita della loro Costituzione. Riuscirono a persuadere il primo presidente della Fifa, il francese Jules Rimet, e a battere la concorrenza delle influenti europee quali Italia, Ungheria, Paesi Bassi, Spagna e Svezia. Lo stadio del Centenario da 90 mila posti edificato apposta per l’evento è ancora nel cuore di Montevideo a testimoniare come se fosse una piramide o un palazzo Imperiale lo sforzo e la grandezza di un’intera nazione.

Non bisogna poi necessariamente pensare su scale così grandi per prendere atto dell’effettivo benefico influsso che gli eventi sportivi portano alle economie delle località che li ospitano. Ad esempio le gare dilettantistiche di ciclismo, in una consuetudine sempre più radicata sempre più spesso organizzate a ridosso o a margine di quelle professionistiche, portano migliaia di appassionati a raccogliersi nelle tappe in cui si svolgono, funzionando da volano per l’economia locale. Un discorso analogo vale quasi per tutte le altre discipline “di resistenza” analoghe, come il Podismo e le maratone di ogni genere e il Triathlon, con numeri che oscillano da qualche centinaio di partecipanti a decine di migliaia.

Tramite lo Sport possono uscire dalla povertà migliaia di atleti provenienti dalle aree più povere del pianeta, i quali poi una volta avuto successo aprono scuole di ogni genere nei borghi natii per restituire qualcosa, e spesso in maniera piuttosto generosa, della grande fortuna che hanno avuto. È un meccanismo che si verifica spesso con il calcio. Molti assi del Sud America e dell’Africa con le fortune personali che hanno accumulato nelle città e quartieri di provenienza provvedono innanzitutto a fondare o ristrutturare le scuole calcio, poi ampliano le loro donazioni a ogni tipo di necessità che possa avere la comunità o bambini e ragazzi in età formative -scuole vere e proprie, ospedali…- Guardando all’Europa, quindi in aree del mondo in realtà generalmente tra le più prospere, è quello che ha fatto Cristiano Ronaldo nella sua Madeira, o Zinedine Zidane con le aree periferiche di Marsiglia. Un meccanismo analogo è quello che negli Stati Uniti d’America porta i più promettenti prospetti in discipline quali Basket, Baseball, e Football a fruire di borse di studio per accedere uscire dalla povertà. Una volta acquisito il successo, spesso e volentieri pure loro agiscono tramite i patrimoni accumulati per dare speranza e nuove possibilità a quelli che in molti casi sono ghetti di provenienza.

Quanti sono gli atleti che hanno pubblicamente ammesso che lo Sport è ciò che li ha tenuti lontani dalla strada, dalle cattive compagnie, influenze, abitudini…

Infine, una delle definizioni di progresso prevede che esso si verifichi quanto meno sono stringenti le necessità più basilari, come il sostentamento alimentare e l’alloggio, e quanto più vengono rese accessibili possibilità più ampie rispetto alla mera sussistenza. Ciò spesso comporta che vengano considerate sempre meno facoltativi costumi di vita che in tempi più o meno distanti sarebbero stati considerati come superflui per una vita dignitosa. Ciò può in effetti indurre a far coincidere il benessere con la mera abbondanza materiale di beni. Ovviamente non è così, e sono Giornate come il 6 aprile a ricordare che lo Sport è più di una mera possibilità. È un’autentica necessità, in primis per la Pace e lo Sviluppo, di tutte le persone.

Siamo essere umani, tra il piano terreno e il sogno. Pianifichiamo oggi per realizzare domani ciò che è stato sognati ieri. Oggi è il giorno per ricordarci di realizzare lo Sport in ogni tempo.

Federico Burlando

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