La lunga rotta sulle ali del vento di Maggie Pescetto

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Per lei rispetto alla Vela Classica il bello del Kitesurf è che “è tutto molto reattivo, veloce, d’istinto”, per chi segue la sua scia tra il mare e il cielo dall’orizzonte delle Stelle il bellissimo è arrivato dopo oltre 3 anni di attesa e di speranza la qualificazione a Parigi 2024 col Formula Kite femminile. Maggie Pescetto lo aveva indicato come obiettivo già nel gennaio 2021, altro anno Olimpico per lo sfasamento da Covid, descrivendo come era nata questa passione, assodato che con un’anagrafe così, un cognome che in realtà in Liguria significa Sport su più superfici, non solo a livello del mare -è imparentata con l’omonima dinastia di rugbisti– pregno di un riferimenti ittico che la vuole inevitabilmente sgusciante tra le onde, ma anche una città di nascita, Waterford, Irlanda, che sembra un passaporto per una vita su un legno tra le acque. Ha optato per la tavola rispetto alla barca, ma resta vero per lo strumento della sua passione ciò che dice Capitan Jack Sparrow su cosa è una nave: “non solo una chiglia, uno scafo con un ponte e le vele, ma libertà. Ovunque lei andrà, noi andremo”. Lei nella bussola dei desideri ha certamente fiutato i venti che già spingevano i genitori, ma non si è fatta vincolare da nessuno e niente, ha scelto il Kite e ha virato sulla rotta Olimpica già da giovanissima, senza però smettere di percorrere in contemporanea tante altre strade. Come conviene agli spiriti liberi che in effetti le leggende vogliono popolare nell’isola di smeraldo e spopolare per il mondo, ma soprattutto alle autentiche campionesse che sono tali in ogni ambito della vita, non solo su quello Sportivo.

Maggie Pescetto alle Olimpiadi di Parigi nel Kite! “Ripagato il duro lavoro di questi anni”

Se altre e più tristi ondate, quelle del Covid, potrebbero per fortuna sembrare a chi legge ormai lontane, è da quei tempi detti distanti che occorre ripartire, quando a oltre 120 bambini della scuola Tovo San Giacomo di Pietra Ligure  raccontava la sua disciplina e la spiegava in modalità Smart, ovvero in streaming ma anche molto intelligente, come si conviene a chi parallelamente  al percorso agonistico ha battuto anche quello accademico, frequentando un corso di Laurea in Corporate Communication e Public Relation, e illustrava alla perfezione come istruzione e sport andassero di pari passo. L’antico adagio Mens Sana in Corpore Sano, ma declinato alla perfezione da una millenial del 2000 tondo tondo, tesserata per lo Yacht Club Italiano di Genova, la città in cui è cresciuta, il club nautico più antico d’Italia ma sempre al passo con i tempi. Tante contraddizioni risolte con equazioni splendidamente positive, un po’ come le sue origini: “Mi sento cittadina del mondo – ha detto Maggie, rispondendo alle tantissime domande allora ricevute– Abito dove mi porta il vento, ma quando torno a casa sono felice di riabbracciare la mia famiglia”. Quindi un’altra sulle sensazioni che prova sulla tavola: “A volte ho paura quando cado o perdo controllo, ma la maggior parte delle volte provo spensieratezza e divertimento. È uno sport adrenalinico, ti dà una grande scarica di energia”.

Maggie Eileen Pescetto, questo è il suo nome completo, vi twitta sopra,  spensierato e divertito come la suddetta “quando vola sull’acqua”, la firma del Foglio dalla formidabile memoria Giuseppe Pastore: “entra nel pantheon dei nomi più belli che abbiano mai partecipato a un’Olimpiade con l’Italia, insieme perlomeno a Norberto Oberburger e Adrian Ignacio Carambula”. Ella, Eileen, si diceva, è stata forse spinta da qualche refolo di presagio verso il Foil, ma poi è un percorso che ha voluto scegliersi da sé tra le tante discipline in cui si cimentava, Ginnastica ritmica e artistica, pallavolo e basket. Quello che però vorrebbe insegnare in futuro, come già un po’ ha fatto con gli Scolari di Pieve attraverso una Classe di Valori, è ovviamente il Kite, magari in maniera più fisica rispetto a quanto si possa fare da dietro uno schermo, e sotto un sole come quello che ha innescato la scintilla nella spiaggia calabrese di Gizzeria quando aveva 13 anni.

Del sogno Olimpico, ora agguantato e che diventerà una realtà solido come una tavola sotto i piedi, aveva già parlato proprio all’inizio del 2021, dettagliando per figlio e per segno la sua esperienza, miscelando una cura certosina e compita a un’euforia straripante, gioiosa e contagiosa: “È uno sport che non richiede molto atletismo, ma soltanto passione per tutto ciò che è dinamico!”

Nel 2017 è entrata nella squadra azzurra partecipando a numerose gare internazionali tra cui il mondiale in Brasile dello stesso anno, e le regate di qualificazione olimpica in Marocco e in Cina in un 2018 culminato con la terza posizione assoluta al Campionato Italiano di Viareggio.

Nell’estate del 2019 si è avvicinata al kitefoil, guadagnandosi un terzo posto all’italiano nelle acque del Garda. Alla fine del 2020 ha conquistato l’oro al Campionato Italiano Kitefoil Open 2020 e il Campionato Italiano Giovanile per le categorie Under 19/Under 17. Exploit che le sono valsi prima la nomina e poi la vittoria dopo la votazione come Atleta Ligure dell’Anno per il 2022. Il trofeo e la partecipazione al Gala -come ci piace insinuare!- le portano più fortuna di un quadrifoglio di Waterford, di cui comunque non avrebbe bisogno:  nel 2023 conquista il pass Olimpico per nazione al Mondiale di Den Haag, nel 2024 è bronzo all’International Open Cup, quindi nono posto al recente europeo.

Ora un’altra apparente, felice contraddizione: il campo di regata di Parigi delle competizioni veliche sarà a Marsiglia. Per lei, che è cittadina del mondo, tutte le acque sono di casa, ma, orwellianamente, alcune, più vicine a Genova Capitale Europea dello Sport 2024, lo sono più di altre. Questo inseguimento che perdurava da ormai almeno tre anni è giunto a compimento, ha trovato il suo tesoro alla fine del baleno scoccato dall’arco della Liguria, che racchiudeva non i colori ma i sette mari, per poi come magia non ritrovarsi più lontana di un tiro di schioppo dalla sua Lanterna. Una bella fiaba, ma le sue pagine più belle in realtà sono ancora tutte da scrivere.

Federico Burlando

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