17 Marzo 1844-2024: i 180 anni dello Sport in Italia

0
Fonte: Comune di Torino

Fatta l’Italia, bisogna fare gli Italiani, imponeva Massimo Taparelli, più noto come d’Azeglio, Conte. Predecessore come Presidente del Consiglio dei ministri del Regno di Sardegna di Cavour, Camillo Benso, Conte pure lui. Forse perché da troppo tempo calpesti e divisi, si rivelò forse un’impresa persino più ardua della riunificazione del paese, la cui ricorrenza cade il 17 marzo, la riunione del Parlamento, a cui peraltro parteciparono i due sopramenzionati nobili, che proclamò per decreto Vittorio Emanuele II di Savoia quale primo Re d’Italia. Tuttavia tale data benigna che si lega ad altre felicissime ricorrenze -in primis quel San Patrizio patrono degli Irlandesi e delle Guinness- è anche l’anniversario, nello specifico il 170°, di un altro evento epocale nella storia tricolore, la nascita dello Sport in Italia, avvenuta quindi con 17 anni di anticipo esatti su quello della Nazione, con la fondazione della Reale Società Ginnastica, la più antica società sportiva italiana, a Torino. Il movimento sportivo viene avviato dunque nella stessa città da cui formalmente venne proclamata e forse cominciò anche la riunificazione.

Un anniversario che viene commemorato con una giornata ricca di eventi  -ovviamente sportivi!- all’interno e all’esterno della storica sede in via Magenta 11, un altro nome intriso di suggestioni risorgimentali. Tra i promotori indiretti di allora il predecessore e padre di Vittorio Emanuele, Carlo Alberto, Re “solo” di Sardegna, e i soci fondatori, Luigi Balestra, i conti Luigi Franchi di Pont ed Ernesto Riccardi di Netro, il cavalier Filippo Roveda, l’ingegner Cesare Valerio, e l’avvocato Lorenzo Savoldi.   “E Naturalmente lo svizzero Rudolf Obermann, un ex atleta che poi divenne istruttore e divulgatore. Fu la figura chiave per il big bang dello sport italiano che nasceva ad imitazione di esperienze dei paesi del Nord Europa, come momento addestrativo per la vita militare” -ha commentato Franco Arturi sulla Gazzetta dello Sport di venerdì 15, dalle colonne di un monumento rosa della nostra cultura sportiva sulle sue fondamenta ottocentesche- “Nei libri di storia viene definito “ginnasiarca”, un termine caduto in disuso oggi vagamente dispregiativo, se non minaccioso. In realtà nell’antichità classica indicava il “direttore” dei Giochi agonistici”.

Le associazioni cominciarono a diffondersi sul territorio nazionale estendendosi a discipline affini, come il tiro a segno e l’equitazione. Val la pena rimembrare a titolo d’esempio che i genovesi che fecero parte dei Mille e che con lui partirono dal fatidico scoglio di Quarto, tra cui Nino Bixio, Nicola Ardoino, Antonio Burlando, Antonio Mosto, e Francesco Bartolomeo Savi, avevano fondato nel 1852 quella che divenne la Società di Tiro Nazionale, col nome originario di Società dei Carabinieri Genovesi. Lo scopo era promuovere l’addestramento all’uso della carabina, presso i giovani genovesi, per poter meglio combattere per l’indipendenza e gli ideali democratici, e proteggere la città in caso di assedio, come quello feroce condotto dagli allora piemontesi di La Marmora, proprio in nome di Vittorio Emanuele II, nel 1849, volto a placcare un’insurrezione separatista. Divennero degli eroi risorgimentali, battendosi contro gli austriaci a Malnate, San Fermo, Varese, Como e allo Stelvio nella Prima Guerra d’Indipendenza, prima di volgersi contro i Borbone di Sicilia con l’Eroe dei Due Mondi. Lo Sport ha quindi attivamente preso parte a fare l’Italia, prima poi di aiutare a fare gli Italiani: nel corso del ‘900 soltanto la Grande Guerra e l’avvento del televisore hanno contribuito a far sentire gli Italiani un popolo unico, che spingeva i suoi campioni.

Fonte: Archivio Storico Comune di Torino

In un altro curioso e quasi epico incontro-scontro con Genova, la sezione di Calcio della Ginnastica Torino fondata nel 1897 prenderà parte anche al primo campionato di Football nel 1898, indossando il rossoblù, o più nel dettaglio una fascia granata in campo blu, giocando di fronte a 50 spettatori al       Velodromo Umberto I del capoluogo piemontese proprio contro i futuri rossoblù del Genoa Cricket and Football Club 1893, allora in bianco e appellato Genoa Cricket and Athletic Club,  la seconda semifinale e partita della storia, perdendo 2-0. Il Genoa sarà campione e darà avvio alla gloriosa ma sofferta epopea che ancora oggi lo vede impegnato dal Ferraris ai rettangoli verdi di tutta la penisola.

Arturi rileva poi che la Ginnastica Torino per prima istituisce un’inedita scuola femminile di ginnastica e due corsi, di nuoto e di equitazione, riservati a “damigelle”, e come le celebrazioni di questa domenica abbiano una particolare sottolineatura del percorso di emancipazione delle donne nello sport; o come gradualmente a partire dal Ministro per l’Educazione Francesco De Sanctis, grande critico e letterario, sia stato avviato un processo per includerlo nella formazione fondamentale dei minori. Da allora enormi balzi in avanti sono stati fatti, ma tali problemi, così come lo squilibrio di possibilità tra Nord e Sud, i sono persistiti oppure, a loro volta, evoluti. Ad esempio se da un lato a Parigi 2024 ci saranno tante atlete quanti atleti, raggiungendo per la prima volta l’uguaglianza, dall’alto per i giovanissimi il problema della sedentarietà ha raggiunto proporzioni che non avrebbe potuto avere nei secoli passati.

Da Parigi 1900 a Parigi 2024: il lungo percorso delle Azzurre alle Olimpiadi

Lo Sport come oggi è inteso è il simbolo di un progresso. Molte delle attività che a esso afferiscono nascono o in contesti di stretta sopravvivenza, come la caccia o la pesca; di preparazione alla Guerra, quindi un’altra necessità, come il tiro con l’arco e l’equitazione; e come divertimento e svago per i nobili, che possono dedicarvisi per passare il tempo. Quando è divenuto più facile soddisfare le necessità materiali di collettività via via sempre più ampie, si è potuto cominciare a dedicare più tempo ad attività che prima erano per l’appunto nobiliari, ovvero la coltivazione di interessi, che nell’ottica delle élite dovevano essere volte a migliorarsi. Tra cui lo Sport, che quindi così nobilita. E nel contempo è realmente democratico, potenzialmente alla portata di tutti. Non è però sempre stato tale, e occorre esserne consci, come sprone per continuare a migliorarsi e nobilitarci, come individui e come comunità. Forse oggi il Conte d’Azeglio ai suoi posteri direbbe: “Fatto lo Sport e gli Italiani, continuate a fare gli Sportivi!”

Federico Burlando

Condividi questo articolo