Lo Sport in azione contro il bullismo

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Chi è un bullo e chi è uno Sportivo? Il primo uno che vuole sopraffare con cattiveria e pigrizia, il secondo competere per intelligenza e con lealtà.

Il bullo non cresce mai: non cerca di essere migliore prossimo, ma vuole che gli sia inferiore. Non guarda a una qualità da cui può trarre ispirazione, ma a un difetto da rinfacciargli. Non cerca la compagnia dei migliori, perché ha paura che ripetano su di lui gli atteggiamenti che riserva agli altri. Così non si mette mai in gioco, e fa violenza anche a sé stesso, limitandolo all’ombra di ciò che potrebbe essere se solo si sforzasse di non poggiarsi sull’avere meno difetti di qualcuno, e di proiettarsi verso le qualità altrui, per arricchire le proprie.

Lo Sportivo compete sempre assieme agli altri, anche quando per le circostanze li sfida e non ci fa squadra, e vince nella vita anche quando perde sul campo.  L’avversario non è mai un nemico, anche perché talvolta è sé stesso…e cerca di rafforzarsi superandolo. Quando gioca in squadra, cerca di esaltare le qualità dei compagni così che tutti assieme si possa raggiungere il risultato comune. Lo Sportivo tende sempre alla migliore versione di sé stesso, sviluppa questa attitudine e la porta anche al di fuori dell’attività.

Prevenire il Bullismo attraverso lo Sport

Ci sono i bulli nello Sport? Certo! Altrimenti come potrebbero smettere di esserlo? L’uomo è un animale sociale, diceva Socrate, e lo Sport nella sua accezione moderna nasce pure in società. Nello Sport c’è bullismo come c’è inevitabilmente nella società, ma così come in ogni sfida c’è un avversario da superare, fosse anche sé stessi o il tempo. Lo Sport è uno degli strumenti che l’umanità si è data per superare i suoi limiti, e tra questi anche il bullismo, l’ultima e forse più moderna propaggine di un istinto ad agire attraverso la violenza per imporsi nel proprio ambiente.

Il bullo che non fa Sport è spesso un soggetto solo. Non ha la percezione del male che fa, peraltro soprattutto a sé stesso, nell’esercitare sugli altri un qualche tipo di violenza, fisica o psicologica. Tutto lo Sport ha lo scopo di incanalare quest’animosità in un sano spirto competitivo. In questo può riuscire meglio della Scuola o della Famiglia, a cui non è mai alternativo ma sempre complementare, proprio perché rispetto a queste è focalizzato su tale aspetto specifico. Magari uno di questi contesti di base è difficile, e la ruvidezza è l’unico modo percepito per farvi fronte. Nello Sport si può trovare una via per formarsi un’armatura protettiva da queste difficoltà, solida, ma che non pesi sulle spalle altrui. Può trovare negli allenatori delle guide che sono già passate su percorsi analoghi, e sanno alla perfezione come rimuovere gli ostacoli, per puntare alla vetta del proprio massimo. Può realizzare che l’affermazione di sé non deve necessariamente passare -anzi non deve proprio!- dall’annullamento di chi lo circonda. Così chi era bullo diventa Sportivo. È un processo, così come sono gli allenamenti. Nello Sport ci si allena a non essere bulli, nel rispetto delle regole di sé stessi e degli altri. I termini di scontro sono costantemente adeguati per rientrare in un contesto di incontro e confronto. Ci si allena ad essere una società vincente, tutti assieme, nessuno escluso.

Similmente chi è vittima di bullismo impara a non accettare di esserlo e ad accettarsi, e ha quelle occasioni di riscatto che permettono di riscattarsi da situazioni che può essere stato costretto a subire. Sono tante le ragioni che possono portare a subire bullismo: timidezza, razzismo, orientamento sessuale, un fisico sproporzionato, che può essere ragione d’imbarazzo durante la crescita. Lo Sport è da sempre in prima fila per combattere le ragioni dell’avversità alla diversità. In special modo il razzismo. Non esistono differenze quando si gioca tutti per la medesima squadra, e condividendo con gli avversari la stessa passione e le regole. Nell’esercizio fisico si impara a valutare e sviluppare correttamente il potenziale del proprio corpo, e nel confrontarlo con quello dei compagni a minimizzare la vergogna che si può provare di fronte ai cambiamenti ormonali. Gli spazi di incontro e confronto, le opportunità di crescita personale, permettono di raggiungere una maggiore sicurezza di sé e formare un carattere che possa far fronte a ogni genere di difficoltà -e quindi anche ai bulli che si possono incontrare nella vita-

Sport contro Razzismo: dalle Olimpiadi a Paola Egonu, non c’é partita

La ricchezza e la varietà dello Sport permettono poi a ciascun giovane di trovarsi la nicchia ideale in cui strutturare il suo spazio di crescita. È normale non trovarsi bene coi primi approcci. Un bambino o un ragazzo che facciano fatica con gli sport di squadra più praticati, come il Calcio o la Pallacanestro, può magari trovare il suo sbocco in uno Sport completamente diverso, magari uno marziale come il Taekwondo. E se minuto, imparare l’autodifesa contro qualche gradasso troppo malcresciuto.

La grandezza nell’umanità consiste nella sua imperfezione: l’unica specie conscia dei suoi limiti, e indaffaratissima a superarli, restringerli o ampliarli a seconda della prospettiva e della necessità, o a trasformarli in punti di forza. Quante perfette metafore che arrivano dallo Sport…  Dick Fosbury non poteva saltare in alto con la tecnica tradizionale a causa della sua costituzione fisica, si è inventato la tecnica che ha preso il suo nome e ha vinto l’Oro Olimpico nel 68’; i Catalani che con la Pulce Leo Messi guardavano tutto il mondo del calcio dall’alto in basso avevano fatto della loro corto statura la misura del loro successo. Si può essere a disagio d’altro canto con dei corpi “giganteschi”, sentirsi dei veri e propri elefanti in una cristalleria…salvo poi magari essere travolgenti su un parquet, sovrastando una rete o addirittura schiacciando a canestro.

Una società senza limiti in definitiva non è né possibile né raccomandabile. Ma una che tenda alla perfezione è quella compresa dal paradosso di Popper: si devono tollerare tutti tranne gli intolleranti. Questo è un primo limite che ci si può dare. Lo Sport però ha un fine oltre che un limite: non solo non tollerarli, ma trasformarli. Da bulli soli, gli intolleranti del 2.0, a squadre di Sportivi del duemila. Da un lato quelli che lo erano, dall’altro quelli che lo sono e lo saranno. Col bullismo ci sono solo sconfitti, con lo Sport solo vincitori.

Federico Burlando

Per ulteriori informazioni:

https://www.psicologidellosport.it/bullismo-nello-sport-2/

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