La stella Matteo Arnaldi nel firmamento della Coppa Davis

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Tratta da Pagina Facebook Ufficiale Fitp

C’è voluto Stanislas Wawrinka per permettere alla Svizzera e a Roger Federer di vincere la sua prima Coppa Davis, nel 2014, quando “Il Re” aveva alle spalle 34 anni e già numerosi tentativi di mettere le mani sull’”Insalatiera”.

Djokovic l’ha vinta una volta nel 2010 e ha colto un argento nel 2013, ed entrambe le volte l’ultimo match non l’ha disputato lui. Quello decisivo di ieri, che restituisce all’Italia un trofeo tanto atteso quanto perennemente distante (quanto un figliol prodigo che non solo non vuole rimettersi sulla via di casa ma se l’è proprio dimenticata), non è quello vinto dall’immenso Jannik Sinner, ma il successo di Matteo Arnaldi su Alexei Popyrin.

Non c’è nulla che trasmetta il valore della Davis come sfida tra Nazionali, del Tennis come gioco di squadra, come l’eccitazione venutasi a creare nel terzo Set tra Matteo e Popyrin, e l’esultanza che si è sparsa un po’ in tutto il paese quando è riuscito a portarlo a casa per 6 game a 4. Era venuto il tempo di riaccogliere il figliol prodigo, aveva ritrovato la via e a breve si sarebbe ripresentato dalla porta principale, con la vittoria scontatissima sulla carta dell’immenso Sinner contro De Minaur per il definitivo 2-0, ma era ormai tempo di approntare i saloni a festa.

Ad approntarla Matteo, che prodigo lo è sempre stato prima di tutto di impegno, quindi poi forse anche di qualche altro punto regalato, ma a questo grande party che coinvolge lo stivale intero l’Insalatiera nella serata di Gala l’ha servita lui. Il “peccatore” di nome ma non di fatto Sinner certamente ha dovuto addossarsi il più glorioso e pesante dei sudari e delle sudate, superare la leggenda Djokovic in semifinale, in un match epico, rifilandogli la seconda sconfitta su tre incontri in pochi giorni, per poi batterlo anche nel doppio in coppia con Sonego, ma son proprio le traiettorie dei grandissimi del passato recente a insegnare che per volare sopra ogni rete e andare a punto gli serve un grande supporto. E Matteo grande lo è decisamente stato.

Fondamentale e quasi indispensabile, considerando il contributo apportato ai gironi a settembre e che si sapeva che Sinner quasi sicuramente avrebbe annientato de Minaur, seppur il numero 12 al mondo, ma che il doppio australiano, composto da Ebden e Purcell – nel 2022 vincitori di Wimbledon e finalisti all’Australian Open – a sua volta avrebbe potuto plausibilmente sconfiggere Sinner e Sonego. Fondamentale ma sopratutto grande.

Ha concluso un 2023 che traendo slancio da un eccellente 2022 è stata una galoppata in crescendo rossiniano, ma l’esito di questa Davis richiama scherzosamente un’altra cavalleria musicale, quella Rusticana di Mascagni, l’Opera della Vendetta e delle faide di paese. Sanremo è più una cittadina con la poesia di un borgo rivierasco, con i fiori alle finestre e la racchetta in mano: quanti talenti stanno sbocciando sui suoi campi che la circondano, e quanti ne sono già fioriti. A brillare in superficie più di tutti Fabio Fognini, che ha fatto di tutto per permettere all’Italia di vincere la Davis, e che ancora l’anno scorso assieme a Matteo Berrettini veniva arrestato in semifinale nel doppio da Félix Auger-Aliassime / Vasek Pospisil con un combattutissimo 6-7, 5-7. Ecco, c’è tantissimo che riparte da lì in cerca di riscatto: dal Tennis Club San Remo, da Matteo, e dal Canada, che va a poi vincere l’edizione 2022 contro l’Australia, per due volte consecutive sfortunata finalista. Da Vasek Pospisil e un altro doppio: è il 13 settembre ed è la prima partita della Fase finale, il canadese gioca con Alexis Galarneau contro Matteo e Simone Bolelli la partita decisiva, si impongono i campioni in carica 7-6, 4-6, 7-6. È mancata una briciola per superare i campioni al primo turno, sono i giorni, c’è tempo per crescere. Cosa cambia da Pospisil a Popyrin? Quasi nulla, quasi tutto. Cosa ha cambiato Matteo in questo 2023? Quasi nulla, quasi tutto. Ha solo cominciato a crescere col tempo, ma lo ha fatto in modo esponenziale.

Il suo primo allenatore, dai 5 ai 18 anni, Filippo Sciolli, lo ha ribadito ad Angelo Boselli per il Secolo XIX una volta di più:

“È sempre stato un ragazzo super motivato, predisposto alla fatica e al lavoro. Si allenava sette ore al giorno, in tre diverse sedute, la prima al mattino alle 06.00, alle volte alle 05.30, poi andava a scuola al Liceo Sportivo di Arma di Taggia per riprendere a fine mattinata e a fine pomeriggio. Già da tempo pensavo che sarebbe entrato tra i primi 100 al mondo. Sono sincero: non pensavo che ci arrivasse così velocemente; la sua è stata una crescita esponenziale, in un tennis nel quale bisogna competere con la testa per fare la differenza. Questo risultato per me costituisce una soddisfazione enorme”.

Matteo Arnaldi: la strada dell’eccellenza nel Tennis passa ancora da Sanremo

Da due anni e mezzo è allenato a Sanremo da Alessandro Petrone, coadiuvato da Matteo Civarolo, e Petrone ha evidenziato che “non era facile vincere questa partita, non era la giornata per giocare bene, Matteo ci ha messo cuore, personalità e attaccamento. Se la meritava. È andato oltre le più rosee aspettative grazie al suo impegno, al lavoro e alla professionalità. Ha migliorato il servizio, ma c’è ancora tanto da lavorare, la solidità a fondo campo e soprattutto la gestione del match; non deve demoralizzarsi dopo un momento sfavorevole. Nel 2024 non sappiamo dove potrà arrivare, ci concentreremo su un ulteriore miglioramento”.  La collaborazione è cominciata quando Arnaldi non era tra i primi 900 e Petrone. Come raccontato in una bella intervista a Super Tennis, voleva “investire non avendo esperienza con ragazzi a livello Atp. Ho scommesso in lui perché ho visto un potenziale immenso, la grande passione per il tennis. La scommessa ha pagato, è andata bene e stanno arrivando i guadagni importanti dal punto di vista economico”.

Legatissimo alla sua famiglia e alla propria terra, oggi 22 anni, in un’altra intervista aveva ricordato come si fosse svolto il torneo Challenger nella sua Sanremo: “Giocavo in casa e conoscevo tutti. Ho iniziato a giocare a tennis proprio lì, infatti ho colpito le prime palline a cinque anni grazie a mio nonno. Anche quando passo periodi in cui vinco poco non mi stufo mai di questo sport. Ogni giorno riesco a divertirmi e questo penso sia un aspetto positivo. La vita del tennista non la soffro, stare fuori di casa mi piace e gli anni da under 18 sono stati una palestra che mi hanno preparato per quella che è diventata la mia vita”.

Ora è arrivata la degna conclusione di un 2023 stellare, in cui già era stato tra i candidati tra gli Atleti Liguri dell’anno per la stagione precedente, in cui alla serata delle stelle del Tennis italiano a Genova aveva spiegato ai nostri microfoni che “Non aveva iniziato bene l’anno, era stato un momento difficile sino ad aprile, e che poi comunque hanno deciso di dare fiducia al lavoro, e i risultati piano piano sono arrivati. Il primo tabellone Master 1000 a Roma e poi le Next Gen di Milano”.

Nella sua ascesa infatti proprio ad aprile 2022 aveva raggiunto a Spalato la sua prima semifinale Challenger in singolare, partendo dalle qualificazioni; quindi a maggio fa il suo esordio nel circuito ATP agli Internazionali d’Italia, entrando nel tabellone principale sia in singolare sia in doppio grazie alle wild card conquistate nei tornei di pre-qualificazione; dunque l’esordio in un Grande Slam a Wimbledon. Tutti risultati confermati e migliorati quest’anno, con questo successo che proietta direttamente la sua storia nella Grande Storia. Se Sinner è stato il Principe Azzurro, Matteo è stato il primo dei cavalieri. Senza dimenticare tutti coloro che hanno combattuto in passato per tenere alto il nome dell’Italia nelle difficoltà, come Fognini, ma anche Lorenzo Musetti, campione cresciuto in Liguria, prima a Spezia con CT e Junior Tennis e poi sui campi del Park Tennis Club, e che anche lui ha ricevuto il premio come miglior giocatore dell’anno nei SuperTennis Awards che tenutosi al Porto Antico di Genova. E pure lui sceso in campo contro il Canada nel primo turno dei gironi, e poi ancora contro il Cile e la Svezia, turni in cui hanno riportato delle vittorie decisive per andare avanti, quando Sinner era troppo stanco per scendere nella pugna e levare la sua racchetta come un invincibile Durlindana. Un gioco di squadra che è valso la festa più bella. Un gioco in cui la Liguria ha prestato il suo braccio a tutta la Nazione, in un arco che da San Remo ha raggiunto Bolzano.

Federico Burlando

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