Lo Sport contro le cattive abitudini, un assist per la Vita

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Le cattive abitudini sono dure a morire, recita un adagio, ed è per questo che non bisognerebbe mai svilupparle, men che mai da bambini, quando lo spirito, il corpo, la testa sono estremamente plasmabili, e ogni traccia loro impressa potrebbe restarvi per tutta la vita. Sono come un muro: una volta che ce se ne vuole liberare, c’è il rischio di trovarsene avvolti e prigionieri. Purtroppo è più facile perdere quelle buone, ma anche queste hanno la virtù di resistere se erette molto presto, in tenera età. È perciò fondamentale in tutti i sensi porre le giuste basi quanto prima: perché su di esse si possa innalzare una mentalità vincente su tutto ciò che corrode, così che la routine non diventi una carceriera che ci ingabbia nel vizio, ma una fortezza che lo argina e ci permette di vederci nel punto più in alto in cui possiamo immaginarci.

Come si impedisce a un bambino di assumere cattive abitudini? La domanda più che un milione di dollari vale qualche miliardo di cellule adipose. Se per altri fattori, come lo sviluppo della personalità, è più difficile ottenere risposte certe, la scienza è riuscita a quantificare i danni e i benefici di un regime alimentare sano per un minore e il prosieguo della sua vita, sino a influirne sulle aspettative. Uno studio del 2010 della Professoressa Giuseppina Calcagnile dell’Università del Molise per conto del Coni del Lazio lo illustra molto bene: le cellule adipose sono quelle che deputate a sintetizzare, accumulare e cedere Lipidi o Grassi, i quali come tutti i nutrienti sono essenziali per l’essere umano, ma vanno consumati con equilibrio. Le persone normopeso hanno tra i 25-30 miliardi di cellule, quelle obese tra i 40 e i 100 miliardi. Le loro dimensioni variano a seconda di quanto si ingrassa o si diminuisca, e il loro numero potenziale viene sviluppato nell’adolescenza.  In quella fase però la situazione può già risultare compromessa o al contrario alleggerita dalle abitudini adottate nella fase precedente, quella scolare-pediatrica.

Il ciclo vizioso dell’Iperalimentazione e dell’Ipoattività

È tutta una questione di circoli, viziosi e virtuosi, con lo Sport che può spostare i bambini e futuri adulti dai secondi verso i primi. Un bambino che non pratica attività fisica e quindi nello specifico quella sportiva tende a ingrassare e a scendere in uno stato di noia e antipatia, che si autoalimenta dalla mancanza di attività e che si alimenta con un’eccessiva assunzione di calorie. L’Iperalimentazione e l’ipoattività insomma si sostengono a vicenda. Un legame cementificato dalla noia.

Lo mette bene in luce un articolo di Federico Mereta per il Secolo XIX, “La Noia e l’inattività fisica nella vita dei bambini porta all’eccesso di cibo”, del 13 novembre 2023, che inquadra nel dettaglio una ricerca coordinata da Rebecca Stone e Jackie Blissett dell’Università di Aston, insieme a Emma Haycraft dell’Università Loughbourgh, uno studio apparso sulla rivista Food Quality and Preference. “A 4 anni i bambini tenderebbero ad introitare il 79% di calorie in più rispetto a quanto avviene quando l’umore è neutro, quindi non certo quando sono particolarmente felici, sovraeccitati o mentalmente impegnati. Il bimbo annoiato tende a sperimentare atteggiamenti a tavola segnati da gola e ricerca di cibi” e “c’è quindi il rischio che il cronico annoiarsi si trasformi stimolo all’eccesso di cibi, il carburante ideale per il sovrappeso in età pediatrica”.

L’articolo giustamente poi insiste sull’importanza per il bambino di imparare a gestire la noia perché non tutti i momenti della sua vita possono essere impegnati e fornisce alcuni validi consigli comportamentali, come non fare promesse di leccornie, ad esempio: “se mangi le verdure poi ti do il gelato”; a evitare di tenere la TV accesa nel momento del pasto per evitare di creare “nicchie temporali” in cui il bambino corra il rischio di astrarsi ancora di più da chi è vicino a lui ; e soprattutto invita a mangiare sempre assieme le stesse cose per dare il buon esempio, spronandolo così a mangiare frutta e verdura -spesso non gradite di primo acchito-

L’importanza di un’alimentazione sana

Qui si può aprire una finestra che in realtà è uno dei perni della questione, e un tema a cui Stelle dello Sport si è sempre interessato molto: qual è un’alimentazione corretta per crescere sani, da giovanissimi, e stare in forma a tutte le età? Un tema che portiamo tutti gli anni in più scuole col sostegno degli esperti della Clinica Montallegro assieme agli incontri tra gli studenti e i grandi campioni, che come tali sono anche grandi esempi e quindi poi mangiano sempre “benissimo”.

Una serie di incontri nel 2022 intitolata Sport, Alimentazione, Movimento” aperta dal dottor Luca Spigno, specialista in Scienze dell’alimentazione e coordinatore del progetto scientifico proprio di Montallegro “Più gusto per la Vita”, che vedeva nel 2015 nei pargoli genovesi degli assidui sportivi, in netto contrasto con la media nazionale purtroppo stigmatizzata da molti altri studi, come quello di Calcagnile del 2010, per cui solo un bambino su dieci praticava attività fisica in modo adeguato per la propria età – e chissà che Stelle nello Sport non abbia dei meriti sulle virtù zenéixi-. Spiegazioni semplici e divertenti: una dieta colorata, con una tinta per ogni vitamina, e Mediterranea, considerando la grande ricchezza dei prodotti delle nostre terre; giusto un cucchiaino di zucchero, anche in forma di bibita, nei liquidi, ma solo per riequilibrare uno sforzo sportivo; tanto olio nei condimenti per favorire i radicali liberi, e soprattutto tanto Sport, che contiene serotonina, la “molecola della felicità”… che è anche quella del cioccolato!

Sport, alimentazione e movimento con Stelle nello Sport e Montallegro

Lo Sport contro obesità infantile, noia e cattive abitudini

Qui ci si ricollega allo Sport, che molti campioni che vengono da periferie difficili garantiscono tenga lontano dalle cattive compagnie. Ma tra queste, che si sia agiati o meno, andrebbero inclusi pure il televisore, lo smartphone, e un po’ tutti i device con lo schermo. I quali di per sé non avrebbero una cattiva influenza, hanno anzi delle straordinarie potenzialità. Ma un bambino ovviamente ha delle difficoltà a discernere l’uso dall’abuso. Non è facile e di sovente è addirittura impossibile avere qualcuno che stia affianco a un bambino/ragazzo per controllarlo ed evitare che diventi succube di un intrattenimento invadente. Basti pensare alla quantità e alle tipologie di prodotti alimentari che scorrono nelle pubblicità tra i programmi pensati apposta per i minori. Si tratta spesso di dolciumi e snack di fabbricazione industriale, pensati apposta per ingolosire, e che oltre magari a spingere il giovane verso regimi dietetici poco equilibrati quando può scegliersi da sé la merendina, lo spingono a mangiare, gli passano questo come spunto per riempire il tempo. È qualcosa di naturale anche in mancanza di stimoli: a molti (a tutti?!?) può capitare nel cuore del pomeriggio o della tarda mattinata di alzarsi dalla sedia dello studio o del salotto, passare per la cucina e aprire il frigo senza un apparente motivo. In realtà si sta cadendo nella tentazione di sgranocchiare qualcosa, e forse è il momento di concedersi la famosa mela o il bocconcino salutare che allontana la fame. È il medesimo istante in cui i bambini e i ragazzi soli in casa o non costantemente vigilati arraffano la prima cosa che trovano sotto gli occhi. Lo Sport quindi in primis può servire come uno spazio di crescita e di ricreazione lontano da queste tentazioni, o perlomeno è una validissima opportunità per sostituire uno spazio che altrimenti sarebbe vuoto e non vigilato con un’attività controllata dagli istruttori.

Lo Sport è anche e soprattutto formazione e aggregazione. Insegna col divertimento l’autodisciplina, che poi può riflettersi in un più sapiente controllo della noia e della propria alimentazione. Innanzitutto però aiuta ad avere una corretta percezione delle necessità del proprio corpo. Secondo uno studio di Laura Bortoli del 2011, ricercatrice dell’Università di Chieti per il Dipartimento di Scienze dell’Educazione Motoria, pubblicato sul Journal of Sports Science, i bambini in sovrappeso spesso presentano una percezione distorta del proprio corpo, della postura e del peso, mentre i praticanti Sport presentano scarti inferiori fra immagine corporea reale di sé stessi e immagine ideale. “I maschi hanno una self-efficacy motoria superiore alle femmine e indipendentemente dal genere, i bambini praticanti sport hanno una percezione di efficacia superiore ai non praticanti”.  Del resto lo Sport è soprattutto confronto, competitività costruttiva, collaborazione. E contatto coi propri coetanei. Un raffronto tra sé e i compagni di gioco e Sport aiuta a capire cosa si può migliorare della propria condizione e soprattutto come. Allontana la sensazione di isolamento che porta alla noia incontrollata. Infine non solo comporta il consumo delle calorie in eccesso, ma induce ad allenarsi di più, magari per ricercare la compagnia degli amici e delle conoscenze sviluppate nel corso delle attività.

Il circolo vizioso vede il bambino che tende ad escludersi dalle attività ludico-motorie vivendo una condizione di ipocinesia causa di ulteriore aumento di peso. Bassi livelli di pratica motoria nell’età scolare sono i presupposti di stili di vita sedentari in età adulta, come emerso già nel 2003 da uno studio di Tuija Tammelin (e altri suoi colleghi) pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine. Il giovane che matura in fase evolutiva problemi di sovrappeso se non addirittura di obesità e cade preda di ipocinesia in futuro potrebbe trasformarsi in un adulto che soffre di problemi alla schiena, alle ginocchia, ipertensione, resistenza insulinica, diabete, e arterie ostruite.

Il Circolo Virtuoso è lo Sport. Che si può cominciare o ricominciare, e continuare, a praticare a tutte le età. Non è mai troppo tardi. Ma non è mai abbastanza presto. Già un bambino che dovessi avvicinarsi allo Sport per la prima volta con problemi di sovrappeso incontra delle difficoltà iniziali. Cominciare da adulti, quando si è radicata una cattiva abitudine che può essere solo abbattuta a fatica, lo è e ancora di più. Se davvero si vuole il meglio per i propri bambini, allora bisogna immaginarseli un domani tutti Olimpionici. Ovviamente non nell’accezione che tutti devono avere una condizione tale da poter partecipare ai Giochi…ma che possano puntare al punto più alto di sé stessi a cui possano ambire. Il motto a Cinque Cerchi così recita: “Citius, Altius, Fortius – Communiter”, ovvero “Più veloce, più in alto, più forte – insieme”. Una versione di sé stessi che si può raggiungere con una buona partenza, da bambini, in casa facendo caso a ciò che si porta in tavola, ma soprattutto cercando di stare fuori a fare Sport. Divertendosi sempre e non annoiandosi mai.

Federico Burlando

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