La vita a gonfie vele di Edoardo Bianchi

0

Ci sono gli esami e c’è la maturità. Per quasi tutti c’è un momento in cui gli uni e gli altri sulla carta coincidono poco dopo i 18 anni, poi in realtà ci sono delle stagioni dell’anima, in cui magari si affrontano prove che danno un senso di compiutezza.

Per Edoardo Bianchi è sempre quella per andare per il mare, in barca a Vela, magari progettata da lui stesso. E ogni cimento completato non è un arrivo definitivo, ma un capitolo chiuso di un diario di bordo da cui attingere spunti e appunti per la spedizione dell’indomani. Sentendosi magari completi agli opposti estremi di una lunga tratta in mare ma mai davvero arrivati. Anche perché se si fosse fermato alla prima tappa di prestigio, gli sarebbe toccato gettare l’ancora una volta per tutte ad appena 19 primavere, al Pireo in cui aveva appena difeso i colori dell’Italia ad Atene 2004. Non ha lasciato, ha raddoppiato: il prossimo maggio di candeline ne spegnerà 38 e da veleggiare in azzurro a Cinque Cerchi su una classe Tornado ha progettato Team Genova con la sua San Giorgio Marine per la Ocean Race e ha rimesso a posto la barca di Ambrogio Beccaria che si è piazzata seconda alla Route Du Rhum. Una magnifica Odissea, che ha visto tuttavia sempre la Liguria come punto fermo.

È per l’appunto il 2004 quando sale sul Palco di Stelle nello Sport per il Gala a ricevere, assieme a Francesco Marcolini, un premio anche se il giorno dopo ha l’esame di maturità! Eppure i due ragazzi, genovesi nonostante Edoardo sia nato a Varese nel 1985, ne he hanno già date di prove di maturità, forse non più importanti ma più difficili. E altre ancora si profilano all’orizzonte.

Classificandosi infatti nel marzo di quell’anno al decimo posto dell’Europeo di catamarano Olimpico Tornado, primi tra gli azzurri, si qualificano ai Giochi nella terra di Ulisse, dove raccolgono addirittura un altro 10° posto, ma stavolta contro avversari di tutto il mondo.  A metà tra i due exploit, il Gala: dove si conferma maturo con ben più di una sera di anticipo; emozionatissimo ma deciso, sbarazzino nella sua eleganza, forse non a suo agio come su una prua ma comunque volto con solare fermezza a un obiettivo, poche parole, commosse, gioiose e coscienziose. Saluta e dedica il premio al suo allenatore: “Colui che mi ha messo in barca per la prima volta, L’Ing. Maurizio Bolens, più comunemente chiamato da tutti noi velisti Bou, è solo grazie a lui se mi trovo qua, a realizzare il sogno di una vita, e molto velocemente!”

Bianchi sbarca al Pireo con già una considerevole scia di successi alle sue spalle: 1° nei Campionati Italiani del 2003 e del 2004, replica sino al 2006, così come la partecipazione ai giochi: a Pechino nel 2008 migliora il proprio record, issandosi al 7° posto. Ai Mondiali di Auckland del medesimo anno arriva 5°.

Gli esami però non finiscono mai, l’importante è sapersi scegliere che quelli che ti aiutano a crescere, alla tua altezza futura, che per Edoardo Bianchi significa sempre e comunque a livello del mare: dalla maturità alla Tesi di Laurea, Ingegneria navale al Polo Marconi di La Spezia. Compagni di banco, Gianluca Guelfi e Ambrogio Beccaria, due non proprio qualsiasi: artigiani e artisti della Vela, assieme ormai non solo navigati marinai ma anche professionisti hanno recentemente rimesso in sesto il Class 40 AllaGrande per permettere a Beccaria di correre la Route Du Rhum e piazzarsi secondo. 3 ragazzi che già nel Golfo dei Poeti sognavano meraviglie: in particolare Edoardo. La sua Tesi è la progettazione e realizzazione di Whites Dragons, un catamarano volante con dei V foil ispirati ai prototipi degli Anni 50 e albero rotante capace di sfrecciare sull’acqua a oltre 30 nodi. Un progetto che coinvolge tutto il territorio e che gli vale, oltre che la Lode, la chiamata dal cantiere Persico Marine; lì lavora come project manager all’AC75 italiano che ha corso nel 2021 la 36° edizione della Coppa America, un Luna Rosa Prada Pirelli. Nel frattempo fonda Blacks Composites, produzione di componenti automotive e nautici e di progetti di ricerca & sviluppo.

Oggi, anzi la settimana o l’anno scorso, a seconda del punto di vista, l’ultimo capitolo di una storia che non finisce mai: nell’aprile 2022 fonda  la San Giorgio Marine, una dichiarazione di genovesità e inevitabilmente di conquista dei mari sotto l’insegna dell’avventura che, da bravi Zenéixi, si miscela al ragionamento ambizioso ma ben ponderato, lo stesso che spingeva sui loro legni Colombo, gli Embriaco, i D’Oria…”un cantiere situato nel cuore del porto, una struttura che mette a fattor comune tutto il know-how e l’esperienza del passato dei suoi fondatori, per offrire la più eccellente tecnologia nella costruzione e nella riparazione di barche a vela in materiale composito”, recita fiero al varo della sua creatura. “Alla Grande” è stata “la prima grande barca costruita dal cantiere”, e può facilmente diventare la risposta concreta su come filano i loro legni.

Meno di un anno dopo e poco meno di venti stagioni dal tempo di Atene, non più sbarbato, tradisce il medesimo entusiasmo che manifestava sul palco del Gala, Ben maturo lo era già prima, che sarebbe maturato benissimo lo si poteva facilmente presagire, una stagione dell’anima dopo l’altra: “È un anno importante per la vela oceanica italiana…avere quest’opportunità, Team Genova a Genova nel mio cantiere -concepita per correre la Ocean Race che avrà nella Superba la destinazione finale– e averla finalmente in acqua mi fa venire la pelle d’oca… è un sogno che stiamo riuscendo a portare avanti”.  Parlava di un sogno di una vita intera nel 2004, parla di un sogno in via di realizzazione nel 2023. Per essere veramente completi, superata una prova a pieni voti, si ricomincia cercandosene una nuova. Mai veramente da capo, e nel suo caso sempre dal livello del mare.

Federico Burlando

 

Per ulteriori informazioni:

Chi siamo

 

Le eccellenze di Genova nelle tappe internazionali di The Ocean Race in attesa del “Grand Finale”

Condividi questo articolo