Davide Rebellin, un saluto oltre Tempo massimo

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Quando è stato il tempo di Davide Rebellin? Festa della Repubblica 2022, praticamente 30 anni tondi di professionismo alle spalle, cominciati in realtà a settembre, subito dopo le Olimpiadi da Dilettante di Barcellona.

Quando aveva cominciato con la MG Boys Maglificio-Technogym, costruita sul nucleo della Del Tongo che aveva fatto vincere il Giro d’Italia a Franco Chioccioli l’anno prima, quest’ultimo era considerato prossimo al ritiro dopo 10 anni di corse. In quella squadra delle meraviglie passate e future e poi di nuove passate, c’era il Re Leone Cipollini, che avrebbe appeso la bicicletta al chiodo a 41 primavere, di cui 19 sul sellino; e Monsieur Roubaix Ballerini, 37 anni e 15 stagioni prima del passaggio da guidare un manubrio alla Nazionale Italiana. Davide Rebellin è ancora lì invece a 51 anni, 6 mesi fa esatti, tre lustri meno della Repubblica, al Giro dell’Appennino, dove taglia il traguardo di Genova al 19° posto, a 4’46” dal vincitore. Dopo “un lungo periodo di riabilitazione dopo il mio infortunio alla tibia e perone dello scorso 18 settembre, scrive su Instagram. “Il mio desiderio però è sempre stato quello di ritornare, di rimettermi il numero sulla schiena e rivivere quelle speciali emozioni che sono un mix di adrenalina, divertimento, passione che le competizioni ancora mi sanno trasmettere. Non so ancora per quanto tempo, per quante gare, ma l’importante è ripartire e credere sempre nei propri sogni“.  Oggi suona come un ammonimento che sfugge dalle strade del Ciclismo e percorre quelle della vita di ciascuno di noi, non importa il tempo e l’ora, conta coglierlo e dare il massimo. La sua eredità non è solo nelle parole, ma nell’esempio.

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Qual è stato il tempo di Davide Rebellin? Il momento? Davide Rebellin che in quell’Olimpiade del 1992 ci arriva da favorito e uomo di punta della Nazionale, con l’argento ai Mondiali Dilettanti del 1991 in saccoccia, e si sacrifica per assicurare una vittoria di squadra che mancava dal 1968, facendo da scudiero a Fabio Casartelli, che morirà nel Tour del 1995 sbattendo la testa su un paracarro. Sembra che la Nera Signora abbia un occhio di riguardo per i ciclisti, quello che manca agli autisti di Campioni e ai Pirati della Strada tutti. Laddove non ci si mette la cecità degli uomini al volante, è la sorte avversa a vederci benissimo.

Pensiamo all’amico e compagno Franco Ballerini, un’altra Stella sfortunata. Con qualche lite per i Mondiali del 2004, che si corrono a Verona, a due passi da casa: Franco da CT non vuole convocarlo, Davide chiede e ottiene la nazionalità argentina pur di partecipare. Le formalità burocratiche non vengono espletate per tempo e così deve rinunciare. Si sono poi ricongiunti, non solo ora che sono accomunati dalla tragedia, e Rebellin correrà all’Olimpiade del 2008 nella Corsa in Linea.

Monsieur Roubaix Franco Ballerini al Gala 2006: “La gara che mi ha fatto sognare”

Già, la medaglia d’argento di Pechino. Un caso controverso.  Davide lo vince, ma in seguito risulta positivo al CERA, il doping EPO di 3°generazione. La Commissione Disciplinare del Cio gli disconosce la medaglia e gli impone di restituirla, il tempo di Davide Rebellin sono anche i 7 anni che attende la sentenza di definitiva assoluzione, che arriverà nel 2016. La medaglia però non tornerà più. Il suo tempo era stato lo stesso del vincitore, 6h23′49″. Erano arrivati in 6 a disputarsi la medaglia per qualche centimetro. Quelli che non ha mai lasciato.

Quando è stato il tempo di Davide Rebellin? Ha più di 30 anni quando si rende conto che non è tagliato per imporsi sulle grandi corse a tappe. In ogni accezione, gli inizi sono sin troppo promettenti: ma poi passata la prima settimana di ognuna di esse della sua prima fase di carriera, la gamba proprio non ce la fa a seguire cuore e testa, e il distacco tra di loro si rifletta anche nella classifica generale. Quando sarebbe stato il tempo per ritirarsi, per Rebellin invece è quello di reinventarsi. Diventa specialista delle Classiche: a 33 anni nel 2004 arriva primo ad Amstel Gold Race, Freccia Vallone e Liegi-Baston-Liegi.

Si era definitivamente ritirato il 16 ottobre sulle strade di casa, alla Veneto Classic, un 30° posto che era una lode per i 30 anni di carriera Pro, stavolta sì pienamente tondi.  La settimana prossima avrebbe dovuto parlare il sindaco di Lonigo, paese dove il campione risiedeva, per organizzare ad aprile 2023 una festa celebrativa del suo addio alle corse. Un evento che si doveva concludere con una maxi-biciclettata cui sarebbero stati invitati molti campioni ed ex compagni di maglia di Rebellin.

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Come ha detto Cipollini: “Pedaleremo assieme sulle strade dell’Infinito”. Quello è il tempo di Davide Rebellin: in quella lunghissima corsa a Tappe, lui, Casartelli e Ballerini sono già in fuga verso il Gran Premio della Leggenda. Assieme a Scarponi, senza dimenticare chi Campione non è, ma è stato altrettanto “sfortunato”. È la 103esima morte di un ciclista in Italia dall’inizio dell’anno. Un numero impressionante. Ha evidenziato il numero uno del Coni Malagò. «Quando vengono colpiti da questa tragedia protagonisti del nostro mondo, dello sport e del ciclismo, come Davide e come lo è stato Scarponi, c’è una ribalta mediatica. Ma penso si debba agire in fretta. C’è un utilizzo della bicicletta che più o meno ognuno fa a livello ludico, come pratica motoria o addirittura di chi lo fa per lavorare, come in questo caso. È un ulteriore elemento di riflessione»

Ora questi altri 102 meno noti ma non meno importanti, potranno andare in fuga pure loro sulle strade dell’Infinito. È giunto il loro tempo troppo presto, e hanno fatto scattare tutti assieme il tempo di agire perché non giunga più per altri. Ci sono traguardi che vanno oltre il Ciclismo, e ci sono Campioni come Davide a ricordarcelo già da ora che lo hanno tagliato troppo presto.

Federico Burlando

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