Ornella Marchese e la Pallavolo dei valori umani

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“Sangue dalle rape” è un concetto che viene spesso attribuito al lavoro di Gian Luigi Corti per la Pallavolo Ligure, a sottolineare come riuscisse spesso a fare miracoli nonostante risorse molto limitate.

Ma se sul suo percorso sul piano materiale non trovava altro che aridi fazzoletti di terra su cui piantare i suoi semi, a livello umano gli si sono parati davanti portentosi germogli di cuore, cervello, talento e generosità. Che ha aiutato a crescere con amore e cura, ma che poi sono stati capaci di coltivarsi benissimo da soli, seminare e dar frutti a loro volta. Sicché è una strada che è una vera Meraviglia, pare i semimitologici Giardini Pensili di Babilonia, perché si è fatta rigogliosissima e sale sempre verso l’alto, verso le Stelle. Uno di questi germogli che si son fatti crescere le gambe e hanno cominciato a diramare una via tutta loro, ed eppure una strada indubbiamente Maestra, è Ornella Marchese. L’introduzione botanica non è casuale, così come non lo è l’assegnazione della Palma di Bronzo al merito tecnico di pochi giorni addietro da parte del Coni dal presidente Antonio Micillo a tre anni di distanza dalla Rete d’Oro dalla Fipav Liguria della presidente Anna Del Vigo. Dietro ci stanno duro lavoro, dedizione, intelligenza.

Ornella è stata una Campionessa sul parquet, ma soprattutto una volta smessi i panni della giocatrice. Uno degli scopi nello Sport è insegnare che lo spirito a contare, lì si vede chi è il vero fuoriclasse, nel senso di colui che come è sempre disposto ad apprendere, con umiltà e tenacia, è già proiettato a condividere questa nuova esperienza acquisita col resto del mondo. Magari prima con compagni e compagne, e poi con allieve e allievi.

Infatti Ornella quando ricorda la sé stessa giocatrice rammenta più gli aneddoti, i legami creati, le storie dietro i risultati. Che pure sono arrivati: partita dalla Scuola Media di Genova Rivarolo e poi transitata per la Valsanson, ha vinto uno scudetto con l’Alzano Lombardo nel 1976-77 a cui era approdata sedicenne proprio grazie all’intercessione di Gian Luigi -gli piaceva ricordare bonario che l’aveva ceduta solo per un set di 15 palloni!- e ha raccolto 148 presenze con la maglia della Nazionale, prima di ritornare nella sua Genova.  I tempi del demiurgo Julio Velasco che tanto ha fatto per rendere tutto il movimento competitivo sul piano internazionale erano ancora distanti, ma se le giocatrici delle generazioni successive hanno potuto approfittarne è soprattutto per merito dell’impegno di persone come Ornella che hanno contribuito a colmare le distanze. In ogni ruolo: ad esempio come vice CT della Selezione Paralimpica che va alle Olimpiadi di Los Angeles 84’.

Lo ricordava già una volta ricevuta la Rete D’Oro nel 2019 per il suo contributo alla Pallavolo Ligure: “Quando ti volti indietro, devi usare un filtro speciale, quello della riconoscenza. Il premio è anche e soprattutto un tributo a quelle persone che mi hanno portato in palestra, che mi hanno allevato, educato, spronato. Senza di loro, non sarei diventata quello che sono, né avrei potuto fare un decimo di quello che ho fatto”. E allora oltre a Gian Luigi tra i suoi precettori menzionava il Professor Carmarino.

 

E di loro ricorda soprattutto la “follia coraggiosa che dal niente creavano squadre e società”. Ed è col medesimo spirito che ha dato vita al suo ultimo capolavoro: la Scuola di Pallavolo Carasco. Un progetto nato laddove c’erano poche risorse e tanta voglia, nel Tigullio non rappresentato dai grandi centri sul mare (Lavagna, Chiavari, Sestri).

È stata la situazione ideale, cioè la più ostica e stimolante, per mettersi al 100% in gioco. Ora sono passati più di 10 anni dalla fondazione, una pandemia, una Rete d’Oro e una Palma di Bronzo.

Premiate le eccellenze liguri. A Ornella Marchese la “Rete d’Oro”

È proprio ciò che insegna la sua storia, di chi l’ha preceduta e di chi senz’altro la seguirà: a inondare i campi sportivi col sangue cavato con fatica e buzzo buono dalle rape, le crescite sono miracolose. Lei è una testimonianza DOC, denominazione di Origine Corti. Con la Follia Generosa innestata nel DNA.

Che soddisfazione questa palma d’Oro al merito tecnico. Segnale di una grande semina che hai praticato nel mondo della Pallavolo in tantissimi anni

“Guarda, per me è veramente un’emozione immensa. Soprattutto ricevere questo premio così prestigioso nella mia Genova, da dove sono partita, nel lontanissimo 69’ coi Giochi della Gioventù della Scuola Media di Rivarolo.  E da lì…la mia carriera è stata importante, fortunata, e ho proseguito e sto proseguendo a fare ciò che mi piace di più trasmettere ai giovani la gioia, il divertimento e la voglia di giocare”

Un flash della tua carriera?

“Ho giocato tanto, ho perso tanto e vinto qualcosa…la soddisfazione più grande è la partecipazione come tecnico agli Special Olimpics di Los Angeles 1984. Non ho fatto le Olimpiadi come giocatrice perché non ci siamo qualificate nei miei anni, ma ho avuto la soddisfazione di fare le Olimpiadi, Special. È il ricordo più bello che ho nel cuore”

Intervista di Marco Callai, Articolo di Federico Burlando

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