Paolo Banchero prima scelta NBA con la Liguria nelle radici

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Il suo futuro non sarà la terra dei Cow Boy, ma quella della Magia, non lontano da Disneyland e dalle sue principesse, lui che è un “Duca” proveniente dal college Duke; il suo lontano avito passato è la Liguria, che però sarà pur essa, per sua decisione, un pezzetto del suo futuro. Paolo Banchero è tato selezionato come prima scelta del Draft NBA, ha origini liguri di Savignone e per questo ha la cittadinanza Italianai cui colori ha deciso di difendere sul parquet internazionale.

Il Draft NBA letteralmente parlando è traducibile come “lotteria”, ma c’è pochissimo caso nelle decisioni che determinano le scelte. Le varie squadre sono chiamate a scegliere una per volta, in un ordine deciso dalla posizione in classifica dell’anno precedente, con le più “ultime” per prime, dagli accordi di mercato e da un sorteggio ponderato, un giocatore tra i nuovi prospetti provenienti dai college o dall’Europa. Essere la prima scelta quasi sempre significa essere considerato come uno dei futuri più forti giocatori del pianeta e dominatori della Lega.

È una nomina a diventare Re e il Duca Banchero sembra prontissimo.

La prima Scelta 

Un eccellente gioco di piedi, un formidabile potenziale offensivo dovuto a una grande creatività di gioco abbinata a rapidità, tecnica e atletismo, e soprattutto un grande estro nelle finte e contro finte lo rendono il miglior attaccante opzionabile per il Draft.

Scelte, finte e controfinte sembrano contraddistinguerne l’alba della sua epopea cestistica: sino a 24 ore prima dell’inizio del Draft sembrava essere destinato a essere la terza scelta, un ruolo di assoluto prestigio, ma non la prima, con gli oneri e gli onori che ne derivano; gli Orlando Magic, la squadra che alla fine l’ha ingaggiato, sembravano dovessero andare su Jabari Smith, un altro attaccante molto promettente, mentre gli Oklahoma City Thunder, i secondi a scegliere, avrebbero scelto in ogni caso il più difensivo e granitico Chet Holmgren, più adatto ai loro schemi. Paolo avrebbe così dovuto avere come rampa di lancio per la galassia NBA gli Houston Rockets, terza scelta, ma Orlando ha tenuto nascosto le proprie carte sino all’ultimo, facendo uscire dalla manica con un numero di prestigio l’estro di Paolo solo all’ultimo secondo.

Le spalle larghe di Paolo Banchero

 

Ora si pensa che i Magic abbiano guadagnato sufficiente talento sulla trequarti avversaria per diventare una squadra da titolo, sta per cominciare la pre season, praticamente la serie di amichevoli che precede di un mesetto l’avvio della stagione vera e propria, e già lì Paolo potrà dimostrare di non essere tanto una prima scelta, quanto una primissima.

“Voglio essere il Rookie (la matricola, ndr) dell’anno – ha detto – Non mi nascondo, potrei diventare il giocatore più importante nonostante io sia una matricola. Vorrei diventarlo senza mancare di rispetto ai miei compagni di squadra. Le partite da giocare saranno ottantadue ed essere sempre al top è impossibile, per questo sarà importante mantenere i piedi per terra e divertirsi.

Qui a Orlando sono stato accolto alla grande e ho trovato un gruppo di persone unito che mi ha fatto sentire subito a casa“. 

Le origini Liguri di Big Paolo

Ecco, casa, finte e controfinte: è bene dirlo subito. Ha scelto l’Italia col cuore, anche se ha ammesso di non conoscere che poche parole. La sua casa non sono le valli di Savignone ma i grattacieli di Seattle. Ed è stato lui stesso ad ammetterlo con molta umiltà, quando gli hanno ricordato il precedente del 2007 del “Mago” Andrea Bargnani -che però nei Magics non ci ha mai giocato! -, il primo Europeo (e azzurro) a essere la prima scelta di un draft: “Beh onestamente definirmi così non è molto giusto nei confronti di Andrea Bargnani. Lui è nato e cresciuto in Italia, io a Seattle. Ma sono comunque molto orgoglioso di poter rappresentare l’Italia nella Nba”.

Nome italianissimo, ma impatto decisamente Star and Stipes: aspetto afroamericano e look che nel Vecchio Continente si troverebbe esagerato, dalla punta dalle treccine alle sneakers, e fin qui invero non si è ancora trascesi fuori dalla norma, passando per una giacca viola coi neon che effettivamente cattura gli occhi, e da l’idea già dal primo sguardo che non si tratti di un missionario, anche se la sua mission l’ha messa bene in chiaro.

Ma come arrivano i Banchero dall’altra parte dell’Oceano e degli Stati Uniti?

I bisnonni liguri di Paolo emigrarono negli Stati Uniti dalla Val Brevenna, dove tutt’ora vivono alcuni parenti, all’inizio del novecento, per lavorare come contadini e minatori nelle miniere di carbone. In breve però misero su una vera e propria fortuna nel campo della macelleria. Chissà, magari Paolo è dinasticamente legato a quell’Elvio Banchero, originario di Alessandria, che è nell Hall of Fame del Genoa, che andò a un passo dal guidare il Grifone verso la vittoria del primo campionato a girone unico, ed era soprannominato “l’uomo del fango” per la capacità di segnare a raffica nei giorni e nei campi bagnati dalla pioggia.

La nuova stella del NBA invece per il momento viene appellato “Big Paolo” anche se forse in famiglia qualcuno lo avrà chiamato Paolino, ultimo anello di una catena di grande successo anche sportivo.

I Banchero a Stelle e Strisce infatti hanno tirato su una vera e propria fortuna con il business della macelleria.

Due cuori e una capanna, due campioni e un college

Qui si arriva ai genitori: il papà Mario ha giocato a Football Americano a livello collegiale con i Washington Huskies prima di dedicarsi all’attività di famiglia. conquistando nel suo anno da sophomore un titolo di conference. Ma al college trova qualcosa di persino più importante di un titolo o di un’istruzione: l’amore della sua vita, la fortissima giocatrice di pallacanestro Rhonda Smith, anche lei originaria di Seattle e militante negli Huskies, con cui stabilisce il record assoluto di punti segnati nella storia del college con 2.948, conquistandosi un posto nella Hall of Fame dell’alma mater.

Al contrario del futuro consorte si impegna nel mondo sportivo anche al di fuori dell’ambiente accademico: nel 1995 si trasferisce a Taiwan per disputare la sua prima stagione da professionista, l’anno successivo torna negli USA giocando in serie minori e nel 2001 le Sacramento Monarchs la scelgono con il numero 46 al terzo giro del Draft facendo di lei la prima cestista uscita dalla University of Washington ad essere selezionata dalla WNBA.

Dalla famiglia alla scuola, dall’Università al NBA

I genitori non gli hanno donato soltanto dei geni pressoché perfetti, ma gli insegnano il valore del sacrificio e del duro lavoro. A ciò si aggiunge una vitalità e una passione dirompenti per ogni attività motoria, Il piccol Big Paolo pratica molti sport e riesce benissimo in tutti. Si dedica soprattutto alla pallacanestro e al football americano, come i suoi genitori, diventando tra i 50 migliori prospetti in ambedue le discipline. Si dedica anche all’atletica leggera per sviluppare velocità e coordinazione, e le sue prestazioni con il pallone tra le mani, ovale o sferico che sia, ne beneficiano.

Tra i 12 e i 13 anni il ragazzo passa dai 185 centimetri ai 196 centimetri di altezza, e tutto sembra farlo destinare alla grandezza, letterale e metaforica. Al Liceo, lo stesso di papà Mario (O’Dea High School in Seattle, la prima grande scelta (sua): vince il titolo statale come quarterback di riserva nella squadra di football americano, ma è sul parquet che non solo è titolare, è protagonista assoluto: attore, regista, sceneggiatore…vince il titolo di stato anche lì, ma da MVP.

https://www.dunkest.com/it/nba/notizie/80032/breve-storia-paolo-banchero

La seconda grande scelta (ancora sua, poi saranno i Magics a sceglierlo) è il College Universitario.

Ha richieste da tutti i college della nazione tra cui i più prestigiosi Duke e Kentucky. I primi sono I Diavoli Blu di Durham, nella Carolina del Nord; gli altri sono i celebri Wildcats, probabilmente la squadra NCAA (il Campionato Universitario) più conosciuti.

La spunta Duke grazie a Coach K, Mike Krzyzewski, leggendario allenatore universitario che infatti è nella Naismith Hall of Fame dal 2001 e allena i Blue Devils dal 1980; al suo ultimo anno prima del ritiro e del pensionamento. Vuoi non approfittarne finché si può? Banchero potrebbe essere l’ultimo diamante grezzo cesellato alla perfezione nel corredo della sua eredità.

Il suo percorso collegiale è esaltante quanto suggerivano le premesse: ha condotto la squadra fino alla Final Four del Torneo NCAA, ad un passo dal titolo; ha viaggiato a 17 punti, 8 rimbalzi e 3 assist di media, salendo a 18,8 punti e 7,6 rimbalzi, tirando col 49% dal campo e il 52,6% da tre, nel Torneo, a dimostrazione che è in grado di alzare il proprio livello con l’importanza delle partite. A fine stagione è stato inserito nel quintetto ideale della March Madness, è stato Rookie dell’Anno e nel primo quintetto della conference ACC, dove gioca Duke, è terzo quintetto All-American considerati tutti i giocatori del College Basket.

Un Basket Americano al sapore di pizza condita col basilico

Forse Banchero non è esattamente un prodotto Ligure Doc, più affine al Jeans che alla Focaccia al Formaggio, e talvolta questa è una fortuna, perché lo rende molto più facilmente esportabile in tutto il mondo.

Così come non viene subito in mente Genova guardando i pantaloni azzurri che pure danno loro il nome, Big Paolo resterà associato alla regione dei suoi antenati soprattutto pensando a un altro tipo di azzurro e di indumento, la canotta della Nazionale.

Il ragazzo però va a inserirsi alla perfezione in un contesto di grande crescita per la Nazionale, e di Italiani di tutte le generazioni e di approdo: si può dire che Banchero è un italiano di quarta generazione di partenza, altri sono tricolori di arrivo. Si pensi a Paul Biligha, nato a Perugia dove il padre studiava nell’Università per stranieri; o a Niccolò Mannion, figlio d’arte di un veterano NBA con cui ha condiviso la militanza ai Golden State Warriors, Shewan Mannion, che si è concesso un lunghissimo e fortunato svernamento in Italia Pace.

Hanno fatto parte del Draft anche Gabriele Procida, tesserato dai Detroit Pistons e subito mandato all’Alba Berlino a maturare, e Matteo Spagnolo, chiamato da Minnesota e girato pure lui in prestito, all’Aquila Roma.

Sarà anche il primo anno in NBA, con gli Utah Jazz, per Simone Fontecchio, sfortunato eroe della Nazionale che negli ultimi due anni tanto bene ha fatto a Olimpiadi ed Europei, mentre Danilo Gallinari, per l’anno venturo coi Boston Celtics arrestato da uno dei tanti tremendi infortuni che ne hanno corroso la carriera, l’anno scorso ha trascinato i suoi Atlanta Hawks alla finale di West Conference e a un passo dal titolo.

In questo contesto la speranza non può essere che il prossimo sia un vero Ligure Doc cresciuto tra le Crêuza della Superba, e, soprattutto, alla Festa dello Sport!

Abramo Canka, che storia! Dalla Festa dello Sport al basket Usa

Il riferimento è a Abramo Canka, che si è raccontato in una bella intervista al Secolo XIX, e che proprio dalla Festa al Porto Antico è arrivato all’Ucla di Los Angeles, l’università più importante del mondo per lo sport, anche più di Duke da quel punto di vista! Non molto distante da Hollywood e dalla terra dei Sogni. E di un altro Disneyland.

Paolo e Abramo sembrano ora ancora più vicini: e se i sogni son desideri, e quelli dei Liguri di ogni foggia son desideri che si realizzano, orsù, a quando una palla due tra loro, o ancora meglio, un pick roll per mandare la Nazionale a canestro?

Federico Burlando

 

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