Salta in sella giovanissima, come ha raccontato a Sportability: “Ho iniziato a montare a cavallo da piccolissima, da quando avevo tre o quattro anni. Mia sorella montava a cavallo, mia madre era appassionata. I cavalli hanno sempre fatto parte della mia vita. Inizialmente ho sempre fatto salto a ostacoli, anche con buoni risultati tra i normodotati, sono arrivata a vincere gli Italiani tra i normodotati. Poi nel 2011 è arrivato il mio primo dressage, e oltre il salto a ostacoli ho iniziato il dressage a livello paralimpico e internazionale. Iniziando a frequentare e a rappresentare la Nazionale ho abbandonato un po’ il salto a ostacoli e mi sono appassionata alla nuova disciplina”.
Francesca Salvadè prepara Tokyo: “Per me fare sport è vita quotidiana”
Affetta dalla spina bifida, non ha mai lasciato che potesse essere un freno alle sue ambizioni, e anzi ne ha tratto da sprone. Prima del debutto nel 2011 in Normandia, nella manifestazione sportiva per disabili, aveva gareggiato nel salto ad ostacoli insieme ai normodotati. Da quel momento una serie di affermazioni nazionali e internazionali importanti, anche se è mancato il boom vero e proprio. Ad esempio al momento nelle sue rassegne a Cinque Cerchi ha sfiorato la medaglia ma non l’ha ancora colta. E del resto non solo l’importante è partecipare, ma il farlo è già un risultato che rivela un’abilità eccezionale.
A Londra 2012 ad esempio è arrivata ottava nell’ individuale quando non erano più di 10 mesi che si cimentava in quella disciplina e si allenava con quel cavallo. Un grande risultato. Col cavallo Muggel in seguito tra i tanti piazzamenti un quarto posto agli Europei del 2015 e un quinto posto con la squadra ai Mondiali, poi dopo solo due mesi col successore di Muggel, Oliver Vitz, una finale di squadra di Europeo.
Gli allori degli D’Inzeo restano su un lontanissimo sfondo soprattutto perché lei è bravissima a prendersi la ribalta senza bisogno di paragoni così eccelsi, ma è bello ricordare che se pure sono stati ribattezzati “i fratelli invincibili”, in realtà è soltanto dalla terza Olimpiade che hanno portato a casa delle medaglie e soltanto in quella del 1960 conclusero con un en-plein, con l’oro e l’argento a Roma nel Salto Ostacoli l’uno davanti all’altro. Francesca predica sempre che ci vuole pazienza e anche saper trarre il meglio dai momenti bui, così da darsi la forza per balzare con più forza verso le mete future. La sua canzone preferita è We Are the Champions e non ha bisogno di una medaglia per essere Campionessa, già lo è. Semplicemente lo sarebbe ancora di più se arrivasse un podio o un record di partecipazioni ai Giochi.
Partita dal Circolo Ippico Rapallo e da Zefiro e Astrid per le prime lezioni, andando avanti con Muggel e Oliver Vitz ha già superato mete illustri e ostacoli ammirevoli, senza darsi troppe arie ma anzi mettendole in pratica con grazia -si chiamano infatti così gli esercizi del Paradressage- . Ora sull’orizzonte della sua strada c’è Parigi. A chi piace scommettere e cavalcare c’è una puntata comoda: Francesca Salvadé pure a Los Angeles 2028, landa di Cow Girl. Ma prima il 2024: è un viaggio così piacevole con lei che non bisogna affrettare le tappe. E del resto saprà conquistarsi tutto ciò che è nelle sue possibilità.
Federico Burlando


















