30 anni da Spagna-Italia 9-8…Il Sette Bellissimo di Barcellona

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Un vecchio adagio recita che qualsiasi vero americano si ricorda dov’era e cosa stava facendo nel giorno in cui Kennedy è stato assassinato, Neil Armstrong è sbarcato sulla luna e Mike Eruzione segnò il gol della vittoria contro l’Urss alle Olimpiadi di Lake Placid del 1980. Similmente, anche senza diradare la rivalità tra Nazioni alle tensioni della Guerra Fredda, soprattutto se si parla di confronto sportivo, è difficile immaginare un italiano che, ammesso che abbia la fortuna di viverlo, non si ricordi dov’era quando ha saputo che l’Italia aveva sconfitto la Spagna a Barcellona nel 1992, il 9 agosto di 30 anni. Probabilmente davanti a uno schermo.

Si dice pure che più che Dante e Manzoni con la lingua, Garibaldi e Mazzini con la spada e la parola, “hanno fatto” gli Italiani la Grande Guerra, la televisione degli anni 50’ e 60’ e la vittoria al Mondiale di calcio del 1982. Ma la conquista di quell’Oro Olimpico da parte del Settebello ha pari bellezza e valore emotivo. Idealmente tutto lo Stivale si sarebbe gettato in acqua con quei 13 giocatori che fecero l’impresa contro la Spagna di Manuel Estiarte, uno dei giocatori più forti della storia. Un’analogia che trasmette correttamente l’idea della forza degli Iberici è sempre a quel 82’ spagnolo, ma col Brasile di Zico, Falcao e Socrates, che era destinato a vincere il Quarto Mondiale della storia verdeoro. Per dare l’idea di quanto gli Spagnoli contassero su quella vittoria, a 30 anni dal “misfatto” uscirà il 2 settembre su Amazon Prime il film 42 segundos, un film incentrato proprio su quella che viene considerata un’immane tragedia sportiva. Ma è il bello dello Sport, almeno lì quasi mai le tragedie sono realmente tali, e c’è sempre una possibilità di rivincita -che infatti si prenderanno ad Atlanta 96’-

Un altro paragone doveroso per quegli anni matti di gioie e dolori, ed eppure così normali, perché poggiate su squadre che venivano dal duro lavoro, mitici nonostante un profilo umano è con un altro formidabile team azzurro allenato da un CT straniero, “i Re” del Mondo di Julio Velasco e della Pallavolo. In quel caso però loro erano “la Spagna”, il team destinato a salire sul gradino Olimpico più alto, e che invece vedrà la sua epopea segnata da un Oro Maledetto irraggiungibile. La Pallavolo Azzurra però era una selezione senza storia diventata quasi da un momento all’altro inarrestabile, il Settebello aveva degli allori importanti alle spalle, sebbene venati da qualche ragnatela: l’ultimo Oro Olimpico a Roma 1960. C’è anche qui una maledizione da spezzare, un vento dell’Est che divenne tempesta proprio subito dopo quell’affermazione casalinga sulle sponde del Tevere. Dal 1964 al 1988 vincono solo squadre filoSovietiche, contando anche la Jugoslavia che approfittando del suo status di paese socialista e non comunista e della sua relativa distanza da Mosca partecipa anche a Los Angeles 1984, e vince, e bissa a Seoul 1988. Chi è l’allenatore? Ratko Rudić. Probabilmente il più grande allenatore della Storia.  Che nel 1991 scopre che non può fare il tris con la “sua” Jugoslavia – È croato e con la Croazia, purtroppo per l’Italia, si farà ben valere ancora nel 2016- e allora attraversa l’Adriatico. Viene accolto a braccia aperte. Gli vengono riconosciute le capacità ieratiche di un Re Taumaturgo, e l’Oro miracoloso di Barcellona forse è un pochettino più bello perché proprio come un sogno è incredibile ma non inaspettato; un sogno lo si aspetta come un desiderio e lo si desidera come un obiettivo che prima o poi può finirti tra le mani, e Ratko Rudic si comincia a desiderarlo con più intensità, quasi come se riuscissi finalmente a parlare alla ragazza dagli occhi azzurri e dai biondi capelli con cui prima non riuscivi nemmeno a incrociare lo sguardo. Ratko ha il baffo tagliato alla Tom Selleck e la grinta giusta per dirti come buttarti in acqua e nella vita e andarti a prendere i tuoi sogni d’oro.

Francesco Attolico, Alessandro Bovo, Alessandro Campagna, Paolo Caldarella, Massimiliano Ferretti, Giuseppe Porzio, Marco D’Altrui, Mario Fiorillo, Ferdinando Gandolfi, Amedeo Pomilio, Francesco Porzio, Carlo Silipo e Gianni Averaimo sono i nomi che l’Italia impara a sciorinare come le rotazioni di Velasco e gli olandesi di Sacchi, ma quest’ultimi sono già stati sulla vetta del Mondo, andarci vincendo le Olimpiadi come primo banco di prova è come darsi all’Alpinismo cominciando dall’Everest.

Il primo appiglio non è dei più facili: la rassegna a Cinque Cerchi è un 7-7 con l’Ungheria. Poi declina tutto più facilmente per un po’: 6-4 sui Paesi Bassi e11-8 su Cuba, quindi un pirotecnico anticipo della Finalissima, un 9-9 con la Spagna, il girone si chiude con l’8-6 alla Grecia, che chiude il girone e vale il secondo posto.

Semifinale contro il CSI, ovvero la Russia-Urss riunificata dopo la caduta dell’Urss, vera e propria, 9-8 tiratissimo con tripletta di Sandro Campagna.

Alle Piscine Bernat Picornell, all’interno del Parco Olimpico di Montjuïc di Barcellona quindi il 9 agosto quella che viene considerata da molti la partita per eccellenza nella storia della Pallanuoto.

1-0 Azzurro a fine primo quarto e incoraggiante 4-2 alla ripresa. Gli iberici però accorciano 5-6 e il 7-7 finale, proprio come il gol di Karl-Heinz Schnellinger nei minuti di recupero di Italia-Germania del 1970, apre le porte della Leggenda ai giocatori di ambedue gli schieramenti.

Primo Tempo Supplementare a reti bianche. Nel Secondo un rigore di Estiarte rompe l’equilibrio. Ferretti però riesce a trovare il pareggio col suo Poker personale, mattatore del match. Non ci sono i rigori e ci si chiede quando finirà il match. La tensione è alle stelle. Il Palazzetto è bollente, l’Italia arde di passione.

Dunque, si prosegue. All’ultimo sangue. Terzo supplementare. Ferdinando Gandolfi sigla il 9-8. La traversa respinge l’ultima conclusione della Spagna. Il Settebello torna l’Oro Olimpico. I sogni son desideri sul gradino più alto del podio.

Federico Burlando

 

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