Fulvio Florean e il modo giusto di fare 35 anni di Rally

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“Ci sono tre modi di fare le cose: il modo giusto, il modo sbagliato e a mio modo, che è quello giusto” asserisce perentorio “Ace” Rothstein, interpretato da De Niro, in Casino. Per descrivere la carriera di Fulvio Florean nel Rally invece i percorsi non sono così netti, però alla fine sono tutti giusti. Del resto, se c’è una persona che può letteralmente condurre senz’errori quella lui. Perché se si da retta al latino, la conduzione, letteralmente “guidare assieme”, è l’arte del Copilota, e quindi non tanto di chi regge il volante ma di chi fornisce le istruzioni. E, per passare da De Niro a Totò,  Fulvio Florean un Signor Copilota modestamente “lo nacque”, a Savona, il 21 ottobre 1966.

Fulvio Florean sarà premiato venerdì sera con la consegna del Trofeo Primocanale Motori in occasione del Galà delle Stelle direttamente da Maurizio Rossi, editore di Primocanale e presidente della Commissione Sportiva Automobilistica dell’ACI.

Il primo modo per narrare la sua epopea è il più piano, pochi balzi e sobbalzi, ma tante, tantissime vette: il 7 novembre 2021 ha toccato le 50 vittorie in Carriera, arrivando primo alla Aci Sport Rally Cup Italia, nella gara di epilogo epilogo del 41° Rally Coppa Città di Modena, assieme al valdostano Elwis Chentre.  Una vittoria arrivata a Maranello, una terra sacra per gli appassionati di motori di tutto il mondo, che non ha esitato a definire “bella come la Champions League”. Insomma, è come se avesse sollevato la Coppa dalle Grandi Orecchie a Wembley. E questa è solo la sommità delle sue conquiste. Il pinnacolo del podio dei podi. A cui poi è andato ad aggiungere la vittoria allo Special Rally Circuit by Vedovati assieme al 16nne all’esordio Marco Banti.

I risultati scanditi l’uno dopo l’altro in ordine cronologico rischiano di suonare come un inno troppo solenne. Va bene che nell’abitacolo bisogna mantenere la calma e il sangue freddo, ma alla fine l’automobilismo resta uno sport per chi ha l’adrenalina nelle vene. Bisognerà proprio concentrarsi solo sui punti salienti di tale catena di successi.

Avvio al Rally Monti Savonesi del 1988 su una Renault 5 GT Gruppo A, praticamente se ne va per il mondo sgommando direttamente dall’uscio di casa.  Ed è proprio lì che arriva la prima vittoria assoluta, nel 1994, al fianco di Edoardo Giordano su una Ford Sierra Gruppo A. Quindi un’ascesa verso mete sempre più ambiziose: partecipa al Campionato del mondo rally, Campionato Italiano, European Rally Championship, International Rally Cup, ERC, Trofeo Rally Asfalto, Trofeo Rally Nazionale. Ma senza mai dimenticare la sua Liguria, in cui tra l’altro in barba ai dettami biblici si conferma spesso profeta, ovvero, tanto per non cambiare, quello che da le indicazioni giuste. Per farsi un’idea, il 2003 lo vede, sempre con Gioachino Corona, 2° al Rally Sprint di Andora e al Ronde delle Valli Imperiesi, primo al Valli della Bormida e al Riviera Ligure, e terzo con Stefano Romagnoli ancora al Monti Savonesi. Un’annata gloriosa, che lo vede poi sempre più spesso sul podio nei circuiti di casa, e quindi anche al Rallye della Lanterna, all’Alta Valpolcevera, al Città di Albenga…

Nel 2013, al fianco di Chentre con una Abarth Grande Punto S2000, vince la Coppa Italia Rally, e sempre con lui nel 2016 si prende l’International Rally Cup. Quindi il suo spettacolare 2021, a testimoniare che esistono favole che cominciano bene e proseguono sempre meglio, e il finale non sembra arrivare mai. Come un traguardo volante che più avanzi e più si spinge in là, ma nel frattempo ti permette sia di affrontare un nuovo tratto di storia che di disegnare una nuova pagina di Storia, con la maiuscola.

Perché le parole volano, ma non sono solo quelli scritti i segni che rimangono, quelli impressi sull’asfalto possono pure incidere sui cuori. Il secondo modo per raccontarlo potrebbe essere il Gruppo Pubblico su Facebook che se lo coccola. Poche parole, tanti like, e tantissimo affetto per un Campione che misura sempre attentamente ciò che dice, e non solo quando si rivolge a un pilota. E che lo ha fortemente sostenuto per il Trofeo Loris Loggia, 2021, per il pilota che più si è distinto nel corso dell’anno.  Affidandosi alle sue stesse parole per illustrarlo, vale veramente tanto per “Noi Copiloti che ci mettiamo Passione, Cuore, cercando di essere sempre il più professionali possibile, facendo spesso “miracoli “ per conciliare lavoro, famiglia e sport. Usando un eufemismo calcistico, a Maranello dissi: “ per me è come vincere la Champions. Oggi è come aver vinto il Pallone d’Oro”

Così forse senza che se ne accorga c’è lui stesso a narrarsi, e a spiegare il suo modo giusto, al velodromo di Monza, in un cimento in cui erano stati chiamati a correre anche Valentino Rossi e il vincitore di nove edizioni consecutive del campionato del mondo rally Sébastien Loeb, e a gareggiare contro la terribile coppia più volte Campione d’Italia Andreucci-Andreussi:

“Sui Rally di 30-40 Km non puoi assolutamente andare a memoria. È difficile e rischioso. Il Navigatore è quindi un po’ l’angelo del pilota, e lì bisogna anche saper essere psicologi. A saperlo gestire, a dargli la carica quando lo vedi un po’ giù, a tranquillizzarlo quando ci sta prendendo un po’ troppo gusto. Il feeling vero tra Pilota e Navigatore sta proprio lì. Io ho un po’ di esperienza e i miei piloti conoscono già dal timbro della voce se si può andar forte o meno, se la curva è brutta o che…”

Non sarà “Ace” Rothstein, ma sicuramente Fulvio Florean di modi sbagliati non ne conosce, è un asso pure lui e non c’è un pilota che non lo segua quando dice di fare “a modo mio”. Che è quello giusto.

Federico Burlando

 

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