Oreste Perri al Galà 2006: “Fondamentale coniugare studio e sport”

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Vale un Perù, oppure un’America intera, si diceva nei tempi che furono, per qualcosa di inestimabile, una vera fortuna. Nel caso di Oreste Perri, vale gli Stati Uniti. In un’epoca in cui sembrava che solo gli USA in determinati sport riuscissero a tenere testa al blocco sovietico, nella Canoa nemmeno i campioni a Stelle e Strisce potevano colmare il divario con Russi, Rumeni e Tedeschi dell’Est. Poi è arrivato Oreste Perri da Cremona e ha conteso l’intero pianeta della pagaia agli assi arroccati al di là della Cortina di Ferro. Quattro ori Mondiali sparsi su 3 edizioni dal 1975 al 1977 che hanno fatto la storia della disciplina. Tutti nei 10000 metri. Alle Olimpiadi una medaglia di legno e altri due piazzamenti ai piedi del podio, ma i semi a Cinque Cerchi hanno fruttato da Allenatore della Nazionale, ruolo a cui assurge nel 1984. Da Barcellona 92’ a Pechino 2008 12 medaglie. Tutti i più grandi sono passati sotto la sua sapiente guida, da Antonio Rossi a Josefa Idem.

Non a caso due che, come lui che è stato sindaco della natia Cremona, hanno fatto non solo carriera politica, ma anche e soprattutto nelle istituzioni sportive. Perri è stato anche eletto presidente del CONI Comitato Regionale Lombardia nel 2015. Professore di Educazione Fisica, ha consacrato la sua vita alla sua passione, alla collettività e alla volontà di crescere e aiutare a crescere. Per questo, chiamato al Gala delle Stelle 2006 a premiare lo Sportivo Ligure Junior dell’anno, il canoista dell’Elpis Luca Gazzale, di cui in seguito diventerà allenatore, del giovane ha voluto evidenziare soprattutto la coscienziosa applicazione con cui affrontava tutti i suoi impegni, sportivi e scolastici:

“È bravissimo, un giovane che si è impegnato molto, che sicuramente se seguirà la sua strada, sarà in Nazionale e piena di soddisfazioni. E poi è anche uno studente, purtroppo spesso il tempo non basta anche per lo studio, mentre Luca è riuscito a coniugare bene sia lo studio che lo sport”

Del resto in una ricca e più recente intervista Perri, andando ai tempi di cui ai giorni nostri si è forse persa la memoria, dice di sé che era un ragazzo le cui giornate scorrevano “tutte scuola e fiume Po. Con il sole, con la pioggia, con la neve”.

Vedeva lo sport “come a una grande sfida con me stesso prima ancora che con gli avversari. Perchè puoi anche perdere ma se hai dato tutto non ci possono essere rimpianti”. A indurre i suoi a farglielo praticare, per sopprimere un principio di scogliosi, era stato il medico Biagio che per far le visite spuntava dalla nebbia in calesse, il primo legno gliel’ha passato il carpentiere Ghignatti, e poi via su quel Po che gli sembrava vasto quanto il mare e di cui poi è diventato un illustre figlio.

Il suo segreto? “Alzare l’obiettivo un pochino per volta. Faccio un esempio. Se a un atleta dell’alto metti l’asticella ad un metro si rifiuta di saltare. Se la metti a 2,34 pensa di non riuscirci. Ma se la alzi di un centimetro alla volta farà di tutto ogni volta per battere la misura precedente”.

Quando stava bene sembrava imbattibile, ha smesso a 29 anni che allora pareva un’età ragguardevole per un canoista, subito dopo la rassegna di Mosca del 1980 e il quinto posto. Dal 1984 a Los Angeles allenatore nell’Olimpiade disertata dagli uomini dell’Est, lì probabilmente avrebbe potuto centrare la meritatissima medaglia da atleta. Sul piatto della bilancia ci sono però tutte quelle che ha vinto da CT, e lui che vale quanto l’America intera sa bene che sono soprattutto quelle a pesare sui conti di una vita. Più condivise, come gli amici che contano come tesori. Alla fin fine uno come Oreste Perri risulta semplicemente inestimabile.

Federico Burlando

 

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