Marco Galiazzo dritto al punto al Galà 2005: “Bisogna dare il massimo e si cerca di vincere”

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Veni, Vidi, Vici. La massima di Cesare vuole imprimere una terrificante sensazione di dominio assoluto, ma si può applicare benissimo alla traiettoria di Marco Galiazzo, che, con la sua “corsa lieve” subito dopo aver vinto la prima medaglia d’oro nella Storia dell’Arcierìa Italiana, infonde sì una sensazione di controllo, ma rassicurante.

Un sorriso gioviale e bonario, ma uno stile elegantissimo nella sua sobrietà. Ce ne vuole infatti per far sembrare un’impresa Olimpica la cosa più facile di questo pianeta.  Uno sguardo gentile e spensierato che ne accentua con garbo la cortesia e l’umiltà, ma che maschera pesantemente la determinazione, la grinta, la carica agonistica. Così al Galà delle Stelle 2005 appena un anno dopo l’exploit ad Atene con cui si è fatto conoscere al mondo la sua innata simpatia fa quasi passare sottotraccia la forza del suo messaggio, coinciso ma sferzante:

“Una grandissima soddisfazione, spero di ripeterla e che magari anche qualchedun altro riesca a vincere l’Oro. Si cerca di dare il massimo, anzi bisogna dare il massimo e si cerca di vincere”

Del resto è sempre andato veloce, ma senza mai dare la sensazione di forzare il passo. A 13 anni nella natia Padova imbraccia arco e faretra su incoraggiamento di suo padre, che ne diventa l’allenatore, e già a 14 vince i Giochi della Gioventù. A 16 approda in Nazionale e a 21 nella terra di Odisseo, Eracle, Filottete e altri virtuosi della saetta all’ombra del Partenone si consacra all’alloro a Cinque Cerchi. Sconfigge in finale Hiroshi Yamamoto, 42nne giapponese alla sua quinta Olimpiade, che si mostra quasi entusiasta nel complimentarsi col giovane campione nonostante la sconfitta «È successo tutto molto rapidamente, di sicuro il talento aiuta, ma anche il lavoro e l’allenamento in una disciplina come questa possono fare la differenza», ha spiegato Marco  in una recente intervista.

Con la sua ascesa al gradino più alto del podio è cominciata anche l’epopea d’oro del Tiro con l’Arco azzurro: se nel singolo nell’agone Olimpico individuale non riuscirà più a ripetersi, pur impreziosendo la sua cintura di preziosi bottini iridati, come la Coppa del mondo a Copenaghen del 2009 e  i Campionati mondiali indoor del 2012, è a squadre che di fatto finirà per ergersi a campionissimo: Argento a squadre con Ilario Di Buò e Mauro Nespoli a Pechino 2008, addirittura Oro a Londra 2012, ancora con Nespoli e Michele Frangilli, quest’ultimi ambedue compagni dell’Aeronautica Nazionale, in cui lui è entrato nel 2006.  “Frecce Tricolori di cui andar fierissimi”, senza nulla togliere alla maestria dei piloti che venano l’azzurro sfondo dei cieli di verde, bianco e rosso.

Sempre in team arriveranno, tra i trofei più luccicanti di una bacheca stracolma, l’oro ai Mondiali in Messico del 2017 e tre Europei consecutivi dal 2008 al 2012.

Un segno così netto da aprire un quesito: chi può raccogliere un simile testimone? Anche perché lui si, pur restando sempre protagonista, si sta avvicinando all’età di Yamamoto, ma “fino a qualche anno un arciere poteva tranquillamente dire la sua anche alla soglia dei quaranta, oggi invece il livello è troppo alto e i risultati ci dicono che oggi i trentenni hanno di sicuro più chances. È aumentato anche il range delle nazioni che ha investito in questi ultimi anni tirando fuori atleti fortissimi”. 

Se l’Italia potrà continuare a competere però sicuramente parte del merito sarà suo e di quanto ha fatto per promuovere la disciplina tra le giovani generazioni: “Bisogna provare vari sport, cosa che non fa assolutamente male. Personalmente non ho mai conosciuto un ragazzo che abbia fatto un tentativo con l’arco che mi abbia detto che non gli sia piaciuto, può essere un bellissimo hobby e si svolge prevalentemente all’aria aperta. È anche un’ottima sfida con sé stessi per mettersi alla prova e migliorarsi, concentrandosi su un obiettivo”. 

Un giusto connubio tra divertimento e determinazione, il centro del bersaglio come punto di equilibrio.

Galiazzo tornerà al Galà dello Sport nel 2013 al Porto Antico di Genova dopo la vittoria dell’oro alle Olimpiadi di Londra 2012.

Federico Burlando

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