Il ritiro di Tommaso Castello è una stella che si eclissa ma continua a brillare

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Tommaso Castello alla Festa dello Sport 2018
Tommaso Castello alla Festa dello Sport 2018

Quando il destino ti placca e indossa la divisa della sfortuna, si vede l’eroismo e il valore del rugbista. Tommaso Castello ha dimostrato in tal senso di valere la casacca Azzurra e il 6 Nazioni. Non già che peccasse di talento, atletismo. Ma se un calciatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia, ancor di più un virtuoso della palla ovale lo misuri in termini di generosità e sprezzo delle disavventure, e allora Tommy si fa apprezzare quasi più per come ha affrontato questi ultimi tre anni segnati dagli infortuni, cominciati dalla rottura del perone contro l’Inghilterra nel Six Nations 2019 che per tutti i prestigiosissimi risultati raggiunti. Sulle sue massicce spalle si era fatto carica della Lanterna Ovale e l’aveva portata in giro per il mondo.

Tre quarti centro delle Zebre in Pro14 dal 2015 dopo aver conquistato 3 titoli di Campione d’Italia con la Calvisano, era nel giro tricolore dal 2016. Però aveva esordito 20nne nel 2011 col Cus Genova, Delfino ideale dello Zeneize de facto Marco Bollesan, vero nume tutelare della disciplina nella Superba e nello Stivale, e precursore di Pierre Bruno, che da poco ha esordito con l’Italia e con cui ha condiviso sia il giallonero della Calvisano che il bianconero dei parmigiani.

Ha provato a ritornare con tutte le forze residue. Più che un castello, un cavaliere lancia in resta in resta che non si risparmiava per inseguire una nobile missione. Il messaggio che mandava nitido sempre a bambini e ragazzi agli eventi di Stelle nello Sport era proprio quello: «Inseguire il proprio sogno», soprattutto nel Rugby perché aperto a tutti, «Se uno è piccolo deve esser veloce. La parte fisica è predominante ma non è l’unica cosa che conta».

Premiato nel 2017 tra gli Sportivi Big dell’anno, testimonial di 2 incontri nelle scuole nel 2020 e 2021, era stato anche testimonial di una campagna contro la dipendenza da gioco d’azzardo. Ci teneva a essere un valido esempio e a incidere non solo in campo, ma anche nella società.

Faceva della fisicità e dell’aggressività le sue armi migliori, ed è sempre voluto essere cristallino su questo: non sarebbe tornato se non avesse potuto esprimersi al massimo. Dopo quasi 3 anni a provarci, la battaglia è stata persa, ma lo spirito è di chi l’ha vinta, a dimostrazione che non sempre gli esiti e i punteggi finali raccontano l’unica verità. Aveva già deciso di smettere un anno fa, ma poi ha voluto provare a lanciare il cuore oltre l’ostacolo una volta di più. Se il destino decide però di mettersi di traverso in tutta la sua possanza, non c’è proprio nulla da fare.  Ma a questa sorte così malevola che non gli ha dato tregua, come alla Deandriana bella della Ballata dell’Amore Cieco, non rimarrà in mano niente; a Tommaso e ai tifosi resterà invece impresso, all’uno sul volto e agli altri nella memoria, il sorriso di un guerriero che è uscito dal campo da vincitore, tra mille applausi virtuali ed eppure estremamente reali. Una stella a lungo eclissata da una nera macchia di sfortuna; ma solo parzialmente. Se ne superi lo strato, ti accorgi che era mera superfice: lui continuava a brillare. E lo farà ancora, solo con una nuova veste.

Federico Burlando

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