Federica Brignone nella Storia dello sci tricolore, festa azzurra che parte dal turchese di Savona

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Tutto deve ancora chiudersi su una pista da Sci, non è ancora il traguardo e il completamento del cerchio bensì l’ennesimo paletto saltato con classe ed eleganza; ma tutto è cominciato da lì. Papà Daniele, Maestro di Sci, s’imbatté nell’unica Valanga che avrebbe voluto incontrare nella sua vita, quella Rosa, di secondo nome e di fatti, cioè quattro gare di Coppa del Mondo portate a casa, ovvero Maria Rosa “Ninna” Quario. Due cuori e una capanna che probabilmente era una baita all’ombra di Alpi e seggiovie. Frutto di una fiamma scattata così, Federica Brignone non può che scattare a sua volta, ma dai blocchi, bruciando la neve sotto di lei come danno il via.
Quante vette di gloria in questa storia sempre ad alta quota, forse Federica ha raggiunto il suo Everest, o forse ha fatto del pinnacolo dei suoi successi un nuovo campo base per ulteriori conquiste, sue o della generazione che verrà. Mamma Ninna faceva parte della Valanga Rosa, allora la classe di sciatrici più forti che lo Stivale avesse mai visto. Hanno lasciato un’impronta, un quartetto micidiale con Daniela Zini, Claudia Giordani e Paoletta Magoni. Ma da allora è stato un continuo crescere, con Compagnoni, Kostner, la dinastia delle Fanchini, e quando la Brignone ha indossato le calzature dell’augusta genitrice in senso buono ha finito per fare le scarpe a tutte. Ha finito per lasciare un’impronta immensa.

Già Bronzo Olimpico a Pyeongchang 2018 e vicecampionessa Mondiale a Garmisch-Partenkirchen nel 2011, sempre nello Slalom Gigante, dominando nel SuperG di St. Moritz è diventa l’azzurra più vincente di sempre in Coppa del Mondo: 17 allori a 16 rispetto proprio a Deborah Compagnoni, e 5 vittorie a 4 nel Super Gigante, una in più della compagna Sofia Goggia, per un decennio e una giornata tinti di azzurro. Infatti, “in meno” solo undicesimi secondi dalla seconda classificata, Elena Curtoni, con 5 tricolori nelle prime 10 e la Goggia che si issa al secondo posto nella classifica generale dietro l’Americana Mikaela Shiffrin e guida un terzetto quasi al 100% tricolore in quella di specialità. Infatti ora la Brignone in questo ultimo ranking è terza e a dividerla dalla compagna c’è Lara Gut-Behrami, ticinese e provvista di cittadinanza italiana, sebbene arruolata per la Svizzera.

È letteralmente un periodo d’oro per la Brignone, che tra il 2019 e il 2020 ha vinto quattro classifiche di Coppe del Mondo. Buon sangue non mente, ma non è poi così paradossale che vi scorra anche dell’acqua dentro, quel mare di Liguria così limpido quando è calmo, così dirompente quando è scuro. Valdostana, ma è nata a Milano, esattamente a metà tra le sue due anime, l’una legata al Monte Bianco e ai suoi algidi dintorni, l’altra ai caldi colori della Baia dei Saraceni e dello Scoglio di Varigotti. Papà Daniele infatti è di Savona, e non le ha insegnato solo, anche lui, ad amare le discese con le racchette, ma anche le salite delle Crêuze.

Un attaccamento ai luoghi non meramente anagrafico: Federica ha più volte dichiarato di sentirsi Ligure per molti versi tanto da dichiararsi gastronomicamente innamorata e dipendente di focaccia e pesto, adorare le ripetute passeggiate per i Monti di Finale e aver voluto sostenere a più riprese i Genovesi dopo la caduta del Morandi, affermando di conoscerne bene la tenacia.

Del resto la Brignone incarna un po’ il sogno di molti Liguri che stretti tra le catene montuose e le distese bagnate hanno imparato ad apprezzarle entrambe, e gli piacerebbe scendere almeno una volta tutto di un fiato da Sauze o Limone sino alle Cinque Terre, passeggiare un po’ e poi gettarsi in acqua. Coi suoi continui saliscendi in giro per il pianeta che però si concedono sempre un tuffo nell’avita terra ci va molto vicina. Chissà, è la “Ligure” delle imprese sugli Sci. Se c’è qualcuno che può riuscirci, è lei. È scritto nel destino di due cuori, una baita, e pure una Crêuza tutta speciale che sale da Savona sino al tetto del Mondo.

Federico Burlando

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