Gian Filippo Mirabile e lo sport: orientarsi nelle tempesta della vita cercando sempre nuovi orizzonti

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È lo sport in persona. Un po’ imponente come definizione, stona completamente con lo sguardo estremamente sereno e conciliatore, ma parecchio azzeccata: Gian Filippo Mirabile è lo sport in persona. Un po’ perché ha praticato diverse discipline con importanti risultati in tutte, ma soprattutto per i valori che incarna al di là degli allori conquistati: migliorarsi come persona prima che come atleta, non mollare davvero mai e dare sempre il massimo.

I suoi modi sono gentili, franchi, amichevoli, ma arrivato al momento del dunque sa essere sferzante: non si scappa né dai problemi né dai propri sogni, né saranno le parole a trasformare i primi in opportunità e i secondi in realtà. Lanciare il cuore oltre l’ostacolo significa saper sfruttare gli accidenti della vita come una rampa per spingersi più in alto e immergersi in orizzonti che magari prima non si sarebbero nemmeno potuti immaginare; e quando non è il destino a offrire tali sfide, bisogna sapersele cercare. A propria misura: ovvero più grandi di sé. Per crescere.

Virtuoso del ciclismo, a visto stopparsi la sua primissima carriera sportiva da un incidente stradale. Ma è stata solo una pausa per prendere una rincorsa più sostenuta: da 10 anni nel mondo Paraolimpico, ha ripreso con l’Atletica Leggera e il Triathlo, disciplina in cui ha raggiunto vette iridate. Nel 2017 infatti ne ha conquistato il Mondiale e nel 2012 è stato principalmente un infortunio al bicipite a negargli la partecipazione alla rassegna a Cinque Cerchi di Londra. Alle Olimpiadi c’è però finalmente arrivato a Tokyo, remando con Chiara Nardo e ottenendo un ottimo piazzamento. Un traguardo? L’ennesima ripartenza.

Al Salone Orientamenti di Genova, Gian Filippo è l’autentica dimostrazione di quello che si può ottenere facendosi bussole di sé stessi e puntando sulle proprie qualità. Il caso domina le nostre vite e a volte, è inevitabile, sempre troppo spesso, le getta nella tempesta. Sta a noi saperne sfruttare la furia per uscirne con il vento in poppa, magari cambiando la direzione in precedenza immaginata. E approdando in terre inesplorate. E se invece c’è bonaccia? Si rema di buona lena. Stare fermi non è un’opzione.

In cattedra al Salone Orientamenti per insegnare cosa vuol dire reagire, agli imprevisti, alle difficoltà della vita, a quello che va storto, per tendere ai risultati di una grande passione, nel tuo caso l’Olimpiade

«Penso di aiutare questi ragazzi qua, di essere un esempio. Mai mollare. Io ho avuto un incidente a 24 anni, mi son ritrovato da uscire di casa la mattina e ho rischiato di non tornarci più. Da quel momento: mai piangersi addosso, mi son tirato su le maniche, e fino a oggi ho combattuto, e combattuto tutti i giorni, per riuscire a trarre il massimo dai miei obiettivi, da quello che cerco»

Nello Sport come nella vita un’unica ricetta: impegnarsi sempre dando il massimo

«Mai mollare. Non bisogna mai mollare, bisogna avere dei sogni, ognuno ha dei sogni, bisogna cullarli, gestirli, capire sin dove può arrivare. Io ci sono riuscito, grazie anche alle persone che mi stanno dietro. A parte la famiglia, figli, genitori, mi faccio seguire da personale competente, preparatori atletici, allenatori. Ne ho avuti parecchi, ognuno mi ha lasciato qualcosina, che mi ha insegnato a crescere sino ad arrivare all’Olimpiade»

Sei anche un esempio di come si debba sempre cercare la strada, non fermarsi mai, non sei arrivato alla Parolimpiade nella tua prima disciplina sportiva, dal ciclismo al triathlon sino al canottaggio hai provato diverse strade

«In ogni sport che ho fatto non ero l’ultimo arrivato, ho sempre fatto bene, ho vinto dei titoli italiani. Ho cambiato per avere forse uno stimolo in più, perché poi uno si fossilizza sulle cose e io non sono così, mi serve sempre qualcosa per avere sempre un sorriso sul viso e sul volto»

A questi ragazzi hai trasmesso la forza dell’ottimismo, di guardare sempre il bicchiere mezzo pieno , di avere sempre un sogno e di non fermarsi alle avversità

«Spero di averli trasmesso questa cosa qua. È il mio sogno, eh. Ho 3 figli, e spero di insegnarlo anche a loro, teste calde eh. Il valore dell’avversità. Piangersi addosso non serve a nulla. Non è che se ti danno una pacca sulla spalla va tutto a posto.  O ti tiri su le maniche e vai o sei perduto»

Quando hai cominciato a sognare l’Olimpiade?

«L’Olimpiade ho cominciato a sognarla nel 2017 quando avevo vinto il Mondiale nel Triathlon e sinceramente pensavo di qualificarmi con il Triathlon. E poi alla fine ci sono arrivato col Canottaggio. Mi ci sono buttato negli ultimi 3 anni. Speravo anche di essere il primo atleta a qualificarsi sia col Triathlon che col Canottaggio. Sono stato il primo atleta italiano a vincere 3 campionati Italiani in 3 diverse categorie, Atletica Leggera, Triathlon e Canottaggio, mi sono detto: “Perché non mi posso qualificare sia col Triathlon che col Canottaggio”? Purtroppo ce l’ho fatta con uno solo dei due»

Purtroppo si fa per dire. Hai raggiunto subito la finale alla tua prima Parolimpiade, e c’è subito la prossima tappa del percorso: Parigi 2024. Hai annunciato che vuoi provare a conquistare la medaglia?

«Sì, l’obiettivo adesso è Parigi e portarsi a casa la medaglia. Sinceramente, parlando con la mia compagna di barca, mi diceva sempre: “Ricordati, se riusciamo a qualificarci per Toyo portiamo a casa la medaglia”. Così non è stato. Abbiamo qualificato la barca a una finale A, che è già un’ottima cosa, e siamo arrivati quinti, che è un ottimo risultato. Dobbiamo correre un po’ più forte degli altri, ma per Parigi 2024 ci siamo anche noi»

Intervista di Michele Corti, articolo di Federico Burlando

Per ulteriori dettagli sulla sua storia:

https://www.montallegro.it/magazine/gian-filippo-mirabile/

Gian Filippo Mirabile: “Lo sport è vita. Ti tempra mentalmente”

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