Eraldo Pizzo: 70 anni di sport, 70 anni da leggenda

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Era attesa da tempo la notizia, il manzoniano nunzio, che ha reso attonita la terra. Si è ritirato. Con lui fuori dal circuito va a morire il quarto di secolo più esaltante nella storia della disciplina, ma dalle ceneri del suo volo di fenice sono già germogliati centinaia di focosi campioni in erba. Il suo sport non era così popolare prima che scendesse Lui nell’agone, e ora ne è diventato l’emblema, quasi come la Jeep per i fuoristrada, la Nutella per la Crema di Nocciola, il VHS per i videoregistratori. Ma chi è? Potrebbe essere il Caimano del Motociclismo, Valentino Rossi, che ha effettivamente appeso il casco al chiodo, o quello del Tennis, il Sir di Wimbledon Roger Federer, o quello del Golf, Tiger Woods, prossimi ad abbandonare rispettivamente la racchetta e la mazza da golf. Chi di fatto la piscina non l’ha mai abbandonata è un collega tra le leggende che hanno definito un secolo. I metri di paragone di Eraldo Pizzo sono quelli. E ancora: Michel Jordan, Mohammed Alì, Yuri Chechi, Nadia Comăneci, Fausto Coppi o Eddie Merckx, Pelè o Maradona. A ogni vizio il suo supplizio, a ogni disciplina la sua immensa personalità da copertina.

Ecco, qui va fatto un poco di distinguo: rispetto ad alcuni degli altri nomi menzionati, lui è sempre e stato “solo” grandissimo, mai esagerato. Mai una parola fuori dalle righe. Mai una deroga da uno stile impeccabile. Popolare nei modi, nobile nei pensieri, borghese nel gestire la sua Pro Recco e i suoi Denari. Riferimenti venali? Macché: i “Denari” sono i compagni del Settebello con cui è andato a prendersi un altro Oro ancora, il primo dell’Italia nella Pallanuoto alle Olimpiadi di casa del 1960. Si affollavano le piscine apposta per vedere Eraldo Pizzo e la Pro Recco, una squadra che poteva contare anche su tanti altri talenti cresciuti in casa. E che erano allenati dal geniale Piero, fratello di Eraldo. Il quale, anagraficamente parlando, sarebbe di Genova. Ma la Superba ha già, per nascita o per adozione, Colombo, Andrea D’Oria, Paganini e Mazzini tra le sue fila, è stata certamente contenta di concedere alla bella sorellina rivierasca un nome di spessore.

Tempo di un altro distinguo: molti di quegli altri campionissimi per scelta o per cattiva sorte non sono andati oltre al giocato. Per Eraldo sono 25 anni con la cuffia, dalla Serie B vinta a 16 anni con la Pro allo scudetto conquistato con Bogliasco superata la soglia dei 44, e 70 a girarci attorno, quando non vi sguazzava con l’agile naturalezza di un sirenetto, la possanza di un leviatano, l’imperiosità di un nume marino. Appena prima che cominciasse a scrivere la sua leggenda sull’acqua, ma lasciandola impressa nella Storia come se il materiale utilizzato fosse il marmo o l’ardesia di Lavagna, nasceva l’Ussi. L’Unione Stampa Sportiva Italiana.

E alle celebrazioni per il 75° dalla sua Fondazione, invitato come ospite d’onore, ci ha tenuto a sottolineare come quella Leggenda non l’abbia proprio scritta da solo, ci sono dai 3 ai 4 mila articoli (più uno) che hanno contribuito a renderla una realtà per milioni di persone.

Lo Sport, per Eraldo Pizzo, che cosa è stato nella sua vita?

«Beh, è stato tutto. Io quest’anno qui faccio 70 anni di sport, ho cominciato a giocare nel 1951, nel 2021 sono ancora con la mia società, nella Pro Recco, ieri sono stato a chiacchierare con l’allenatore…faccio naturalmente quello che fa una persona della mia età: una chiacchierata, qualche consiglio, qualche mio giudizio…poi l’allenatore deciderà lui se accettarli o meno. Comunque mi sento ancora parte di questo sport»

Cosa sarebbero state le imprese del Grande Caimano senza il racconto dei giornalisti?

«In questi giorni qui ho finito la mia raccolta di giornali, sono circa dai 3 ai 4 mila articoli, proprio dalla Stampa Sportiva italiana, e soprattutto Ligure. È una raccolta bellissima. Non ci sarebbe stato il Caimano se non ci fosse stata l’Ussi. Le imprese mie in collaborazione coi miei compagni sono state pubblicizzate dalla Stampa Sportiva, sono davvero molto riconoscente perché è davvero una bella raccolta, farò una mostra molto presto, vedo qui dei giornalisti che scrivevano 50 anni fa della Pro Recco e sono molto grato»

L’Ussi nacque nel 1946 sulla nave Filippa, tanti colleghi genovesi hanno scritto di lei, oggi ad esempio ha potuto riabbracciare Piero Sessarego

«Piero ha fatto tanti articoli e glieli farò vedere, forse nemmeno lui se gli ricorda più! È stato veramente un grande, come tanti altri suoi colleghi, che hanno pubblicizzato la pallanuoto. A quei tempi era uno sport veramente importante»

Qual è il suo pensiero su quest’estate ricca di successi per l’Italia, anche se purtroppo è mancata la pallanuoto che storicamente ha sempre regalato grandi medaglie all’Italia?

«Teniamo presente che lo Sport di squadra in Italia più titolato è la Pallanuoto: tanti Mondiali, Europei, Olimpiadi, eccetera! Quest’anno non è andato troppo bene però l’Italia ha meritato tutti questi successi nonostante che venivamo da molte complicazioni per tutto il 2020 e il ’21, abbiamo avuto degli atleti straordinari, questo qui è proprio un talento italiano, perché quando si vince le medaglie che abbiamo avuto noi si può solo pensare che noi Italiani abbiamo qualcosa in più degli altri»

Il consiglio che da Eraldo Pizzo ai giovani per emergere nello sport?

«Dedicarsi allo Sport assieme allo Studio. Non lasciare mai lo Studio per lo Sport, poi tanti sport non ti danno nemmeno la possibilità di vivere. Forse sei fai il calciatore, il tennista, e arrivi ad essere un atleta molto importante. E soprattutto fatelo con passione, all’inizio soprattutto fatelo con molto divertimento»

Intervista di Marco Callai, articolo di Federico Burlando

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