Odette Giuffrida, combattente Judoka con il sorriso: da Rio a Parigi, da Tokyo al Memorial Rola

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Non c’è trucco, non c’è inganno nella storia di Odette Giuffrida, solo un piccolo mistero nel finale dell’intervista per il XX° Memorial di Judo Andrea Rola, quando dice di non capire come faceva la karateka genovese Viviana Bottaro ad allenarsi con “un impegno inspiegabile” per le Olimpiadi di Tokyo. Ma come, Odette, proprio te che se pure hai appena conquistato, nella categoria 52 Kg, un bronzo in Giappone, come del resto Viviana, e anche un argento a Rio 2016, non dormi la notte trepidando per Parigi 2024, non riesci a fare luce sul suo comportamento? Siete animate dallo stesso fuoco sacro.

Odette Giuffrida è l’incarnazione dello spirito Decoubertiano, non solo il piacere di dare tutto nel partecipare, ma anche di quello che formalmente è il motto a Cinque Cerchi: Più veloce, più in alto, più forte. Una determinazione granitica, ma tutt’altro che fredda. È un caldo sorriso a spingerla, verso gli allori e verso gli altri. Immenso, persino più ampio dei suoi grandissimi risultati. Quello che le se stampa in volto quando parla del suo sport, della sua famiglia e di quanto gli piace interagire di persona con ragazzi e ragazze sul tatami per consigliarli, durante gli stage. È il sorriso di suo fratello maggiore Salvatore: ha detto in passato di aver provato varie discipline già da piccolissima, ma di aver scelto già a 6 anni il Judo tra tutte unicamente perché lo vedeva tornare felicissimo dall’allenamento. Poi il sorriso è diventato il suo, quindi di tutti gli appassionati e infine dell’Italia intera.

Precocissima, romana, già a 15 anni nel 2009 ha fatto il suo esordio a livello internazionale nella categoria cadetti vincendo l’oro nei Campionati Europei e alle Olimpiadi Europee e l’argento ai Campionati Mondiali, mentre nel 2011 è entrata nel Gruppo Sportivo dell’Esercito Italiano. Ha dichiarato però che più che al palmares a lei interessa rimanere nella storia del judo. E nella storia alla fine rimane sempre più il ricordo delle persone, che l’indice delle vittorie. E sarà anche per questo che ha tenuto molto a omaggiare la figura di Andrea Rola, il ragazzo e il campione che ogni anno viene ricordato non tanto per i titoli italiani vinti nonostante le oggettive difficoltà che ha dovuto superare, ma per il suo cuore e sorriso.

Che piacere rivederti in Liguria a distanza di pochi mesi, in ricordo di un grande appassionato di Arti Marziali, a incontrare tanti giovani, tante persone innamorate di questo sport

«Sono felicissima di essere qui, di nuovo! Ormai mi sono innamorata di Genova, ho conosciuto i genitori di Andrea e per me è davvero un piacere e un onore essere qui per ricordarlo, essere qui assieme a tutti questi judoka che si stanno allenando con me quest’oggi»

È bello che tu sei qui con la tua seconda, splendida medaglia vinta a Tokyo, dopo quella di Rio…

«Sì, sono qui con la seconda, e sto lavorando per portarvi a Genova la terza, che magari sarà quella dell’unico colore che mi manca, l’Oro»

Facciamo un passo indietro e torniamo alle emozioni di Tokyo: quali sono state le più forti?

«Non posso negare che dopo l’argento ero andata per vincere, nella mia testa mi ero allenata per l’oro, lo volevo assolutamente a tutti i costi. Ho perso poi in semifinale con Abe. Emotivamente è stato un po’ difficile quel momento, ho avuto solo 10 minuti per riprendermi per poi andare a combattere per il bronzo»

Cosa ti sei detta?

“Sono qui, mi sono allenata tanto, ho fatto tanti sacrifici, sono stati 5 anni lunghi tra infortuni, la pandemia e… la mia famiglia. Mi son detta: “Torno a casa e devono vedermi tornare a casa con una medaglia, me lo devo!” Mi son ripresa e dopo aver vinto il bronzo mi è un po’ esploso quell’urlo, la gioia, l’emozione, di dire “Anche questa volta ce l’ho fatta!”. Non è del colore che volevo, che sognavo, ma è una medaglia olimpica, me la merito assolutamente tutta, e ora siamo in fase di allenamento per prenderci quella d’oro a Parigi»

Dove si trova dentro di sé la forza per rilanciare nuove sfide? Argento, bronzo, e ora poi già la testa a un’Olimpiade che sarà tra meno di 3 anni

«È una cosa che mi viene anche molto naturale. Devo dire che appena sono tornata da Tokyo è stato un momento di felicità e di festeggiamenti ma io non riuscivo a dormire la notte pensando a Parigi. Ho fatto un periodo che io ho dovuto parlare un po’ con qualcuno perché io non riuscivo a spegnere questo fuoco, a darmi pace, a riposarmi. Mi dicevo: da qui a 3 anni devo diventare la più forte del mondo. Mi voglio allenare! E c’avevo tutti gli allenatori che mi dicevano: “No, ti devi riposare”, e giustamente, perché il riposo è importante. Quindi io trovo qualcosa per sfidarmi, è un fuoco dentro, più forte di me, mi spinge ad allenarmi, è qualcosa che sento e non sento il bisogno di altro»

Al di là degli aspetti tecnici in questi stage quali sono le cose che dici con più frequenza ai giovani?

«Io ci tengo sempre a fare una parte tecnica perché ovviamente è giusto far vedere quello che so fare, aiutare con quel che posso, con delle tecniche, con delle prese, però ogni volta chiedo a chi mi invita di poter fare anche un momento in cui vengono fatte delle domande anche perché come sono fatta io è quasi più importante una parola, una frase, una sensazione, un’esperienza mia personale da raccontare che magari far vedere una tecnica. Posso dare molto più con questo, ci tengo a parlare, a sentire qualsiasi dubbio, paura, di quelli che qualsiasi persone ha, e rispondere come posso»

Che cos’è lo Sport per Odette Giuffrida, che cosa gli ha dato nella sua vita?

«Son le domande che mi emozionano…mi ha cambiato la vita. Per me… è tanto. Mi ha dato tanti valori. Mi ha dato un sogno. Mi ha dato la forza di ripagare i miei genitori di tutti i sacrifici che hanno fatto. E di vederli sorridere, essere orgogliosi di me, e di dargli una vita migliore. Come ve lo spiego cosa è il Judo per me? È inspiegabile»

Le Arti Marziali in Liguria: festeggiamo dopo quello Olimpico, il Bronzo Mondiale di Viviana Bottaro

«Mi reputo una fan proprio sfegatata di Viviana, e l’ho seguita dopo il suo infortunio, e il suo recupero assurdo per le Olimpiadi di Tokyo, e l’ho sempre vista allenarsi con un impegno inspiegabile sul tapis roulant, per recuperare l’infortunio, da sola, in palestra, perché ci alleniamo nel Centro Olimpico, assieme. Per me è sempre stata un esempio, e la sua vittoria mi ha dato i brividi. Appena ha vinto la medaglia di bronzo ero con i miei genitori e ho raccontato loro la sua storia. “Riconfermarsi al Mondiale, tra le grandi”, come ha scritto lei sui suoi social…lei è unica, unica, e le auguro veramente il meglio»

Intervista di Marco Callai, articolo di Federico Burlando

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