Razzo e Stella 2021, per Alberto countdown da 200 metri

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I fatidici secondi sono quelli separano l’eroe dall’esplosione dell’ordigno finale per la disintegrazione della terra. 10…9…8… fiato sospeso: ce la farà il nostro paladino? Questa volta però il protagonista è la bomba e si fa il tifo per lui. E i 10 secondi non li enumeri in count down. Certo, son comunque scesi uno per uno a furia di bracciate con la cuffia per eroderli. Ma a Budapest agli Europei se gli è scrollati dal suo record personale con l’elegante semplicità con cui si leverebbe gli occhialini. Era il 23 maggio. Medaglia d’argento nei 400 misti. Cinque giorni prima veniva decretato Atleta Ligure dell’Anno da più di 3000 voti a suo favore. Una stagione da incorniciare per Alberto Razzetti. Ma prima di prendere le misure per inquadrarla alla perfezione deve aspettare ancora un poco: c’è un’appendice Olimpica che sta emergendo giorno dopo giorno. Sarebbe un peccato non veniale lasciarla fuori. Tirando dentro anche le mezze delusioni: la finale dei 400 ha lasciato un po’ di amaro in bocca assieme al cloro, ma solo perché il giorno prima aveva già realizzato l’insperabile.

Dove è stata innescata tale devastante macchina polverizza tempi? Lungo le placide, amene acque di Lavagna, nel cuore di quella Riviera dove gli animi spesso agitati dei pittori impressionisti andavano a cercare quiete, armonia e bellezza. Se da un lato è deflagrato subito facendo riecheggiare delle sue gesta tutti i lidi e le vallate da Ventimiglia alle Cinque Terre, dall’altro come i giovani ciliegi in fiore è cresciuto di anno in anno esplodendo con sempre maggiore intensità via via che si faceva più forte e raggiungeva un nuovo livello di maturità. Lo ha messo sotto la sua ala Marco Ardito e così arriva  l’oro con la staffetta 4×100 misti al XIII° Festival olimpico estivo della gioventù europea, più in sintesi all’ EYOF del 2015, l’anno in cui passa al Genova Nuoto My Sport e alle sapienti mani di Davide Ambrosi. Razzetti in rampa di lancio e primi importanti obiettivi che vengono centrati a ripetizione: nei 4 x 100 misti giovanili,  bronzo ai Mondiali giovanili del 2017 e oro agli Europei del 2015, quindi quello che sembrava essere stato l’ultimo grande boom: l’argento in Ungheria.
Invece anche se va velocissimo, si era giusto reso il tempo per accendere nuovamente le micce. E così lui, alfiere delle Fiamme Gialle, fa fuoco e abbaglia al primo cimenti a Cinque Cerchi. Il suo personale nonostante il folgorante ritocco non sembrava potesse competere con i più forti contendenti del pianeta, e invece ad appena due mesi di distanza dall’ultimo exploit al primo giro di batterie lo abbassa nuovamente a  4’09”91, a soli tre centesimi dal record italiano di 4’09”88 di Luca Marin del 2007. Quinto posto assoluto e qualificazione diretta alla Finale.

 

A questo ritmo, sembra quasi un peccato che le Olimpiadi siano state rinviate di un “solo” anno: con una crescita così esponenziale trasmette l’idea che a bracciate potrebbe portare l’intero paese al settimo cielo.
Lui la testa però ce l’ha ben calata sul collo e nella piscina. Era Impossibile chiedergli di più quanto trattenersi dal sognare un altro balzo in avanti. Il 2021 è il suo anno, e il presente è tutto nelle sue mani. Ma sembra proteso verso un futuro che pare infinito.  Ed è dolce perdersi in questo mare di speranze che odora di cloro. Bisogna saper guardare la Luna. La finale dei 400 alla sua prima Olimpiade è un esperimento in avanti sul progetto. Uno di quei scoppiettanti crash che portano con sé tanti dati, coi quali perfezionarsi per l’avvenire. E il futuro è già adesso. 28 luglio, 13.04 italiane, 200 misti. Prima prova in batteria.
In fondo i 400 di base erano il Piano B. Ha deciso di provarci con Stefano Franceschi allenatore e Federico Turrini compagno di allenamenti che ha deciso di provarci. L’esordio è stato proprio in Ungheria alla rassegna continentale. Avviate il Countdown. Se anche saltasse il podio, la bomba Razzetti e la Stella Alberto avrebbero regalato abbastanza fuochi artificiali da illuminare a festa tutta la strada da Lavagna al Giappone.
Federico Burlando
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