La parabola ligure e azzurra di Micol Cavina

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Nel rugby ci si diverte, è un dato di fatto; che ci si faccia male invece è uno stereotipo. A metà tra la realtà e il mito invece la questione del pallone ovale che va un po’ dove va lui. In fondo lo scopo del gioco è anche trascinarlo a braccio verso la meta, o arrivarci a ruota di una serie di passaggi ben calibrati.
Così Micol Cavina è diventata un po’ l’emblema che certamente seguendo le traiettorie di touche e kick si sa dove si parte ma non si può essere certi di dove si arriva, ma anche che con l’impegno e il sacrificio nessun obiettivo, prefissato o meno, è irraggiungibile. Certo, col padre appassionatissimo della disciplina che ha trascinato tutte e 4 le figlie sul rettangolo verde qualcosa era prevedibile, ma quando il suo talento è emerso Micol ha saputo sterzare dall’amata e azzurra Cogoleto verso le brume tricolori di Villorba, e ora da brava mediana di spinta lotta e punta a prendersi una posizione stabile, dentro un altro azzurro, quello della Nazionale.

Sei nella classifica Big-Trofeo Montallegro di Stelle nello Sport, stai ricevendo molti attestati di stima dai tuoi sostenitori sparsi per tutta la Liguria. Ti aspettavi una tale ondata di affetto dalle persone?

«No non me lo aspettavo, non credevo di poter essere conosciuta in Liguria, perché purtroppo  il movimento rugbystico qui non è sviluppato come in altre regioni. È stata una bella sorpresa!»

Da dove nasce la passione per il rugby? Quando hai cominciato a praticarlo?

«Gioco a rugby fin da molto piccola, 5-6 anni. Mio padre ha giocato per molti anni a Cogoleto e poi è diventato allenatore, sia io che le mie sorelle abbiamo seguito le sue orme. Ho provato anche tanti altri sport, ma il rugby è sempre rimasto il mio unico amore»

Quanto ti alleni ogni giorno? Come mantieni il tuo corpo in forma?

«Negli ultimi tre anni mi sono dovuta allenare molto di più essendo andata a giocare in una  squadra molto competitiva, prima della pandemia mi allenavo 3-4 volte a settimana con la squadra e facevo 2-3 allenamenti extra in palestra più delle sedute di corsa»

Qual è stata l’emozione più grande della tua carriera?

«Ci sono moltissimi momenti che ricordo con davvero tanta gioia, non riesco a sceglierne uno, ce ne sono due allo stesso livello: senza dubbio il mio esordio in nazionale maggiore contro la Francia nel 2017 e poi la Finale scudetto del 2019 che ho vinto insieme al Villorba rugby. Due situazioni diverse ma ho provato delle emozioni indescrivibili, due bellissimi traguardi»

Quali sono per te i valori dello sport, in generale, e quelli in particolare del rugby?

«Lo sport aiuta a formare il proprio carattere, ci insegna cosa vuol dire impegno, sacrificio, costanza e determinazione. Credo che il rugby in particolare insegni che cos’è il rispetto per l’avversario, per i compagni di squadra, insegna a fidarsi delle persone che ci stanno intorno. Questo sport è inclusione, è adatto a tutti e non discrimina nessuno»

Come hai affrontato il periodo del Covid, difficile per tutti ma in particolar modo per gli sportivi?

«Non è stato facile, molte volte ho rischiato di perdere la motivazione di allenarmi. Per fortuna come squadra siamo sempre state molto attive, ci siamo allenate in videochiamata, abbiamo partecipato ad un campionato virtuale con le altre squadre basato su delle sfide individuali e così pian pianino ho resistito finché non ci è stato permesso di tornare in campo»

Ci racconti un segreto…rivelabile? Una pratica, un rito, un motto che ti ha aiutato a diventare una campionessa?

«Non sono molto scaramantica in realtà non associo dei rituali alle mie prestazioni, l’unica  cosa che mi viene in mente è che quando ero più piccola cercavo sempre di far meglio della mia sorella gemella e credo che anche lei lo facesse, cosi questo mi ha aiutato a migliorarmi sempre di più»

Una passione al di là del rugby?

«Da poco sono andata con delle compagne di squadra ad arrampicare in montagna ed è stata un’esperienza fantastica, anche se non posso dire che è una passione sono convinta che lo diventerà ahahah»

Qual è il tuo rapporto con la Liguria? Cosa ti piace di più della regione?

«Purtroppo è passata da essere la mia quotidianità, la mia casa. Il mio posto nel mondo ad essere luogo delle mie vacanze e del ritrovo con la mia famiglia. Mi è dispiaciuto tanto dovermene andare infatti ogni volta che posso scendo giù. Ovviamente la cosa che più mi manca e più mi piace è il mare, chi non vive al mare non può capire che legame ci sia tra noi e il mare»

C’è una figura, del mondo dello sport o in generale, che è per te motivo di ispirazione?

 «Ci sono tante figure nello sport che mi ispirano, alcune sono proprio mie compagne di squadra che guardo con molta ammirazione e come punto di riferimento. Un’atleta che in particolare mi ispira e mi dà la carica ogni volta che la guardo giocare è Ellia Green, atleta della nazionale australiana a Seven»

Che consigli daresti a una bambina o a una ragazza che si avvicina al rugby per la prima volta?

«Le consiglierei di divertirsi, di non aver paura del contatto perché è la cosa più bella di questo sport e al primo acquazzone, fare un bell’allenamento nel fango!!»

 

Quali sono i tuoi programmi per il 2021?

«Sono molto semplice, mi basterebbe poter tornare a giocare così da mi affermare come giocatrice e migliorare le mie abilità all’interno della squadra e magari ritagliarmi un posto con la Nazionale»

Spiega per quali ragioni è importante votarti e lancia Un messaggio-saluto finale a tutti i tuoi sostenitori di Stelle nello Sport!

«Spero che la gente mi voti per dar maggiore visibilità a questo magnifico sport e per far appassionare come me tantissime altre bambine»

Federico Burlando

Per ulteriori informazioni:

https://www.instagram.com/micolcavina/?hl=it

https://www.facebook.com/micol10

 

 

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