Papa Francesco a tutto campo: “Ecco i valori dello sport che più amo!”

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Ci ha pensato lui a parlare di Sport e di Valori. Nel vuoto assordante di queste ultime settimane, Papa Bergoglio ha voluto dedicare uno spazio importante allo Sport in una bellissima intervista realizzata da Pier Bergonzi sulla Gazzetta dello Sport, con l’aiuto di don Marco Pozza.

Riscatto e spirito di gruppo sono i valori dello sport che più amo“, ha sottolineato il Santo Padre, da sempre vicino agli atleti e ai temi dello sport. Un manifesto da far leggere a tutti, in particolare ai nostri giovani.

Lealtà, impegno, sacrificio, inclusione, spirito di gruppo, ascesi e riscatto. Sette parole chiave che il Pontefice analizza nella prima parte dell’intervista. Lo sport è lealtà e rispetto delle regole, ripetiamo sempre. “Prendere le scorciatoie è una delle tentazioni con cui spesso abbiamo a che fare nella vita”, conferma Papa francesco. “Pensiamo sia la soluzione immediata e più conveniente ma quasi sempre conduce a degli esiti negativi. La scorciatoia, infatti, è l’arte di imbrogliare le carte”. E poi sul talento: “La storia, non solo quella sportiva, racconta di tanta gente di talento che si è poi persa strada facendo. Nello sport non basta avere talento per vincere: occorre custodirlo, plasmarlo, allenarlo, viverlo come l’occasione per inseguire e manifestare il meglio di noi. Avere talento è un privilegio ma anche e soprattutto una responsabilità, di quelle rischiose da custodire”.

Papa Bergoglio parla poi del “sacrificio“: “L’atleta è un po’ come il santo: conosce la fatica ma non gli pesa perché, nella fatica, è capace di intravedere oltre, qualcosa di altro”. Sottolinea l’importanza dell’inclusione, contrapposta alla cultura del razzismo, dello scarto e, soprattutto, all’importanza dello spirito di gruppo. “Nessuno si salva da solo. E come credente posso attestare che la fede non è un monologo, bensì un dialogo, una conversazione. Verrebbe da dire, usando una metafora sportiva, che ci potremmo salvare solamente come squadra”. E poi ascesi e riscatto, altri due punti importantissimi per Papa Francesco. “E’ l’esercizio che rende asceti e proprio attraverso l’esercizio costante e faticoso si affina qualche abilità. Lo sport rappresenta tutto questo molto bene: mi immagino le scalate sugli Ottomila metri, le immersioni negli abissi, le attraversate degli oceani come dei tentativi per ricercare una dimensione diversa, più alta, meno abituale. È riscoprire la possibilità dello stupore. Non basta sognare il successo, occorre svegliarsi e lavorare sodo. È per questo che lo sport è pieno di gente che, col sudore della fronte, ha battuto chi era nato con il talento in tasca. I poveri hanno sete di riscatto: offri loro un libro, un paio di scarpette, una palla e si mostrano capaci di gesta impensabili”.

Papa Francesco racconta alla Gazzetta della sua infanzia, di quando giocava a calcio con una “pelota de trapo“, una palla di stracci. Bastava: per giocare e divertirsi. La sintesi del “suo” sport. La metafora del suo apostolato. Racconta il suo amore per lo sport di base, di quando andava con suo papà alla stadio per tifare San Lorenzo. Parla di Bartali e Maradona…, poi il discorso vola alto per toccare tutti i temi dello sport inteso come momento di crescita, come via ascetica per dare il meglio di sé. In questa seconda parte dell’intervista “completa” il documento più dettagliato e approfondito che un Papa abbia mai “scritto” sul mondo dello sport.

“Lo sport è tutto ciò che abbiamo detto: fatica, motivazione, sviluppo della società, assimilazione delle regole. E poi è divertimento: penso alle coreografie negli stadi di calcio, alle scritte per terra quando passano i ciclisti, agli striscioni d’incitamento quando si svolge una competizione. Trombe, razzi, tamburi: è come se sparisse tutto, il mondo fosse appeso a quell’istante. Lo sport, quando è vissuto bene, è una celebrazione: ci si ritrova, si gioisce, si piange, si sente di “appartenere” a una squadra. “Appartenere” è ammettere che da soli non è così bello vivere, esultare, fare festa”.

“Apprezzo chi è cosciente della responsabilità del proprio talento, a qualunque sport o disciplina appartenga”, spiega Papa Bergoglio. “Il campione diventa, per forza di cose, un modello d’ispirazione per altri, una sorta di musa ispiratrice, un punto di riferimento. È importante che gli sportivi e i campioni abbiano la consapevolezza di quanto una loro parola, un loro atteggiamento, possa incidere su migliaia di persone”.

A tutto campo, Papa Francesco, che insiste in particolare sull’importanza dell’allenamento, quale via del perfezionamento. “Nessun campione si costruisce in laboratorio. A volte è accaduto, ma il tempo smaschera i talenti originali da quelli costruiti: un campione nasce e si rinforza con l’allenamento. Ogni tanto leggo di qualche grande campione che è il primo ad arrivare all’allenamento e l’ultimo ad andarsene: è la testimonianza che la forza di volontà è più forte dell’abilità. Qui lo sport viaggia di pari passo con la vita: la bellezza, qualunque sia la sua declinazione, è sempre il frutto di una fiammella da tenere accesa giorno dopo giorno”.

Così nella terza parte dell’intervista alla Gazzetta il Pontefice parla del motto olimpico “Citius, Altius, Fortius”. Parla di Olimpiadi e Paralimpiadi, una delle forme più alte di uguaglianza, dignità, rispetto e poi formula un augurio a tutti gli sportivi per il 2021.

“Il mio augurio è molto semplice, lo dico con le parole che hanno scritto su una maglietta che mi è stata regalata: “Meglio una sconfitta pulita che una vittoria sporca“. Lo auguro a tutto il mondo, non solo a quello dello sport. È la maniera più bella per giocarsi la vita a testa alta. Che Dio ci doni giorni santi. Pregate per me, per favore: perché non smetta di allenarmi con Dio!”.