Claudio racconta Viviana: Atleta-Tecnico, un binomio eccezionale!

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Alla base del successo di un Atleta, c’è sempre il contributo di un Allenatore. Supporto tecnico ma anche sostegno umano. Si crea feeling, un legame forte che si trasforma in eccezionale energia da esplodere in occasioni di gare nazionali e internazionali. L’occhio dell’Allenatore è fondamentale per scovare il talento, la sua pazienza e la cura di ogni dettaglio preparatorio è importante per allenarlo costantemente.

Dopo aver celebrato nella scorsa settimana la storica qualificazione di Viviana Bottaro alle Olimpiadi di Tokyo 2020 nel Karate, concentriamo la nostra sulla figura del suo primo e storico maestro: Claudio Albertini. 

Claudio, come sei diventato l’allenatore di Viviana?
“Insegnavo Karate a Quinto e da qualche anno la nostra Società si era messa in luce con dei discreti risultati a livello nazionale. Viviana si è iscritta alla nostra Società nel settembre del 1996 all’età di nove anni insieme a sua sorella Valeria di undici. Entrambe molto dotate nel Kata (le forme), sono arrivate da me con l’intento di migliorare dal punto di vista agonistico”. 

Come ti sei accorto del talento di Viviana?
“Viviana spiccava per le sue capacità imitative. Era in grado di riprodurre immediatamente e con un tocco di personalità le tecniche che io le insegnavo. Altra dote evidente era la capacità di eseguire movimenti rapidi e di arrestarsi immobile in un istante, quello che nel Karate viene chiamato “Kime”, la contrazione isometrica massimale di tutto il corpo nel momento dell’impatto virtuale con l’avversario”.

Quale fu la prima vittoria importante di Viviana?
“La sua prima medaglia importante arrivò nel 2000: un secondo posto ai campionati italiani esordienti a Rimini, preludio alla prima medaglia d’oro conquistata a Bari nella stessa categoria, nel 2001”.

Quale è stata per te la sua vittoria più emozionante?
“Particolarmente emozionante fu per me il suo primo oro a Bari. Ma tutto il 2005 fu un anno davvero indimenticabile. Viviana fu convocata in Nazionale e a febbraio a Salonicco vinse nella categoria Cadette il Campionato Europeo Individuale; poi fu la volta del suo primo titolo italiano Assoluto a Squadre conseguito nello stesso mese a Ostia in squadra assieme alla sorella Valeria e a Samantha Piccolo. A seguito di quel successo Viviana in quello stesso anno, a novembre, fu convocata per disputare il Campionato Mondiale Juniores a Squadre a Cipro, dove vinse la medaglia la medaglia d’oro”.

C’è stato un momento di svolta nella strepitosa carriera sportiva di Viviana?
“La svolta è arrivata quando decisi di cambiarle lo stile di Karate praticato fino a quel momento. Inizialmente Viviana portava in gara solo Kata di stile Shotokan, mentre la Nazionale femminile di Kata praticava lo stile Shito-Ryu. L’ho avvicinata gradualmente, non senza difficoltà, a questo nuovo stile. È stato un ottimo investimento: lo stile Shito-ryu, per le sue caratteristiche, ha valorizzato al meglio le sue eccezionali doti espressive e in breve tempo Viviana è entrata a far parte delle atlete azzurre. In seguito con Viviana ci si siamo cimentati anche in altri stili, Goju-Ryu e Ryuei-Ryu, sempre con ottimi risultati”.

Viviana ha sempre detto di essere molto legata a te, che tipo di rapporto avete? Vi sentite ancora prima di qualche competizione importante?
“Sono stato il suo Maestro per 17 anni fino all’ottobre del 2013, data in cui è entrata a fare parte del Gruppo Sportivo Fiamme Oro (Polizia di Stato). Sono rimasto in contatto con lei e la sua famiglia. Quando torna a Genova la cena a casa dei suoi genitori è un appuntamento immancabile. Ci sentiamo spesso prima e dopo le competizioni ma non interferisco con le indicazioni del suo coach Roberta Sodero, con cui comunque mi sento periodicamente al telefono. L’ultima volta è stato venerdì 14 febbraio quando si ha avuta la certezza matematica della qualificazione olimpica di Viviana, a seguito dei risultati provenienti da Dubai, competizione a cui Viviana non ha potuto partecipare perché malata. Roberta mi ha videochiamato dalla casa romana di Viviana per rendermi partecipe per primo della notizia. Una gentilezza che ho molto gradito”.

Come pensi che vivrà Viviana l’esperienza olimpica?
“Sono certo che questo suo approdo ai Giochi Olimpici sarà vissuto da lei con autentica felicità e che in gara darà il meglio di sé, come al solito. Il suo carattere positivo e gioioso le permetterà di gestire al meglio la responsabilità di rappresentare l’Italia del Karate per la prima volta alle Olimpiadi”.

E infine  come mai sei finito a occuparti di calcio e non più di Karate? Rientreresti nel giro se la federazione te lo chiedesse?
“Ho scelto di concludere la mia esperienza col Karate nel momento che ho ritenuto più consono ai mie nuovi interessi anche se per un periodo di nove anni ho seguito entrambe le discipline. Il Karate rimane comunque per me un vissuto indimenticabile”.