Sport e rendimento scolastico: un binomio da medaglia d’oro

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Uno degli incontri
Uno degli incontri "Una Classe di Valori" con Francesco Bocciardo

Una delle punizioni più comuni che i genitori impongono ai propri figli, quando non vanno bene a scuola, risiede nel vietargli di praticare l’attività fisica svolta abitualmente. Ma quali sono gli effettivi risultati del presente stratagemma?

Andrea Cadili Rispi e gli studenti

Ebbene, al contrario di ciò che la maggior parte dei parenti innervositi pensano, la suddetta tattica non potrebbe essere più errata: a livello scientifico, infatti, un grande numero di ricerche susseguitesi nel tempo hanno ormai dimostrato come vi sia una correlazione diretta tra il praticare sport e l’ottenere voti brillanti. Uno dei più autorevoli tra gli studi recenti è stato svolto presso l’Università di Montréal nel 2015. Venne preso in esame un campione di circa 2.700 studenti canadesi nati tra il 1997 ed il 1998 e l’esito fu alquanto sorprendente: dopo cinque minuti di attività fisica, se sottoposti a test intellettuali i giovani ottenevano risultati migliori di quando li eseguivano senza aver fatto movimento.

Teresa Frassinetti

Insomma, emerse che lo sport fa aumentare la capacità di concentrarsi e l’autocontrollo, fattori decisivi per l’ottenimento di valutazioni alte.  L’ambiente positivo tipico del contesto sportivo, inoltre, migliora la condotta generale, quindi pure in classe.

 

Non a caso, la medesima ricerca ha riscontrato anche alcune statistiche interessanti, dovute principalmente al fatto che avendo meno ore di tempo libero, gli atleti le investono soprattutto nello studio: il 48% di loro, dedicava ai compiti a casa tre ore in più alla settimana rispetto ai soggetti sedentari. I ragazzi sportivi, inoltre, perdevano il 51% in meno di giorni di scuola e presentavano il 42% in meno di assenze ingiustificate.

Christian Gamarino

Un’altra ricerca risalente al 2010, ad opera dell’Università della Virginia, arriva alle medesime conclusioni riguardo questo strano legame. L’indagine ha seguito per un paio d’anni oltre un migliaio di alunni statunitensi compresi tra i dieci ed i tredici anni ed ha rilevato che gli individui fisicamente in forma, sottoposti ad una prova di corsa, sono poi andati incontro a punteggi più elevati in alcuni test di ben cinque discipline, parecchio differenti tra loro: matematica, scienze, studi sociali e lingua.

Ricerche di prestigio, nell’ultimo decennio, non sono mancate neppure in Europa: analisi approfondite provenienti dai Paesi Bassi hanno ulteriormente avvallato gli esiti precedenti, grazie al confronto tra ben quattordici studi differenti, avvenuti tra il 1990 ed il 2010. Essi si dipanano su un totale di quasi dodicimila ragazzi coinvolti, tra i sei ed i diciotto anni, seguiti per un periodo compreso tra gli otto mesi ed i cinque anni a seconda del caso. I ricercatori hanno posto l’enfasi sulla riduzione dello stress che il praticare sport causerebbe, alla quale sussegue una maggiore capacità di concentrarsi sui libri.

Va ricordato, inoltre, che le ricerche sono supportate dalle evidenze scientifiche, oltre che dai numeri già piuttosto lampanti: una costante attività fisica, provoca un maggior afflusso di ossigeno al cervello, con conseguente aumento delle capacità cognitive. Tale caratteristica, risulta particolarmente evidente quando un giovane sedentario inizia a muoversi: l’ippocampo, ossia l’area del cervello associata all’apprendimento, conosce infatti una crescita notevole.

Alla luce di tutto ciò, sembra superfluo affermare che, in definitiva, i voti riportati sulle pagelle dei ragazzi sportivi tenderanno a lievitare.

Federico Sturlese