Combattere l’obesità attraverso lo Sport

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L’obesità è indubbiamente una delle cosiddette “malattie del benessere” più diffuse in occidente. Vera e propria piaga delle società benestanti contemporanee, non risparmia del tutto nessuna fascia d’età e tantomeno fa distinzioni di sesso (benchè i maschi siano i più colpiti). La sua presenza fa aumentare vertiginosamente il rischio di incorrere nelle principali patologie cardiovascolari, come l’aterosclerosi e l’ipertensione, ma anche in tumori, nel diabete di tipo II e nell’artrosi.

Come per tante altre questioni, pure nel presente caso la fase che più d tutte costituisce lo snodo determinante è quella adolescenziale. Durante la pubertà, infatti, gli adipociti conoscono il loro periodo di maggior sviluppo e ne viene determinata la quantità. Queste cellule, le quali hanno lo scopo di sintetizzare, accumulare e cedere lipidi, nel corso dell’età adulta non aumentano di numero, ma possono veder variare le dimensioni in base all’ingrassamento o al dimagrimento. Dunque, se un individuo si porta dietro la malattia dall’adolescenza con annesso, di conseguenza, un elevato numero di adipociti, durante i periodi successivi della vita andrà incontro a maggiori problematiche rispetto ad un soggetto con meno cellule.

In breve, se qualcuno è obeso in gioventù, con ogni probabilità lo sarà da adulto. Il fulcro del discorso è che nel mondo attuale la patologia, specie a livello infantile/adolescenziale, è in continuo aumento: in Italia, in base agli ultimi dati ISTAT, all’incirca un bambino su quattro è quantomeno sovrappeso. La modernità, tramite soprattutto lo sviluppo tecnologico, ha portato novità atte ad incentivare comportamenti sedentari tra i ragazzi. Per quanto non debbano essere visti come il male assoluto, dato che basta usufruirne nelle giuste proporzioni, apparecchi relativamente recenti come computer, televisioni e videogiochi hanno sicuramente portato ad un aumento dell’inattività, nonché dell’isolamento. Tutto ciò è accompagnato da abitudini alimentari del tutto errate, costituite da pasti sbilanciati e poco salutari.

Alla luce delle cause, balza subito all’occhio come le principali soluzioni al problema siano essenzialmente due, da applicare in contemporanea: apportare cambiamenti nella dieta, sia a livello quantitativo che qualitativo ed imprimere un’accelerata al metabolismo tramite l’esercizio fisico. Entrambi i comportamenti, chiaramente, sarebbero da adottare in via precauzionale e non quando la situazione è già degenerata.

In questa sede, ci soffermiamo maggiormente sul secondo punto. Innanzitutto, quando soggetti sedentari iniziano a praticare sport, grazie ad un aumento del metabolismo basale, il loro appetito diminuisce. Infatti, se compiono uno sforzo entro una certa soglia di fatica (oltre alla quale, invece, il bisogno di introdurre calorie aumenta), non sentono la necessità di nutrirsi di più; a salire, è solamente la loro capacità di bruciare. Bisogna appunto tenere presente, d’altra parte, che per un ragazzo obeso l’approccio col movimento deve avvenire a step graduali: farà molta più fatica rispetto ad un coetaneo normopeso, a causa della maggior pressione arteriosa ed un più elevato consumo di ossigeno. Ad inficiane il rendimento, vi saranno anche una scarsa coordinazione dovuta alle errate abitudini quotidiane e la logica difficoltà nel muovere così tanti chilogrammi.

Altri due elementi fondamentali per uscire dal tunnel dell’obesità giovanile sono la continuità e la costanza nel praticare lo sport: il primo apparato che conoscerà dei miglioramenti sarà quello locomotore, in particolare muscoli, ossa, tendini ed articolazioni, seguito da quello respiratorio e quello circolatorio.

Pertanto, sono consigliate sessioni non troppo lunghe (meno di un’ora, ma più di trenta minuti) a bassa intensità, alternando un giorno di lavoro con uno di riposo, almeno tre volte alla settimana. Due sport sempre praticabili nonostante i problemi fisici sopra riportati, i quali possono compromettere le prestazioni ad esempio nella corsa, sono invece il nuoto ed il ciclismo: attività aerobiche che non prevedono il gravare del peso eccessivo sulle gambe. Nel nostro caso specifico, quello dei giovani, sarebbero inoltre da preferire gli sport di squadra, che conferiscono una marcia di più pure a livello psicologico.

Federico Sturlese