Lo Sport è Scuola di Vita. I suoi Valori sono anche su Carta

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Se ci soffermassimo un istante sul concetto di “attività educativa”, molti individui difficilmente lo assocerebbero subito col praticare sport.  Risulterebbe più naturale l’accostamento con la lettura di un buon libro, o la visita presso un museo. Basti riflettere sull’assoluta pochezza dell’educazione fisica a livello scolastico, ormai solo una vera e propria “comparsa” nel programma settimanale.

Eppure, la sottovalutazione generale che emerge riguardo la funzione pedagogica di tale passatempo ha ben pochi motivi per essere fondata, visto il ruolo svolto da esso durante la crescita fisica ed interiore delle persone. In particolare tra i più giovani, lo sport possiede il potenziale per divenire un protagonista assoluto del bagaglio umano, grazie ai potentissimi valori che è in grado di trasmettere: non si tratta di un semplice hobby, bensì di un’eccezionale scuola di vita.

Sin da piccolissimi, grazie a lui, i bambini possono cominciare ad apprendere i principi della socializzazione, del rispetto delle regole, dell’ascolto, della perseveranza e della conoscenza di sé stessi e dei propri limiti, per affrontarli e superarli. Il sapersi rapportare col prossimo diviene ancor più determinante in un contesto di squadra, dove l’avere obiettivi comuni da raggiungere, soprattutto tramite la coordinazione tra i singoli, gioca un ruolo fondamentale: si formano legami di amicizia destinati a perdurare nel tempo.

Durante la crescita, specie nell’età adolescenziale, i principi introdotti in precedenza, se adeguatamente trasmessi, raggiungono la sublimazione: lo sport influenza in maniera determinante la personalità del ragazzo. Questi, a differenza di un coetaneo sedentario, sarà con ogni probabilità più diligente ed abituato a faticare nella vita quotidiana, grazie all’impegno profuso negli allenamenti, nonché maggiormente attivo dal punto di vista mentale; ma soprattutto, possiederà una determinazione ferrea ed una forza caratteriale notevole, in quanto capace di metabolizzare meglio delusioni e sconfitte. Tuttavia, non mancherà mai di disciplina ed autocontrollo: il rispetto si troverà alle radici della sua morale.

Oltre al benessere mentale, non va trascurato ovviamente quello fisico: fare sport significa anche mantenersi in forma. Pertanto, l’attività è collegata a doppio filo con la voglia di prediligere una sana alimentazione, bilanciata e priva di eccessi, basilare per la cura del proprio corpo. Coloro che si mantengono bene in giovane età, sono destinati ad invecchiare molto meglio e senza la necessità di utilizzare i medesimi, noiosi accorgimenti delle controparti.

Malgrado lo sport, come già affermato, non sia ingiustamente percepito dai più come un metodo educativo vero e proprio, nel corso degli anni sono stati emanati diversi documenti che invece esortano l’istituzionalizzazione di quest’idea, sia sul piano nazionale che europeo.

Uno dei più datati è, appunto, di matrice continentale: il “Codice Europeo di Etica Sportiva” (1992), una “dichiarazione d’intenti, adottata dai Ministri europei responsabili per lo Sport”, incentrata in particolare sul concetto di fair play, ritenuto “essenziale in ogni attività sportiva, in ogni fase della politica e della gestione del settore sportivo”. Legata alla più nota “Carta Europea dello Sport”, pubblicata nel medesimo anno, è rivolta soprattutto ai giovani, ma pure ad adulti, organizzazioni sportive ed istituzioni. Arriva a stabilire alcune responsabilità per i singoli soggetti citati, per esempio quella di “sostenere le iniziative mirate alla promozione del fair play nello sport, particolarmente tra i giovani e di incoraggiare le istituzioni a porre il fair play come priorità” nei confronti dei governi; le società invece devono “creare sistemi che premiano il fair play e la progressione personale, oltre che il successo agonistico”.

Un altro spunto da parte dell’Unione Europea è giunto nel 2007, tramite la pubblicazione del “Libro Bianco sullo Sport” (2007), il principale contributo della Commissione Europea in tema. Si tratta più che altro di un testo avente il compito di coordinare le politiche degli stati membri sulla materia sportiva, ma al suo interno vi sono comunque passaggi relativi al “ruolo sociale dello sport” e alla sua tutela.

A livello nazionale, a partire dagli anni duemila si sono susseguiti numerosi scritti, formulati da diversi organi. Ricordiamo soprattutto la “Carta dei Principi dello Sport per Tutti” (2004), promossa dal Forum del Terzo Settore. Articolata in dieci punti, afferma messaggi quali: “Lo sport per tutti è un’attività umana che si fonda su valori sociali, educativi e culturali essenziali, e rappresenta quindi un eccellente strumento per equilibrare la formazione e lo sviluppo della persona in ogni età”, o ancora: “Per assolvere le sue funzioni educative, culturali e sociali lo sport deve essere organizzato e praticato nel rispetto delle regole disciplinari, di norme di fair play condivise e liberamente accettate, e dei bisogni dei cittadini”.

L’iniziativa più recente degna di nota è arrivata a febbraio di quest’anno, con la “Carta dei Valori dello Sport Integrato”, istituita dall’associazione Carovana dello Sport Integrato. Il suo scopo è quello di favorire ulteriormente l’integrazione delle persone disabili in ambito sportivo, campo sul quale negli ultimi tempi sono già stati compiuti buoni passi avanti. Si fa portavoce di diversi valori quali l’inclusione, la cooperazione, l’autonomia e l’equità. Un occhio di riguardo anche nei confronti della sostenibilità ambientale: uno degli obiettivi consiste infatti nel “riqualificare aree dismesse e periferiche in una logica di non consumo del suolo”. Sottoscrivibile sia dagli individui, sia dagli enti pubblici, ha già ottenuto il supporto di una scuola per ogni regione italiana.

Federico Sturlese