Prevenire il Bullismo attraverso lo Sport

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L’adolescenza è considerata dai più, a ragione, una delle fasi chiave durante la crescita dei nostri figli. Si tratta di un periodo estremamente delicato, caratterizzato da numerosi cambiamenti e pertanto comporta spesso svariate problematiche.

Tra i fenomeni sociali che si sviluppano specialmente nel corso del lasso temporale summenzionato, c’è il bullismo: può iniziare a colpire in qualsiasi momento e presso ogni ambiente, non solo in quelli più disagiati ed è dovuto, in ultima istanza, alla volontà dei ragazzi di distinguersi tramite la supposta superiorità nei confronti del prossimo.

Se in passato tale pratica era, tutto sommato, tenuta lontana dagli occhi dell’opinione pubblica, oggi ne sentiamo parlare molto più spesso rispetto a prima. I motivi sono da rintracciarsi nell’intensificazione della sua messa in scena, dovuta ad una maggiore mancanza di interesse da parte degli adulti ed una progressiva chiusura caratteriale dei giovani. Colpisce, soprattutto, la varietà dei mezzi coi quali i bulli colpiscono le loro vittime. Notevole rilevanza, nel presente senso, hanno assunto la nascita e la dirompente crescita del cyberbullismo, a causa di cui i soggetti presi di mira possono essere raggiunti in qualunque momento dai propri aguzzini.

Alla luce della sua diffusione a macchia d’olio specialmente, come si è detto, presso la sfera digitale, negli ultimi anni le istituzioni hanno cominciato a rendersi conto della situazione critica: tra di esse, si distinguono in particolare quelle sportive. Solo nel 2019 si sono tenute diverse conferenze rilevanti sul tema, che hanno visto il CONI schierarsi in prima linea contro il bullismo: l’idea dell’organizzazione, è usare lo sport come deterrente nei confronti del fenomeno.

Uno dei convegni più importanti è stato svolto giovedì 7 febbraio ed ha visto il suddetto soggetto, rappresentato per l’occasione dal presidente Giovanni Malagò in persona, interagire con altre figure, come il vertice dell’”Osservatorio Nazionale Bullismo e Doping” Serena Parisi. Presente pure l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giorgetti. «La partita si gioca tutta sulla prevenzione. E gli sportivi sono un ottimo esempio da imitare. I nostri campioni potrebbero aiutare i giovani a ragionare prima di cascare in questi errori che oggi, soprattutto nell’era del digitale, sono dietro l’angolo». Così si è espresso proprio il numero uno del CONI in occasione dell’incontro, dal titolo “Bullismo vs Cyberbullismo – Lo sport come attività di prevenzione”, che ha visto la firma del Protocollo d’Intesa CONI-ONBD. Grazie ad esso, è stata sancita la promozione dei valori legati allo sport presso le scuole di ogni ordine e grado.

Durante la medesima iniziativa, il segretario generale dell’ONBD Luca Massaccesi ha fornito dati da brivido sugli attuali effetti del bullismo: «Il suicidio, spesso per bullismo o cyberbullismo, è la seconda causa di morte tra i giovani in Italia. Un adolescente su due subisce molestie di vario genere e il 20% è vittima di veri e propri atti di bullismo. Il 70% vive nel terrore di finire nelle grinfie di un bullo, l’11% di chi ha subito violenze di questo tipo ha tentato il suicidio, il 77% è in preda alla depressione ed il 30% pratica autolesionismo». – ed incentrandosi poi sulla tipologia di vittime – «Il 77% delle vittime è obeso o in sovrappeso. Mentre prima si giocava nel cortile di casa, oggi si gioca nel cortile del web. L’obesità giovanile è uno dei principali mali del nostro secolo e lo sport è uno strumento fondamentale per spingere i ragazzi ad avere una vita attiva».

A prendere parte alla conferenza, come atleta, anche l’ex cestista Raffaella Masciadri, all’epoca ancora in attività, presidentessa della “Commissione nazionale degli Atleti del CONI”: «Il ruolo dello sport è molto importante, perché gli sportivi possono essere uno stimolo positivo per aiutare soprattutto le vittime» – affermò la pluricampionessa italiana – «mi ha aiutata ad essere più estroversa, ad aprirmi con gli altri e ad avere una maggiore sicurezza in me stessa. Ed è proprio questa sicurezza che i ragazzi di oggi dovrebbero acquisire più di ogni altra cosa».

Un secondo accordo, risalente a maggio, è stato formulato tra il CONI e il MOIGE: i rispettivi presidenti Malagò e Maria Rita Munizzi si sono posti l’obiettivo di favorire la diffusione nel mondo dello sport di progetti educativi sia per i ragazzi che per qualsiasi adulto coinvolto; promuovere i principi del fair play, anche in rete, al fine di mettere in pratica una navigazione consapevole; aiutare nel suo operato il  

In tale occasione, Malagò ha ribadito con forza il concetto già espresso a febbraio: «Lo sport è un baluardo della nostra società, insieme alla famiglia e alla scuola ed occupa un ruolo molto importante nella formazione dei giovani. È quindi indispensabile dare il nostro contributo». Assieme a lui, si espresse ovviamente la controparte del MOIGE: «Vogliamo sensibilizzare i presidenti delle società sportive, i tecnici, gli operatori, ma anche i genitori per coinvolgerli in questa battaglia per il futuro e il benessere dei nostri figli. Il nostro compito, anche come genitori, è essere presenti e raggiungibili, incontrare tutti coloro che hanno bisogno di aiuto e sostegno».

Il fine ultimo dei suddetti sforzi, sarebbe quello di creare un ambiente sano ed etico, utile per canalizzare quelle emozioni che durante l’adolescenza si sviluppano a dismisura, ma anche caratterizzato da determinati regolamenti da rispettare.

Dall’incontro, sono poi emersi ulteriori dati relativi al bullismo in Italia, in particolare riguardanti il digitale: il 21% del campione analizzato, compreso tra gli otto ed i diciotto anni, gira video e li posta sui social; il 31% in passato ha realizzato filmati imbarazzanti ad altri per poi diffonderli; inoltre, il 63% naviga in tutta libertà senza venire mai controllato.

Federico Sturlese