Ciao Gian sei stato un grande! Grazie di tutto!

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Ogni vita ha un suo disegno che si può riconoscere soltanto se e quando ci si volta a guardare indietro, a cercare le tracce dei propri passi lungo le strade percorse. Gian Luigi aveva accettato di dare uno sguardo al suo, di disegno, scrivendo per la prima volta nel 2016 un “pezzo” autobiografico destinato al libro Alta in banda. Storie di sport e di vita dei pallavolisti genovesi del XX Secolo. E si era sorpreso nel rileggersi – proprio lui, per mestiere e vocazione abituato a raccontare gli altri – rispecchiandosi nelle sue stesse parole, semplici e molto contenute peraltro rispetto a tutto quello che in realtà avrebbe potuto raccontare. Per arrivare poi a rendersi conto che quel libro, in fondo, era la storia della sua stessa vita: nelle oltre cinquanta testimonianze pubblicate, Corti c’è sempre, ed è sempre ricordato con l’affetto e la riconoscenza che si riservano solo alle persone eccellenti, quelle che a loro volta lasciano memorabili tracce nelle vite altrui.

Il disegno della sua storia ha la forma di un grande cuore. Quello di uno dei più attivi, ostinati e irriducibili dirigenti sportivi apparsi sulla scena genovese dalla fine degli anni Sessanta in poi. Capita, senza dubbio, di incontrarne di figure così nello sport “minore”, dove gli ostacoli da superare sono immensi e le doti di resilienza richieste prevedono scorte inesauribili di passione e di generosità. Gian Luigi, da questo punto di vista, è stato davvero un personaggio speciale, se non unico, che nella pallavolo ha trovato l’agone esistenziale in cui lottare in nome dei propri ideali: lo sport come crescita, come educazione, affermazione, orgoglio, successo.

Diploma da ragioniere, giornalista professionista, editore, imprenditore, eclettico e geniale dirigente sportivo impegnato su più fronti associazionistici e istituzionali, Gian Luigi è stato molte persone in una. Costretto in giovane età a rinunciare allo sport attivo a causa di seri problemi di salute, l’attività sportiva Gian se l’è inventata a modo suo, iniziando a imparare come “dirigentino” al gruppo sportivo La Salle, poi diventando arbitro di pallavolo, quindi dirigente del Centro Sportivo Italiano, nel cui ambito ha mosso anche i primi passi da giornalista nella redazione delgiornalino “Lo Sprint”. Prende le mosse da qui una carriera in cui la sua innata disponibilità, unita a una spiccata intelligenza e aindubbie capacità relazionali, lo porteranno a far nascere e a guidare, anima e corpo, le più importanti società della storia del volley genovese: da Italia Navigazione e Gargano in campo maschile, a Valsanson, Socorama, Jean d’Estrèes e PortobelloRoad in quello femminile. Con atleti e atlete che hanno vestito la maglia azzurra, primi fra tutti Renato Fegino e Ornella Marchese. Volley di vertice, sempre in cerca di sponsor affidabili e di un vero palazzetto: “A quei tempi – ha scritto non senza rimpianto in Alta in banda – l’avessimo avuto, avremmo potuto fare molto, molto di più”.

Come se di cose non ne avesse fatte abbastanza, il G.L.C. alias Mimmo Gallina dei giornali, mai capace di stoppare quella persistente connessione tra il pensare e il fare che lo manteneva sempre in carica. Impiegato alla Sip, la vecchia società dei telefoni, si era licenziato perché il lavoro che altri portavano a termine in una giornata, lui lo sbrigava in un paio d’ore. Non perdendo di vista il mondo dei quotidiani, era quindi diventato insegnante di educazione fisica alla “Caffaro” di Certosa – ai tempi l’accesso alla professione era molto più semplice – dove aveva creato quello che risulterà uno dei poli fondamentali per la diffusione della pallavolo femminile in città, definitivamente lanciata grazie all’accordo con il professor Roberto Carmarino della vicina media “Foscolo” di Rivarolo.

Un po’ cura e un po’ malattia, la pallavolo è stata la vera stella polare che ha orientato l’impegno di Gian Luigi. La pallavolo la faceva e la raccontava sui giornali, dove scriveva anche dell’altro grande amore, il Genoa. E non c’era confine tra volley, famiglia e lavoro. La palestra di Via Cagliari e la redazione del Corriere Mercantile, erano i luoghi in cui lo potevi trovare con maggior facilità. E magari, la sera tardi, a mangiare qualcosa all’Europa, in galleria Mazzini. Intessendo contatti, proponendo e concludendo accordi, sempre un po’ al limite delle proprie forze e possibilità. Ma sempre sostenuto da un desiderio di affermazione di un’idea secondo cui si può fare politica anche e semplicemente dando pieno valore e riconoscimento allo sport. Costruire palazzetti, aprire palestre per farvi entrare i giovani e dar loro l’opportunità di imparare a diventare adulti, a convivere secondo valori civili: questo è sempre stato il sottotesto di ogni sua azione o dichiarazione.

Poi c’era la Federazione, la Fipav, al cui interno da consigliere provinciale e regionale è arrivato alla vicepresidenza nazionale e agli incarichi internazionali di team-leader delle rappresentativeazzurre con cui ha girato mezzo mondo, arricchendosi della stima e dell’affetto che gli arrivava da ogni dove. La foto al Quirinale con Pertini e gli azzurri, dopo il bronzo alle Olimpiadi del 1984, era per lui uno dei ricordi più cari.

Dietro alla sua sicura immagine di affabulatore e di mister Wolf sempre disponibile a risolvere problemi, va però detto che Gian ha tenuto protetta una parte di sé estremamente sensibile, poco evidente a chi non lo ha conosciuto da vicino e di lui ha potuto scorgere solo i più evidenti tratti dello sfidante, dell’uomo che ama il rischio e limiti spesso estremi.

Solo quelli che gli sono stati sinceri amici possono avere presentequell’aspetto più sentimentale, quasi schivo, in cui trovava dimora il senso della sua generosità e il significato delle giuste cause per le quali si batteva nei molteplici contesti associativi cui aderiva, come l’Ussi (di cui è stato vicepresidente e dirigente nazionale per 25 anni) o i Veterani sportivi. Ogni volta, mettendosi in gioco per assumere incarichi di responsabilità, e battendosi come un leone contro i rivali di turno nonostante i molti problemi da affrontare, quelli di salute compresi, sempre e incredibilmente pronto a ripartire. Come ha fatto anche in questi ultimi anni in cui, lasciato il volley, si era dedicato a sostenere le attivitàimprenditoriali dei figli Paola e Michele, avendo sempre accanto la fondamentale presenza di Carla, la donna che non ha mai smesso di stargli al fianco con grinta e coraggio in ogni partita.

Gian Luigi ci lascia oggi il ricordo affettuoso di una vita singolare che ha saputo attraversare le vite di molte altre persone. Ci sarebbe tanto da raccontare di lui, e ognuna di quelle persone lo potrà fare e lo farà di sicuro attraverso i propri personali ricordi. Qui, per salutarlo, basteranno poche e semplici parole, un po’ alla genovese: sei stato un Grande, Gian. Grazie di tutto.

Roberto Scanarotti

Il grande cuore di Gian Luigi Corti ha cessato di battere questa notte. Tutto il mondo sportivo Ligure e nazionale si stringe attorno alla sua famiglia.  

Il Santo Rosario  verrà  recitato venerdì 6 settembre, alle ore 19 presso l’Hospice Gigi Ghirotti in Via Montallegro 50.  I funerali avranno luogo Sabato 7 settembre alle ore 10 nella Chiesa di San Pietro Apostolo e Santa Teresa del Bambin Gesù, Via Guerrazzi 23, in Albaro, da dove poi il feretro proseguirà per il Cimitero di Cittiglio (Varese). Un grazie di cuore al Prof. Franco Henriquet ed alla Gigi Ghirotti per la fraterna e preziosa assistenza.