Pietro Sibello: dalle Olimpiadi alla Coppa America

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Pietro Sibello abbraccia la vela fin da bambino insieme al fratello Gianfranco. Sul 49er, i due vincono insieme un  Europeo e tre bronzi ai Campionati del mondo. Nel 2004 la prima Olimpiade, ad Atene, seguita dal Pechino 2008 e dalla qualificazione per l’Italia per i giochi di Londra. Nel 2010 il Giornale della Vela gli assegna il premio il Velista dell’Anno, che lo consacra come miglior timoniere italiano al termine della stagione agonistica 2009, anno in cui sale sul podio di tutte le regate a cui ha partecipato, arrivando a occupare la prima posizione nella ranking list dell’ISAF. Nel 2011 la diagnosi di un angioma gli impedisce di partecipare alle Olimpiadi del 2012.

Nel 2014 arriva Luna Rossa, è la 35esima Coppa America e Pietro lavora a fianco al team per un anno e mezzo. Negli ultimi anni ha ottenuto inoltre ottimi risultati nelle classi Melges, Moth e GC32. Questa è la seconda Coppa America con Luna Rossa, per cui seleziona anche giovani talenti in vista dell’America’s Cup del 2021 e si occupa dello sviluppo delle vele in qualità di velista di bordo.

Conosci già il progetto di Stelle nello Sport, che ti ha premiato più di dieci anni fa. A distanza di tutti questi anni, come valuti l’attività svolta da questo progetto?
Vivendo in Sardegna già da qualche anno non sono più a diretto contatto con l’attività sportiva ligure, ma grazie all’ottimo lavoro fatto sui social posso comunque seguire gli eventi principali e naturalmente Stelle nello Sport”. 

Che augurio ti senti fare al progetto per i suoi prossimi 20 anni di vita?
Mi auguro che Stelle nello Sport possa a crescere come negli ultimi anni e soprattutto continuare a dare sempre più visibilità agli sport minori”.

Nel 2010 sei stato premiato per merito dei voti espressi dai tuoi molti sostenitori. Come ti hanno fatto sentire la notizia e la grande attenzione del pubblico?
“È sempre un piacere sapere di essere apprezzati, per i risultati sportivi, ma anche come persona. Spero di essere riuscito, insieme a mio fratello, a trasmettere, soprattutto ai giovani, i valori sportivi che ci hanno sempre motivato.

Hai qualche ricordo particolare della tua premiazione?
Certamente! Ricordo mio fratello e io in divisa della Guardia di Finanza, nostro gruppo sportivo di appartenenza, ricevere il premio sul palco in una bellissima atmosfera. Regnava il piacere di passare una serata in compagnia tra sport, spettacolo e risate. 

Come è proseguita la tua vita sportiva dopo la premiazione?
Tutto è continuato come prima, con la voglia di lavorare duro per migliorarsi, senza tralasciare il divertimento, che è fondamentale per ottenere il massimo”.

Lo stesso anno sei stato premiato anche dal Giornale della Vela come Velista dell’Anno, un titolo onorifico dovuto agli importanti risultati sportivi conseguiti nel 2009 e che ti hanno anche portato a occupare la prima posizione nel ranking dell’ISAF. Ritieni che sia stato l’anno all’apice della tua carriera?
“Sicuramente quelli sono stati gli anni che ci hanno consacrato velisti di livello mondiale. Il grande lavoro e l’esperienza accumulata ci hanno insegnato a  rendere sempre al massimo, dalla giornata di allenamento invernale, alla finale mondiale”.

Qual è il tuo primo ricordo legato alla vela? Cosa significa per te la vela?
A otto anni [ho partecipato a] il mio primo corso di vela ad Alassio, sull’Optimist. Ricordo che avere il controllo di una barchetta in mezzo al mare mentre sentivo l’acqua scorrere sotto la chiglia era la sensazione più bella del mondo”. 

Il massimo rischio di un giocatore di pallavolo o calcio quando commette un errore è quello di non dare punti alla propria squadra, ma quando un compagno di barca sbaglia quali sono le difficoltà e le problematiche a cui si va incontro?
Il 49er è una barca dove timoniere e prodiere devono essere un tutt’uno per far si che vada al massimo. A questo vanno aggiunti gli avversari e le condizioni del vento e del mare, che sono in continuo cambiamento. È molto facile commettere errori, ma la forza di un equipaggio sta proprio nel saperli superare aiutandosi l’un l’altro: è questo che fa la differenza!”

Come descriveresti la tua collaborazione quasi simbiotica con tuo fratello, spesso tuo compagno di regata? Ti ha tranquillizzato averlo vicino, perlomeno durante le prime gare? Vi siete spinti a vicenda a continuare?

Essere fratelli ci ha aiutato molto. Ci alzavamo al mattino e guardavamo dalla finestra, se c’era vento facevamo colazione e volavamo al porto per uscire in barca. Era tutto molto naturale. D’altra parte era facilissimo litigare, se le cose andavano male, ma con il passare del tempo abbiamo imparato ad aiutarci perché sapevamo che era l’unico modo per vincere. Dal momento che siamo fratelli non c’era bisogno di aprire bocca, in ogni momento sapevamo cosa passava per la testa dell’altro.

Hai vissuto qualche momento curioso, divertente o emozionante legato alla tua disciplina che ti piacerebbe condividere con noi?

Quando abbiamo iniziato ad andare in 49er eravamo ogni giorno in acqua da soli a solcare il mare di Alassio. Ricordo un giorno d’inverno in cui, un po’ incoscientemente, siamo usciti soli con tramontana forte, e ad un tratto abbiamo rotto l’albero. L’unico modo per avvicinarci alla costa è stato reggere in alto con le mani i lembi della vela. Una volta in prossimità della spiaggia, Gianfranco si è buttato in acqua per tirare la barca a nuoto e, atterrati in spiaggia in centro Alassio, abbiamo chiesto un telefono ad un gruppo di anziani che ci guardavano come fossimo marziani.

In un’intervista hai affermato che :«La vita, come la vela, ti dona e ti toglie. Bisogna saper affrontare i momenti difficili, le prove a volte terribili che ti riserva il destino». Hai avuto importanti problemi di salute che ti hanno impedito di partecipare alle Olimpiadi 2012, ma non ti sei mai arreso. Si può dire che puoi essere preso a esempio di costanza e tenacia anche nell’affrontare momenti bui e terribili come questo? Cosa consiglieresti a coloro che si trovano in una situazione simile?

Di sicuro ci sono stati momenti difficili, ma quando fai sport ad alto livello, impari che niente ti viene regalato e non sempre tutto va come ti aspetti. L’unico modo per andare avanti è non darsi mai per vinto e continuare a lavorare duro. Questo è ciò che ho fatto anche quando sono stato male.

Hai partecipato a ben due Olimpiadi, come descriveresti il percorso di qualificazione e le sensazioni provate nel partecipare a quella si può definire la manifestazione sportiva per eccellenza?
Le Olimpiadi sono il massimo obiettivo per uno sportivo. Fin da piccolo ero affascinato dagli atleti olimpici di qualsiasi sport e per me era un sogno pensare di farne parte. Entrare nel villaggio olimpico e partecipare alla sfilata, sono state per me sensazioni veramente forti. La bellezza di tutto questo deriva proprio dalla storia di questo evento e dalla strada percorsa per arrivarci. Lottare per una medaglia è stato bellissimo ed esserci arrivato così vicino rimane per me un grande rimpianto.

Attualmente ti stai preparando per la prossima Coppa America e al contempo ti occupi della selezione di nuovi velisti. Come è far parte dello staff di Luna Rossa? Quali capacità ti sono richieste?
Un team di Coppa America è un connubio tra persone di diversa esperienza e competenze che mettono il proprio lavoro a disposizione della squadra. L’interazione tra i vari reparti diventa fondamentale e dunque il velista non deve più solo andare in barca, ma deve allargare i propri orizzonti e interessarsi di elettronica, meccanica, idraulica, meccanica e design. È un ambiente molto stimolante, che ti fa imparare molto. La filosofia di Luna Rossa è stata quella di affiancare velisti d’esperienza a giovani promettenti che potessero portare forze fresche e un approccio più aperto all’innovazione ed alla tecnologia.

Io sono stato responsabile di questo progetto chiamato “New Generation”, durante il quale abbiamo reclutato giovani, velisti e non, ragazzi che dimostrassero competenze tecniche, forma fisica, ma soprattutto attitudine al lavoro e voglia d’imparare. Attualmente il mio ruolo è incentrato sullo sviluppo delle vele e velista a bordo.

(ha collaborato Caterina Michelini)