Ieri Atleta, oggi Allenatore: la strada della stella Luca Puce

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Luca Puce è oggi  istruttore nuoto federale di secondo livello con Nuotatori Genovesi, istruttore nuoto FINP e responsabile del Settore nuoto alle Piscine di Albaro.Nel 2015 consegue la laurea magistrale in Scienze Tecniche dell’Attività Motoria Preventiva e Adattata presso l’Università degli studi di Genova, dove attualmente svolge un dottorato in Neuroscienze riguardante gli approcci riabilitativi e le nuove metodologie per atleti paralimpici, con particolare attenzione alle risposte fisiche e psicologiche che lo sport può indurre a persone con disabilità.

Nel suo doppio ruolo di allenatore e ricercatore si occupa della preparazione fisica dell’atleta Francesco Bocciardo, medaglia d’oro 400m stile libero ai Giochi paralimpici di Rio de Janeiro 2016. Stelle nello Sport lo premia nel 2009.

Conosci già il progetto di Stelle nello Sport, che ti ha premiato nel 2009. Come ne valuti l’attività?
Valuto il progetto un’ottima iniziativa, perché sostiene e valorizza gli atleti e le squadre liguri,  spesso in difficoltà per mancanze di risorse e visibilità. L’attività di Stelle nello Sport è cresciuta negli anni attraverso varie iniziative non solo sportive, ma anche socio culturali focalizzando l’attenzione anche sul mondo paralimpico.

 Come hai vissuto, nell’anno della tua premiazione, la grande attenzione attorno a te, derivata dai tanti voti espressi dai tuoi sostenitori?
Mi ha sorpreso molto il numero di persone che mi hanno votato, permettendomi di vincere nel 2009 il premio come secondo sportivo big dell’anno. Sapere di avere cosi tanti sostenitori sicuramente mi ha motivato  a migliorarmi e a raggiungere i nuovi obiettivi che mi ero prefissato.

Quale ricordo vorresti condividere della tua premiazione?
Sicuramente il ricordo più emozionante è stato vedere, durante la mia premiazione, la proiezione video della gara del Trofeo Nico Sapio dove nei 400 stile libero ero riuscito a nuotare un ottimo tempo 3.42.0”.

Quale invito/augurio fai a Stelle nello Sport per i suoi prossimi 20 anni di attività?
Auguro a Stelle nello Sport di continuare la loro missione con lo stesso impegno e perseveranza messi in questi 20 anni

Come è proseguita la tua vita sportiva dopo la premiazione?
Ho scelto di nuotare l’ultimo anno della mia carriera agonistica in una società di Milano prima di dedicarmi completamenti agli studi”.  

Durante le giornate dell’ultimo Salone Orientamenti sei stato un relatore del ciclo di conferenze “Il ruolo del laureato in Scienze Motorie in ambito sportivo” promosso da Unige. Hai parlato dei tuoi studi riguardanti il benessere psicofisico autopercepito di un gruppo di giovani atleti paralimpici rispetto a quello di un gruppo di controllo di persone con disabilità che non praticano sport. Vorresti esporci in breve i risultati della tua indagine?
Dal mio studio è emerso che soggetti disabili che praticano sport a livello agonistico autopercepiscono un livello di benessere psicologico ed emozionale maggiore del 40% nei rispetto a soggetti disabili che non praticano sport, o per lo meno che non lo praticano a livello agonistico. Questo benessere aumenta ulteriormente, limitando l’analisi alle voci relative all’ansia, all’umore, alla depressione e alla vitalità, raggiungendo il 30-70% in più. Credo fortemente che la pratica dello sport agonistico da parte di individui disabili possa promuovere l’integrazione e i rapporti interpersonali, fornire obiettivi motivazionali, incrementare l’autostima e la positività, massimizzare le capacità motorie residue e l’autonomia, portando infine ad un miglioramento reale della qualità della vita in termini di salute sia fisica che mentale. In una prospettiva più ampia, auspico che i risultati del mio studio possano contribuire a veicolare nel nostro paese cambiamenti socio-culturali e incentivare misure infrastrutturali, politiche e giuridiche, che contribuiscano a migliorare gli svariati fattori che determinano il benessere psicofisico dell’individuo disabile

Molte persone, soprattutto se con disabilità, possono sentirsi demotivate all’idea di fare sport. In base alla tua esperienza che approccio consiglieresti per invogliarle a provare?
Credo che non esista un approccio standard che possa funzionare per tutti. Ogni individuo possiede una personalità diversa che è il risultato della sua esperienza di vita, dell’ambiente in cui vive, dei rapporti familiari, dell’educazione ricevuta  e soprattutto del tipo di disabilità.Sicuramente incoraggiarli a creare legami di amicizia con i membri della squadra e invitarli ad assistere agli allenamenti e alle gare sarebbe una forte spinta ad invogliarli a provare”.

Sei l’allenatore di Francesco Bocciardo, che è a sua volta un soggetto di studio. Il tuo scopo è dare avvio a una metodologia di allenamento per atleti con disabilità psico-motorie che contribuisca a migliorare le prestazioni di gara e fornisca le linee guida a riguardo che mancano all’interno della letteratura scientifica. Potresti parlarci di quest’esperienza e del rapporto che nel tempo hai instaurato con Francesco?
Iniziando con Francesco (Bocciardo) e in seguito con altri atleti disabili, mi sono reso conto quanto sia importante programmare la preparazione atletica adattando i parametri del carico in relazione al tipo e alla gravità della patologia. Sicuramente allenare un atleta con amputazione è completamente diverso da allenare un atleta con un danno al sistema nervoso. Quest’ultimo, che è il caso di Francesco, avrà bisogno per esempio di tempi di recupero più lunghi e sedute di allenamento meno intense”.

Il tuo campo di studi è innovativo per la scarsità di letteratura scientifica a riguardo. È sicuramente difficile essere un pionere nella scoperta di metodologie e tecniche di allenamento per atleti paralimpici, dal momento che stai gettando le fondamenta di uno studio importante. Cosa ti ha spinto a sceglierlo?
Quello che mi ha spinto a intraprendere questi studi è la volontà di creare un anello di congiunzione tra due mondi che spesso non comunicano tra di loro: lo sport adattato e la medicina. Se interagissero in sinergia, i risultati dei loro rispettivi ambiti di ricerca potrebbero avere una portata molto più ampia. Infatti, con l’utilizzo di metodologie di allenamento innovative e specificamente adattate al tipo di patologia, l’atleta disabile è in grado di raggiungere risultati prestativi sorprendenti, utili non solo a fini agonistici, ma anche per il raggiungimento di una maggiore autosufficienza nelle attività della vita quotidiana”.

Dopo l’oro di Bocciardo alle Paralimpiadi di Rio ti aspetti la riconferma a Tokyo 2020? In che modo vi state preparando?
Su questo non vorrei sbilanciarmi…. Il mondo paralimpico è in grande crescita sia nel numeri di atleti che nei livelli prestativi, il gap tra gli atleti si riduce sempre di più, come nel mondo dei normoatleti. Francesco, attualmente, è sempre primo nel ranking mondiale, ma le Paralimpiadi sono una gara a sé, a volte partire da favorito potrebbe essere uno svantaggio. La preparazione comunque è finalizzata alla vittoria ed è impostata sia sulla velocità che sul mezzo fondo in modo tale da fare al meglio non solo i 200 stile libero, dove è il favorito, ma anche tutte le altre gare più corte”. 

Uno dei tuoi sogni è, dopo il dottorato di ricerca, diventare un professore universitario e avere così l’opportunità di trasmettere conoscenze ed esperienze ai ragazzi che vorrebbero intraprendere un percorso di studi simile al tuo. Cosa ti senti di consigliare ora a quei giovani?
Consiglierei loro di prendersi tutto il tempo necessario per capire cosa realmente gli piace fare. Una volta individuato il proprio obiettivo, bisogna impegnarsi al massimo, studiando tanto e facendo esperienza sul campo”.

(ha collaborato Caterina Michelini)