Alberto Angelini: “Stelle nello Sport punto di riferimento per tutti gli Atleti”

0
108

Alberto Angelini inizia a praticare la pallanuoto all’età di nove anni, insieme al fratello Cristiano, con cui gioca nelle giovanili sia a Savona sia in Nazionale. Nel 1988 approdano in prima squadra, conquistando il primo scudetto nel ‘91. In seguito Cristiano prosegue nelle serie minori, per poi dedicarsi alla carriera di avvocato. Alberto è diventato il pallanuotista eccezionale che conosciamo e che, dalla stagione 2013-2014, allena la prima squadra della Rari Nantes Savona.

Dopo una parentesi di 2 stagioni alla Roma, Alberto passa alla Pro  Recco dove milita dal 2001 al 2009 prima di chiuder la carriera nella sua Savona. Tra i suoi traguardi, la conquista di otto scudetti, sette Coppe Italia, tre Coppe dei Campioni, due Coppe LEN e tre Supercoppe LEN. Spicca anche la partecipazione a 4 Olimpiadi, l’argento nella Coppa del Mondo ad Atlanta nel 1995 e Sidney nel 1999 e la presenza a tre Europei con una medaglia per colore: oro a Vienna ‘95, argento a Budapest ‘91 e bronzo a Firenze ‘99.

Nel 2003, dopo l’argento ai Mondiali e nella World League a New York, è premiato da Stelle nello Sport.

Nel 2012 Angelini lascia l’attività agonistica, entrando nello staff tecnico della Rari Nantes Savona come allenatore della squadra under17, che porterà a vincere il titolo italiano nel 2013.

Nel 2003 sei stato premiato da Stelle nello Sport. A distanza di 16 anni come valuti l’attività di questo progetto?
“Stelle nello Sport è un progetto importante, sempre curato nei dettagli, che si è evoluto ogni edizione di più e che aiuta a divulgare lo sport nella sua forma educativa e sociale prima che agonistica”.  

Come hai vissuto, nell’anno della tua premiazione, la grande attenzione attorno a te derivata dai tanti voti espressi dai tuoi sostenitori?
“Ovviamente accolsi con grande sorpresa e piacere il grande numero di sostenitori che mi fece aggiudicare il premio. Funzionò da ulteriore motivazione per continuare il mio impegno quotidiano nello sport”. 

Quale ricordo hai della tua premiazione? 
“Fu emozionante e mi diede grande visibilità”.

Quale invito/augurio fai a Stelle nello Sport per i suoi prossimi 20 anni di attività?
“Auguro a Stelle nello Sport di poter continuare a essere un punto di riferimento per tutti gli atleti e a rappresentare i valori più puri dello sport con attenzione ai risvolti socio-culturali a esso correlati”. 

Come è proseguita la tua vita sportiva dopo la premiazione?
“Ho continuato la mia attività con ancor più consapevolezza”. 

Gli obiettivi del progetto Stelle nello Sport sono quelli di promuovere i valori dello sport ad una fascia sempre maggiore di popolazione e di sostenere le Società sportive della Liguria con particolare attenzione alle discipline meno celebrate dai media. Cosa ne pensi della definizione “minori” per questi sport?
“Minori è una definizione poco carina con la quale da sempre dobbiamo convivere. La accetto solo se riferita al numero dei partecipanti o tesserati, solo così ha senso”.

Come hai iniziato a praticare la pallanuoto?
“Dopo alcuni anni di nuoto, anche a causa di un’allenatrice troppo severa, smisi di divertirmi e allora mia madre consigliò a me e a mio fratello maggiore Cristiano di provare la pallanuoto”. 

É stato rassicurante avere tuo fratello maggiore in squadra, almeno agli inizi?
“Sicuramente era utile avere un fratello con cui condividere le gioie e le delusioni che implica l’attività agonistica”. 

Cosa significa per te questo sport?
“Gioia, sacrificio, realizzazione e condivisione”. 

Cosa consiglieresti a quelli che iniziano ora il tuo sport?
“Giocate e divertitevi… il più seriamente possibile”. 

Fare attività fisica a livello olimpionico ha comportato delle rinunce?
“Ovviamente la vita della sportivo di alto livello necessità di rinunce, ma i risvolti positivi a essa connessa le fanno spesso dimenticare . Si può avere ugualmente una vita sociale più che soddisfacente e imparare a programmare la propria giornata con disciplina e intelligenza”. 

C’è qualche aneddoto curioso o divertente che ti è capitato praticando questo sport?
“Ne sono successi tantissimi, durante gli allenamenti, i ritiri e le competizioni… uno dei più divertenti è legato alla mia medaglia di bronzo ad Atlanta ‘96. Finale per il terzo posto contro la fortissima Ungheria, fu una battaglia incredibile, risolta ai supplementari, e io segnai il gol della vittoria. Mentre esultavo si avvicinò il mio compagno e amico di una vita Sandrone Calcaterra che, per l’enorme voglia di festeggiare unita a tensione e fatica, mi abbracciò di slancio, dandomi testata sul naso così forte che quasi me lo ruppe”.  

Ora sei allenatore. Nel 2012 hai lasciato l’attività agonistica per lavorare nello staff della Rari Nantes Savona. Quanto è stato difficile il cambio di ruolo e di mentalità? Dopotutto da pallanuotista avevi un rapporto differente con la squadra e il pubblico.
“Allenare è completamente diverso: devi avere visione d’insieme e saper coordinare e motivare sempre tutto e tutti. Difficile poi è la sensazione di solitudine che si prova. Da giocatore lo spogliatoio e il gioco sono un grande aiuto”. 

Gli atleti che hanno avuto una carriera come la tua solitamente allenano direttamente le prime squadre, mentre tu hai dovuto fare un anno di “gavetta con una Under 17, squadra con cui hai conquistato il titolo italiano nel 2013. In che modo ritieni che questa esperienza sia stata utile alla tua formazione come allenatore?
“Inizialmente ero titubante, ma a posteriori ritengo sia stata un’esperienza utilissima che consiglierei a tutti. Mi ha riportato indietro nel tempo e fatto tornare alla memoria le basi del gioco, la spensieratezza della gioventù e l’importanza di essere guida per i ragazzi”.

(ha collaborato Caterina Michelini)