Un po’ leone e un po’ farfalla: Paola Fraschini a tutto campo

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Giovedì scorso, presso l’istituto Marcelline (via Zara 120, Genova), in collaborazione con Stelle nello Sport,  Paola Fraschini ha presentato il suo libro “COME IL LEONE E LA FARFALLA. Libera l’energia che hai dentro”.

L’autrice, 7 volte campionessa mondiale di pattinaggio artistico a rotelle, dal 2017 è Ela: pattinatrice di punta dello spettacolo Volta del Cirque du Soleil. Il libro, autopubblicato, è disponibile in formato cartaceo ed ebook su Amazon al seguente indirizzo: https://www.amazon.it/Come-leone-farfalla-talento-lenergia-ebook/dp/B07JKPC191

Il libro nasce dal pensiero di voler condividere con gli altri quello che le è successo a partire dalla sua storia e quindi dalla sua esperienza atletica. Paola ci tiene a precisare che ciò che scrive può essere utilizzato in qualsiasi campo: è più un libro sull’atteggiamento mentale che sul pattinaggio. Il pattinaggio è stato uno strumento attraverso cui è riuscita a fare un tuffo dentro se stessa e capire cosa volesse davvero. Non è facile vedere i propri limiti e le proprie paure, ma ancora più difficile è affrontarli, non sono stati i titoli a farla crescere come persona, sono stati solo l’arrivo. Prima ci sono stati gli allenamenti, gli spogliatoi e le crisi, ma sono queste difficoltà ad averle permesso di trovare la forza per essere l’atleta e l’artista che ci appassiona oggi.

Paola dice “C’è molto di me in questo libro. Mi sono raccontata, ho voluto essere generosa. Credo che un artista prima di tutto sia generoso, perché quello che l’arte dà è un qualcosa che proviene dalla parte divina che è dentro di noi e le opere d’arte ci fanno emozionare perché arrivano da un qualcosa di vero e profondo

Alla presentazione erano presenti molte persone, tra cui Rino Zappalà (delegato del CONI Genova), che si è complimentato con Paola per gli importanti risultati conseguiti ed è intervenuto sulle difficoltà logistiche e la mancanza di impianti all’altezza di atleti Mondiali in Italia e soprattutto in Liguria, e Sabrina Benvenuto, presidente FISR Liguria.

Perché il nome “Come il leone e la farfalla”? Immagino ci sia un po’ di Paola leone e un po’ di Paola farfalla.
“Il leone e la farfalla sono due animali che si sono ripresentati più volte nella mia vita.
Per quanto riguarda il leone, fin da quando ero piccina prima di entrare in pista mia madre, la mia coach, mi chiedeva come facesse il leone e io ruggivo in risposta. Questo mi dava la grinta per continuare. Il leone rappresenta la forza, il coraggio, la determinazione e il combattere: perché nello sport bisogna anche combattere. Ho sempre voluto gareggiare come un leone, non come una iena, quindi con maestosità e con onestà. La farfalla invece è un animale totalmente opposto. La dottoressa Pedrittole mi ha sempre detto di visualizzarmi in pista con ali di farfalla. L’ho sempre usata per rappresentare la mia leggerezza, la bellezza e la trasformazione che ho avuto nella mia vita da ciò che ero a ciò che sono diventata. In più, questo lo scoperto circa due settimane fa, il mio nuovo costume ha la criniera come un leone ed è colorato come una farfalla”.

Verso il terzo mondiale ti sei resa conto che non avresti potuto gareggiare per sempre, sapevi già che la tua carriera avrebbe avuto una fine. Quali sono le difficoltà maggiori che hai affrontato durante la tua vita l’atleta? Quali sono gli ostacoli che ti hanno reso più forte?
“Sicuramente ci sono stati molti ostacoli, diciamo che ne avevo sempre una in realtà, e tante volte mi sono chiesta perché capitassero tutte a me. Alla fine, però, ho realizzato che ciò che mi ha permesso di fare il salto di qualità sono stati proprio gli ostacoli, perché nel superarli sono cresciuta: ho sempre imparato qualcosa di nuovo, sono diventata più forte. A volte vediamo gli ostacoli come un impedimento che non ci permette di andare avanti e ci blocchiamo, facciamo un salto indietro, perché è la cosa più facile, ma spesso sono invece opportunità per migliorarsi e mettersi in gioco. Pensare che un fallimento in realtà non è altro che un insegnamento mi ha aiutato veramente tanto.  Voglio parlare del 2009, quando, due mesi prima del mio primo Mondiale, sono caduta in pista e mi sono fratturata il gomito destro. All’inizio mi sono disperata, era sempre stato il mio sogno fare il Mondiale, ma in realtà la fattura è ciò che mi ha permesso di lavorare mentalmente e di visualizzare la mia gara perfetta, di crederci fino in fondo e non mollare nonostante le difficoltà e decidere di provarci. Probabilmente se la frattura non fosse mai avvenuta non avrei mai vinto quel Campionato del Mondo. Poi, durante la finale di quel Mondiale, mi si è slacciato il pattino sinistro. Per tutta l’esibizione ho scollegato il corpo della mente. Pensavo: “Come faccio? Dovrei fermarmi!”, ma il corpo andava come con il pilota automatico e tutto ciò che per mesi avevo visualizzato e sperato di ottenere si era realizzato prima ancora che io me ne rendessi conto. In realtà il difficile arriva dopo aver vinto, perché quando si vince una volta bisogna riconfermarsi. Per sopportare la pressione mi sono servita di diverse tecniche mentali utili nello sport e nella vita, mi sono state utili soprattutto quando ho deciso di smettere di gareggiare. In quel momento mi si è creato un vuoto dentro: io pattino da quando ho 4 anni, smettere mi ha fatto sentire persa. Allenavo, facevo coreografie, fisioterapista, ma qualcosa dentro di me scalpitava, sentivo che non era il mio posto, per cui ho iniziato a visualizzare il mio futuro e a cercare di capire quello che ero chiamata a fare”.

Quanto è stato importante per te lasciare andare?
“I primi 7 mesi in America ho dormito pochissimo. Il trasferimento mi ha fatto capire quanto a volte faccia comodo trattenere emozioni, persone e cose che in realtà non ci servono più e quanto lasciare andare permetta di fare spazio per il nuovo e quindi aprire nuove strade e nuovi orizzonti. Per quanto riguarda il discorso delle paure: tutti abbiamo paura. La paura ci protegge. In realtà, sta a noi, però, cercare di capire quando è utile a proteggerci e quando invece dobbiamo scavalcarla per andare oltre. A questo proposito considero tre grandi virtù per andare oltre: la determinazione di chi ha un obiettivo e lo persegue fino in fondo; la grinta, perché ci vogliono motivazione e costanza per seguire il fuoco che ci tiene vivi e infine il coraggio (che deriva dalla desinenza ‘cor’, che vuol dire cuore) e per me significa uscire dalla propria zona di comfort con il cuore, cercando di superare quella paura”.

Leggo dal tuo libro: “I perdenti sono coloro che non arrivano nemmeno a fallire: coloro che non hanno mai lottato in nessuna occasione, coloro che non rischiano mai”. Quanta paura hai avuto da 7 volte campionessa del mondo a prendere quell’aereo che ti ha portata in America, a cambiare completamente vita, ad andare a rischiare di perdere, di fallire, e come l’hai superata?
“Ho avuto una paura mai provata prima. Lasciare tutto e andare là, in un mondo totalmente nuovo: lingua, persone, abitudini, continente… l’unica cosa uguale erano i pattini, ma ho dovuto anche cambiare il mio modo di pattinare. Il palco era molto più piccolo di quello a cui ero abituata e mi ricordo che all’inizio ogni volta che entravo in scena durante le prove ufficiali cadevo. Il passaggio da atleta ad artista è stato durissimo, perché sono due professioni diverse. L’atleta ha poche gare all’anno in cui deve dare il tutto per tutto, mentre l’artista ha anche 10 spettacoli a settimana e non può dare il 100% ogni volta o si esaurisce. All’inizio volevo performare nello spettacolo come ai mondiali ed è per questo che fallivo. È stato molto difficile fare questo passaggio, ma ho continuato a crederci perché era il mio sogno essere là. Volevo portare il pattinaggio fuori dalle piste, sentivo che in qualche modo era quello che dovevo fare”. 

Cosa farai dopo il Cirque du Soleil?
“Dopo il circo mi piacerebbe essere direttore artistico. Un mio altro sogno che sta prendendo forma è quello di riuscire a creare una mia compagnia di spettacoli sui pattini, ma vediamo dove la vita mi porterà… per ora sarò in tour negli USA per tutto il 2019. Martedì vado a San Francisco, poi staremo in Canada fino a Maggio, dopodiché ci sarà Chicago, Washington, Los Angeles e probabilmente in Italia rientrerò a Luglio nelle mie due settimane di vacanza”.

Genova è stata matrigna con te: non ha impianti all’altezza del Pattinaggio di vertice. Hai lottato tantissimo per questo, in che modo ha contribuito a forgiare il leone che è in te?
“Genova non è una città facile, mette alla prova. Penso ci sia una ragione per tutto questo: noi Genovesi dovremmo aprire di più la mente ed essere più generosi. Dovremmo aiutarci, supportarci e andare tutti quanti nella stessa direzione. Sto girando parecchio il mondo e, credetemi, non c’è niente bello come Genova. Spero che Genova si renda conto di quanto è bella e che possa aprirsi al mondo e aiutare gli sport, non solo Genoa e Samp, perché lo sport è comunque qualcosa che aiuta a crescere. Mi spiace che tendenzialmente Genova si muova un po’ solo nelle tragedie, quando ormai è tutto fatto. Perché dobbiamo aspettare fino alla fine per muoverci? Scommetto che se morissi mi dedicherebbero subito un palazzetto “Paola Fraschini”, devo aspettare di morire per vederlo? È questo che mi fa rabbia. Mi emoziona vedere le bambine tenere in mano la bambolina di Ela quando esibisco, ma è proprio questo che mi spiace: che non ce l’abbiano le bambine italiane”.

Che messaggio vuoi dare ai giovani?
“Ai giovani voglio dare questo messaggio: non mollate mai, soprattutto durante l’età dell’adolescenza, che è un’età in cui sono presenti tante crisi e tanti stimoli. Non mollate lo sport perché è qualcosa che dà molto e che è difficile da riprendere dopo”.

(ha collaborato Caterina Michelini)