Chiara Rebagliati: “Il Tiro con l’Arco aiuta a mettersi alla prova ogni giorno”

0
1814

Chiara Rebagliati come Merida di “Ribelle the Brave”: giovane, bella, solare e talentuosa con l’arco e la sua freccia. 

Al momento, è tra le atlete più votate nel Trofeo Villa Montallegro categoria BIG Femminile. In questa intervista si racconta a fondo spiegando da dove nasce la sua passione per questa disciplina sportiva, gli strumenti che utilizza e anche qualche curiosità accaduta durante gli ultimi campionati del mondo di tiro di campagna di Dublino.

Consiglierei a tutti di provare questo sport perché non ha età, può essere praticato tanto dai bambini quanto da adulti o anziani, proprio perché aiuta a lavorare con se stessi, sui propri comportamenti e sui propri stati d’animo”.  

Cosa significa per te questo sport? Da quanto lo pratichi ?
“Pratico il tiro con l’arco dal 2007, avevo dieci anni quando ho cominciato e oggi a 20 anni questo sport rappresenta la mia vita, fa parte di me, probabilmente perché sono cresciuta praticandolo ininterrottamente”

Da  cosa nasce la passione e la curiosità per una disciplina così “particolare” e poco conosciuta?
“Come spesso si dice, le cose belle accadono quando meno te lo aspetti.  Questa bella passione è nata proprio inaspettatamente: ero in viaggio con i miei genitori, passando davanti ad un campo di tiro ci siamo subito incuriositi e di lì a poco sarebbe cominciato il mio percorso arcieristico. Il tiro con l’arco dal mio punto di vista, è uno sport che mette molto alla prova se stessi e le proprie capacità. Nasce sicuramente come sport individuale dove l’acerrimo rivale siamo prima di tutto noi stessi che ci poniamo ripetuti obiettivi, chiedendo continuamente a corpo e mente di mettersi alla prova”.

Per ora quali risultati hai ottenuto ?
“Faccio parte della nazionale giovanile dal 2015 e a partire da questo anno il mio medagliere si compone di: 

Campionessa italiana junior individuale indoor, 3 record italiani junior indoor, medaglia di bronzo a squadre senior Campionati europei indoor, medaglia d’argento individuale ai campionati Europei spec. tiro di campagna, campionessa europea a squadre junior spec. tiro di campagna.

Nel 2016: campionessa italiana junior tiro di campagna, medaglia di bronzo junior tiro alla targa, campionessa del mondo junior specialità tiro di campagna sia individuale che squadre. Attualmente faccio parte della nazionale giovanile targa e nazionale senior tiro di campagna”.

Quali sono i tuoi piani futuri?
“Quest’anno è un anno ricco di impegni nazionali ed internazionali per i quali bisognerà lavorare tanto. Oltre allo sport però sono impegnata negli studi universitari, frequento il primo di anno di Giurisprudenza all’Università Insubria di Varese”.

Oltre all’arco quali sono gli strumenti necessari ?
“L’atleta di un certo livello per potersi definirsi tale, ha bisogno di un “quadro” ben organizzato che comprenda oltre che l’allenamento proprio di questo sport anche preparazione fisica e mentale, senza dimenticarsi degli “ingredienti della nonna” ovvero testa e cuore”.

Qual è la preparazione atletica necessaria?
“La più grande preparazione avviene sul campo di tiro tirando frecce, perché purtroppo recarsi nelle palestre per poter anche solo simulare il gesto risulta spesso difficile, proprio per la particolarità dell’azione; tuttavia per essere in grado di tirare un grande quantitativo di frecce quasi tutti i giorni è sicuramente necessario prepararsi a livello fisico, ad esempio andando in palestra o svolgendo esercizi appositi per continuare ad allenare la muscolatura necessaria”.

Cosa consiglieresti a quelli che vorrebbero iniziare la tua disciplina?
“Consiglierei a tutti di provare questo sport perché non ha età, può essere praticato tanto dai bambini quanto da adulti o anziani, proprio perché aiuta a lavorare con se stessi, sui propri comportamenti e sui propri stati d’animo, può essere praticato come hobby o a livello agonistico”. 

C’è qualche aneddoto /curiosità su questa disciplina che vorresti raccontare ?
“Agli ultimi campionati del mondo di tiro di campagna di Dublino,  un’atleta non ha ricevuto l’arco all’arrivo della squadra italiana in aeroporto; considerando che l’arco è un attrezzo molto personale che va  tarato sulle proprie capacità, lascio immaginare lo sconforto che ha provato. La cosa curiosa è stata che dovendo questo ragazzo adattarsi adoperando l’attrezzo di un altro arciere, sistemato sul momento, (cosa non facile) è riuscito portare a termine le qualifiche con punteggio che gli ha permesso di arrivare in finale e vincere il titolo mondiale.  

Hai quale sportivo che ammiri e che vorresti magari sfidare ?
“Sono diversi gli arcieri che ammiro, soprattutto italiani e fortunatamente è molto facile trovarsi in gara con i grandi campioni. Potersi confrontare con loro credo che sia molto utile per imparare qualcosa di costruttivo ma allo stesso tempo stimolante per incentivarti a fare meglio”.

Una volta in campo quale sensazione si prova?
“Sicuramente le sensazioni sono molto differenti da un allenamento alla gara,  esercizi allenamenti possono essere simulazioni di gara proprio per aumentare la tensione ma anche la concentrazione, che riscontriamo durante una competizione. In gara questi fattori sicuramente aumentano, spetta all’arciere riuscire in qualche modo ad isolarsi e tenere a bada tensione ed emozioni negative, che possono pregiudicare il risultato”.

In Liguria si pratica questo sport solo all’aperto o ci sono anche delle palestre o simili ?
“Il tiro con l’arco è uno sport che si pratica tutto l’anno, d’inverno le gare indoor si svolgono a distanze di 18 o 25m, spesso in palestre di scuole o palazzetti dello sport;  la stagione outdoor invece comincia intorno a fine febbraio dove possono esser praticate gare a 70 metri (specialità targa) nel bosco da 10 a 60 metri (specialità tiro di campagna ) su delle sagome di animali (specialità 3D)”. 

Qualche domanda sul problema Doping: Cosa pensi di chi fa uso di queste sostanze?
“Purtroppo senza sacrificio non si ottiene nulla, a volte però sentiamo parlare di casi di doping che colpiscono praticamente qualsiasi disciplina sportiva. Chi utilizza certe sostanze sicuramente non è da considerarsi un vincente tanto meno un atleta, anzi, lo definirei un perdente che non esalta certo i principi sui quali si basa lo sport. Ci sarà sempre qualcuno più bravo di noi, altrimenti saremmo tutti Campioni, sta a noi capire fino a che punto siamo davvero disposti a raggiungere un obiettivo e a che prezzo. La vita di uno sportivo è fatta di sacrifici e tanto sforzo fisico e mentale, ma se raggiungi un risultato lo devi principalmente a te stesso e non a qualcosa che può “migliorare” la tua prestazione.

Ti è capitato di conoscere ragazzi che hanno usato queste sostanze?
“Fortunatamente non ho mai conosciuto atleti che utilizzassero sostanze dopanti. Negli ultimi anni i controlli antidoping sono sicuramente aumentati ma solo nelle gare di un certo livello, penso che anche durante degli allenamenti dovrebbero esser fatti”.

Secondo te perché si arriva ad “aver bisogno” di usarle?
“Credo che uno sia spinto a fare uso di sostante dopanti probabilmente perché si senta un debole, e non riesce ad ottenere i risultati che vorrebbe, ma credo anche che il contesto (inteso come ambiente in cui si è coinvolti) sia molto rilevante, e che possa influenzare l’intenzione di una persona, soprattutto di un adolescente, che può essere più facilmente ingannato”. 

Racconta una tua giornata tipo.
“Alternando studio e sport, nel periodo delle lezioni universitarie al mattino mi dedico allo studio, nel pomeriggio o sera vado ad allenamento, d’estate incremento le ore di allenamento poiché gli impegni sono maggiori, e le lezioni universitarie sono terminate”.

Fare attività fisica a questi livelli ha comportato delle rinunce in passato o adesso ?
“Il mio tempo libero l’ho quasi sempre impiegato a tirare con l’arco quindi le più grandi rinunce riguardavano i rapporti sociali, non riuscendo a mantenere molti contatti con gli amici.  Questo mi è sempre dispiaciuto, ma la passione per il mio sport mi ha ripagato di queste rinunce fatte in passato, incontrando numerose amicizie all’interno di questo sport”.

Come il tuo rapporto scuola/sport?
“Ho sempre dovuto imparare fin da piccola cosa significasse la parola “organizzazione,” riuscire a conciliare studio e sport è sempre stato  un valore molto importante trasmessomi anche da miei genitori. Riuscendomi ad organizzare non ho mai dovuto rinunciare al mio sport per difficoltà scolastiche. Proprio per questo mi sono iscritta all’università a Varese che grazie ad al progetto dei “college sportivi” permette ad un atleta di interesse nazionale, di continuare gli studi ma anche di dedicarsi al proprio sport”.

Greta Repetti