La lezione di Horst Wein

0
612

“Non spingere i bambini fuori dal giardino dell’infanzia. La maggior parte degli allenatori italiani non rispetta i loro diritti nello sport. Nel mio programma, il Calcio a misura di ragazzi, noi li consideriamo protagonisti del gioco: gli allenatori devono adattarsi alle loro esigenze altrimenti non esiste apprendimento attivo ed efficace e non si arriverà lontano”. Così Horst Wein, da tutti gli addetti ai lavori ritenuto l’ispiratore della Cantera del Barcellona, ospite del convegno “I Giovani e la pratica sportiva” organizzato dal Coni Liguria per i primi 20 anni della Scuola Regionale dello Sport.

Sono valori pienamente condivisi dal progetto Stelle nello Sport, da 17 anni attivo nella promozione dello sport a 360 gradi. L’agonismo è certamente importante, ma bisogna arrivarci attraverso fasi progressive. E’ vero? “Un tecnico che vince tutto con i giovani non ha lavorato per il futuro dei suoi allievi ma per il proprio. Il calcio inizia nella testa e chi lavora con i giovani non deve sentirsi allenatore ma formatore”.

Qual è il giusto approccio?
“I bambini devono giocare il calcio con la palla e non contro la palla, senza l’assillo del risultato. Occorre insegnare a familiarizzare con il campo, a cooperare e coprire gli spazi vuoti per sviluppare l’abilità a occupare sempre la posizione migliore”.

Per i ragazzi dai 7 ai 9 anni viene proposto il, tre contro tre, con quattro porte. Poi, dai 10 anni in avanti, si passa al 5 contro 5 su 4 porte in un campo di 20×40 metri. Quando si diventa pronti per il Calcio dei grandi?
 “Alla porta centrale si arriva tra i 10 e 11 anni, i giovanissimi hanno una corretta visione delle fasce e conseguentemente del gioco.  Tra gli 11 e i 12 anni ci si sfida 7 contro 7. Il primo schema si produce a 13 anni, con otto giocatori per squadra disposti con tre difensori e quattro attaccanti oltre al portiere, che si affrontano nello spazio compreso tra le aree del campo regolamentare. Infine, a 14 anni, i ragazzi sono pronti per giocarsela sull’intero rettangolo”.

Al centro la funzione educativa del Calcio.
“Occorre che sia il bambino a scoprire le proprie qualità, la cultura calcistica deve cambiare perché intanto c’è la necessità di costruire futuri uomini prima che campioni”.  

Campionati, classifiche… Le aboliamo nel calcio giovanile?
“Non consentono ai bambini di essere liberi, creativi e avere per sufficiente tempo la palla.Notiamo un’inversione di rotta in Italia dal positivo giudizio espresso da Arrigo Sacchi”.

La parole chiave del futuro del Calcio sarà pazienza?
“E’ bene sempre prima seminare e poi raccogliere i frutti con il tempo. La vittoria a tutti i costi, a 12 anni, non è fondamentale. I bambini vogliono solo giocare e divertirsi a differenza di molti allenatori e genitori”