Giulia Gorlero, una vita per la pallanuoto: «Certe emozioni le provo solo in piscina»

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Siamo ormai al rush finale del referendum popolare di Stelle nello Sport. Tra le atlete più votate nella categoria «Big femminile» c’è Giulia Gorlero, portiere della Rari Nantes Imperia e del Setterosa. La 24enne imperiese, tra le quattro migliori giocatrici europee e miglior portiere nel 2015, ha raccontato il passato, il presente e il futuro di una vita per la pallanuoto.

Sapevi di essere tra le più votate?
«Onestamente no. Sapevo di esser stata votata ma non mi aspettavo tra le più votate femminili».

Cos’è per te Stelle nello Sport?
«È un progetto stimolante. Perché noi sportivi lavoriamo sodo, con testa e cuore e penso che questi riconoscimenti durante la nostra carriera possono solo che invogliarci a fare sempre meglio».

Qual è stato il tuo approccio alla pallanuoto?
«Non immediato. Perchè ho iniziato ad andare in piscina molto presto, a 3 anni. Ma poi ho smesso e a 10 ho giocato a pallavolo per un anno e mezzo. Avrei continuato, ma le mie ginocchia non erano dello stesso parere. E così, vedendo mia sorella e mio fratello giocare a pallanuoto, mi son detta “proviamo!”. E ora, eccomi qua».

Quando hai capito che questo sport sarebbe diventato la tua vita?
«Lo capivo da come mi intestardivo su certe cose, da come uscivo dall’acqua non soddisfatta,da come dopo le partite perse uscivo e piangevo. Ma quando si vinceca era gioia infinita. E lì ho capito che queste emozioni nella vita si possono provare solo nello sport».

Quanti sacrifici hai dovuto affrontare per arrivare ai vertici della pallanuoto italiana ed europea?
«Molti. Ora a 24 anni mi sembrano solo piccoli capricci, ma per l’età che avevo erano questioni importanti. Ho cambiato scuola per permettermi di portare avanti gli studi in parallelo alla pallanuoto ad alto livello. Così mi sono iscritta al liceo sportivo di Arma di Taggia: lì ho trovato un ambiente ideale ma non è stato facile lasciarmi indietro i compagni e gli amici di una vita. In più, tante rinunce. Le estati lontano da casa per allenarsi, solo una gita al liceo a New York (dove peraltro mi allenai in una piscina al 50esimo piano), le uscite con le amiche rimpiazzate dalla piscina. Insomma, sacrifici ne ho fatti per l’età che avevo. Ma li rifarei tutti da capo per essere dove sono adesso».

Tanti sacrifici, ma ancor più soddisfazioni. Cosa si prova a venir nominata miglior portiere d’Europa?
«È stata una grandissima emozione che mi ha rafforzato ancora di più nel raggiungere i miei obiettivi. Onestamente non me lo aspettavo nemmeno. Quando sono venuto a chiamarmiper il premio, ero con le mie compagne a guardare la finale 1°/2° posto. Finita la partita stavo per andare via e invece…»

In parallelo alla tua carriera sportiva, sei iscritta alla facoltà di Psicologia a Milano. Quanto è importante lo studio nella tua vita?
«L’università che frequento è telematica. Era l’unico modo per poter iscrivermi a questa facoltà e conciliare i miei impegni con la pallanuoto. Studiare è importante per un domani. Per quanto possa amare questo sport so che non si può vivere solo di questo. Una volta presa la laurea, il mio obiettivo sarà specializzarmi in psicologia sportiva».

Quanto sei legata alla Rari Nantes Imperia?
«Molto. È la mia società da quando ho iniziato. Ho sempre avuto offerte per andare via, ma sono voluta sempre rimanere».

Qual è stata la gioia più grande che hai provato in vasca?
«Vincere lo scudetto con la Rari nella nostra piscina. È stato fantastico. Vedere esultare tutti i tifosi mi ha trasmesso una gioia immensa».

Che progetti hai per il 2015?
«Tanti. Lo scudetto, la World League, i Mondiali a Kazan e poi sì, una vacanzina ce la piazzerei. E mettiamoci anche Stelle nello Sport. Per poi ricominciare pronta per affrontare un 2016 davvero importante».

Daniele Zanardi