Grande entusiasmo per Ricchebono e Bertirotti tra gli studenti di Sestri Ponente

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Tante domande, tante curiosità e tanta passione per lo sport, sempre con l’innocenza e la leggerezza che solo i bambini sanno avere. Stiamo parlando dell’incontro avvenuto stamattina nella scuola San Giovanni Battista di Genova Sestri Ponente.
Ospiti di eccezione Paolo Ricchebono, 4 volte campione d’Italia di rugby con il Milan, e Giacomo Bertirotti, ventiduenne terza linea del Cus Genova dal promettente futuro. Tutto, ovviamente, targato Stelle nello Sport nell’ambito del progetto “Una Classe di Valori” sostenuta da Due Energie.

I veri protagonisti della giornata sono stati però gli oltre 140 bambini delle scuole San Giovanni Battista e Gianni Rodari di Sestri, che hanno intrattenuto gli ospiti con le loro domande e curiosità. Gli argomenti trattati sono stati davvero tanti, dai motivi che li hanno avvicinati al rugby fino all’emozione di indossare la maglia della nazionale. Paolo e Giacomo non si tirano indietro e raccontano le loro esperienze ai bambini che ascoltano entusiasti. Si comincia con una domanda molto meno banale di quanto sembrerebbe: “perché la palla da rugby è ovale?”. Qualche secondo di silenzio, uno scambio di sguardi divertito e poi Paolo prende la parola, “Sicuramente in parte è così per diversificarsi dagli altri sport. Il rugby è uno sport particolare sotto molti punti di vista, il pallone è uno di questi. Anche il fatto di passare palla all’indietro lo è, come pure il terzo tempo. Pensate che i primi anni che partecipavamo al torneo Ravano ho dovuto spingere fortemente con l’organizzazione per fare inserire il terzo tempo alla fine delle partite perché negli altri sport non avevano idea di cosa fosse”. E quando dal pubblico qualcuno chiede in cosa consista sto benedetto terzo tempo, la risposta è immediata, “nel terzo tempo… si mangia!”.

Tante domande anche per Giacomo, in particolare su cosa lo ha portato a diventare un giocatore di rugby. “Non è stata una scelta immediata” racconta, “quando ero bambino facevo sempre due sport per imparare un po’ di tutto. Dopo aver fatto calcio, basket e pallanuoto mi sono avvicinato al rugby grazie a mio papà che mi ha convinto a provare nonostante i miei timori iniziali. Da li mi sono innamorato subito di questo sport, facendone una ragione di vita”.

Le curiosità dei bambini sono tantissime. Dall’emozione di indossare la maglia della nazionale italiana, “quando ho visto la lettera della federazione che mi convocava  è stata una sensazione bellissima”, fino alla possibilità di farsi seriamente male in una partita di rugby. “Questa è una cosa che dicono quelli che non conoscono questo sport, che pensano che non ci siano regole e che sia solamente una massa di persone che si picchiano. La verità è che il rugby è uno sport con delle regole ferree che danno indicazioni molto precise sui contatti fisici proprio per evitare che qualcuno si faccia male.”

E così tra una domanda di gossip, “ma uomini grossi come voi, trovano donne altrettanto grosse?”, e aneddoti sportivi, “le sconfitte sono un’emozione forte tanto quanto le vittorie, ma sicuramente ti aiutano di più a crescere come persona e come sportivo”, la mattina vola via. Sempre senza perdere di vista quelli che sono i pilastri di questo sport, i suoi valori. Dedizione, sacrificio, rispetto per l’avversario e per i compagni, voglia di lottare e mettersi in gioco. Valori che nel rugby non sono opzionali, sono parte integrante dello spirito di ogni atleta. Perché non importa il sesso, l’età o la stazza fisica, l’unica cosa che conta è avere una voglia matta di giocare e divertirsi.

Simone Bernardo