Il Rugby rinasce a Pra’ con le Stelle Dominguez e Ricchebono

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rugby_pra_1Un campo in sintetico nuovo di zecca, tanti ragazzi che non vedono l’ora di giocare e un entusiasmo crescente che si percepisce nell’aria. Sembrerebbe essere la tipica inaugurazione di un nuovo campo di calcio, ma non è così. La palla, infatti, è ovale, al posto delle porte ci sono due grosse “acca” e in ogni angolo del campo si sente gente discutere di Sei Nazioni, mediani di mischia e ruck, maul e touche. 

Ma procediamo con ordine. Il campo in questione è il Branega di Genova Prà, riportato alla vita dopo anni di abbandono e degrado. E i rugbisti in questione sono le Province dell’Ovest capitanate dal loro direttore tecnico Paolo Ricchebono, 4 volte campione d’Italia con l’Amatori Rugby Milano negli anni novanta. La strada per arrivare a questo giorno è stata lunga e piena di ostacoli come ci racconta lo stesso Ricchebono ai margini dell’allenamento. “Siamo partiti 9 anni fa da un gruppo di bambini della quarta elementare che, mentre facevano con me attività motoria e avviamento allo sport, si sono appassionati di rugby. Erano appena una quindicina mentre oggi, grazie ad una grande attività di propaganda, sono diventati 260”.

Un bel risultato considerando le numerose insidie incontrate lungo il cammino, “la carenza degli impianti sportivi, che contraddistingue tutto lo sport genovese se non ligure, ci ha creato grosse difficoltà per trovare un campo dove poter giocare. Per due anni abbiamo dovuto utilizzare come campo di casa Rocca Grimalda, in provincia di Alessandria, a 50 km da Genova. Però abbiamo lottato con caparbietà e oggi siamo riusciti addirittura ad avere un campo tutto nostro per gli allenamenti, non è regolamentare però ci consentirà di allenarci tranquillamente con orari scelti da noi”.

rugby_pra_2Ebbene si, perché è proprio il campo Branega il grande protagonista della giornata. Completamente restaurato con la collaborazione del Comune di Genova e della società calcistica dell’Olimpic Prà Calcio, insieme ovviamente alle Province dell’Ovest, per un totale di 400 mila euro. Con il manto erboso artificiale nuovo di zecca così come spogliatoi e impianto d’illuminazione, il campo potrà nuovamente ospitare manifestazioni sportive, tanto di rugby quanto di calcio. E proprio alla palla ovale potrà dare una nuova spinta sul territorio genovese che finora aveva fatto sempre affidamento su altri impianti, come il Carlini in corso Europa. “Un campo storico, ma che ha sempre preso come punto di riferimento il centro città e il levante. Qui siamo riusciti ad impostare un progetto importante che coinvolge anche tutto il ponente genovese. Ma non ci accontentiamo. Ora che abbiamo il Branega cercheremo nuove strutture perché vogliamo continuare a crescere. Vogliamo diventare la prima società ligure.”

Un progetto ambizioso, quindi, che merita un ospite d’eccezione. Ieri a Prà era infatti presente Diego Dominguez, indimenticato mediano d’apertura della nazionale italiana di rugby nonché miglior marcatore di sempre degli azzurri. Paolo e Diego si conoscono bene, hanno passato 7 anni insieme nell’Amatori Milano, e condividono la passione nel trasmettere i valori del loro sport alle nuove generazioni.

Paolo è prima di tutto un amico, abbiamo passato insieme anni bellissimi” dice Diego “Il nostro Milan ha cambiato il rugby italiano, ha dato una spinta importantissima al movimento dell’epoca. Un momento irripetibile che ha aperto una strada che in tanti hanno seguito negli anni successivi. Un gruppo speciale che incarnava i valori del rugby. Anche dopo con Paolo siamo rimasti in contatto, so quello che sta  facendo qua. È un lavoro enorme, una sensibilità nella formazione dei giovani che non ha prezzo. Anche io da tanti anni sono sensibile alla formazione delle nuove generazioni, ho una scuola gratuita per i giovani che passano una settimana con me e ci alleniamo insieme”.

Dominguez fa poi una riflessione sullo stato del rugby italiano, da quando ha smesso di giocare a oggi. “Era un campionato italiano bellissimo che poi si è perso. La base prima era molto più forte, ora stiamo sprofondando. La realtà è questa, non è che lo dico io. Vedi il livello tecnico, vedi i numeri delle società e vedi che la realtà è tremenda. Nel campionato italiano ai miei tempi c’erano i migliori stranieri al mondo, da nessun’altra parte c’erano i giocatori che avevamo qua. E si è perso tutto”.

Involuzione che coinvolge anche la nazionale e, più in generale, tutta la federazione italiana. “La stampa inglese con la provocazione sull’Italia fuori dal Sei Nazioni ci ha mandato un messaggio. Datevi da fare, lavorate con serietà e pensando al futuro. L’esclusione dell’Italia sarebbe una tragedia. Non penso che succederà, ma questi messaggi non vanno sottovalutati”. E aggiunge “Oggi come oggi, con l’attuale organizzazione della federazione, è impossibile ottenere dei miglioramenti. Ci vuole un cambio di gente, mettere persone nuove che pensino agli interessi del rugby italiano”.

Un futuro incerto da una parte, quello del movimento italiano in generale, e uno roseo dall’altra, quello del rugby ligure. A prescindere dalle difficoltà che la palla ovale trova ogni giorno nel nostro paese, gli appassionati genovesi di questo sport possono guardare al futuro con un po più di ottimismo. Il fatto di essere riusciti ad instaurare un nucleo forte di rugbisti all’interno di una città votata al calcio come Genova è già di per sé un risultato degno di nota. Ed è chiaro che nessuno ha intenzione di fermarsi e accontentarsi di quanto ottenuto finora. A prescindere dai risultati ottenuti, sul campo e non, una certezza ci sarà sempre. Su un campo da rugby si potranno sempre trovare persone che credono in valori difficili da trovare nello sport moderno. Passione, rispetto, lavoro di squadra e sacrificio.

Simone Bernardo