Trent’anni di Gigi Ghirotti, nel segno di Franco Henriquet

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“La strada di Henriquet”. Non è solo il titolo di un libro in uscita domani, scritto da Enrico Cirone e dal professor Franco Henriquet per celebrare i 30 anni dell’Associazione Onlus Gigi Ghirotti. É anche il desiderio di moltissimi genovesi. Dedicare una strada a un uomo straordinario, un loro concittadino che ha passato la sua vita a lenire il dolore di persone gravemente malate.

La proposta parte da Enzo Tirotta, storico leader della tifoseria della Sampdoria. Non si chiede al Comune di intitolare la strada al prof. Henriquet dopo la sua morte, come i regolamenti prevedono, ma di derogare a tali norme, per consentirgli di percorrere la via che porta il suo nome, ancora in vita. Un riconoscimento postumo non renderebbe giustizia a questo personaggio, alla sua grandezza, al suo lavoro inestimabile.

Franco Henriquet nasce a Genova, il 27 maggio 1930. Svolge la sua attività professionale all’Ospedale San Martino dal 1965, diventando anche Primario del Servizio di Anestesia e Rianimazione della Cardiochirurgia, nel 1980. Nel 1983 avvia un Servizio di Terapia del Dolore Oncologico, di cui è responsabile fino al 1997, quando deve lasciare l’ospedale per raggiunti limiti di età.

Nel 1984, leggendo “Lungo viaggio nel tunnel della malattia” di Gigi Ghirotti, il prof. Henriquet matura una splendida idea. La stessa idea che a 30 anni di distanza spinge i genovesi a volere “la strada di Henriquet”: fonda un’associazione di volontariato per garantire assistenza a domicilio ai malati di tumore, consentendogli di essere curati senza spostarsi da casa, cosa non banale all’epoca.

«Mi ero accorto che chi non aveva speranze di guarigione diventava un paziente di serie B – racconta il prof. – e così ho deciso di mettere insieme un’equipe di volontari, persone molto competenti, per dare maggiore dignità ai malati terminali, grazie alle terapie del dolore».

Al momento di dare un nome alla neonata Onlus, non ci sono dubbi. Si chiamerà “Gigi Ghirotti”, come l’indimenticabile giornalista e scrittore morto nel 1974, dopo una coraggiosa battaglia contro una patologia neoplastica del sangue. L’uomo che ha ispirato tutto questo, testimoniando con grande sensibilità le pessime condizioni in cui i malati di tumore venivano assistiti negli ospedali italiani.

Nel corso degli anni, l’Associazione estende l’assistenza agli affetti da AIDS e SLA, con l’ausilio di due hospice, a Bolzaneto e in Albaro. Oggi, la Gigi Ghirotti è un punto di riferimento, uno dei più forti motivi di orgoglio per i cittadini del capoluogo ligure, un rimedio miracoloso a una falla gigantesca del sistema sanitario nazionale. Tutto grazie a Franco Henriquet e alla sua instancabile passione per l’altruismo e la solidarietà.

Passione che non lo ha mai fermato. Nemmeno davanti a una farneticante inchiesta penale, per aver cercato di non sprecare farmaci destinati a pazienti deceduti, anziché distruggerli, come previsto da una normativa ospedaliera. Solo dopo anni di battaglie legali, nel 2007, il Governo ha finalmente attuato un decreto che consente il riutilizzo delle medicine non scadute. Uno dei risultati più importanti della vita e della carriera del prof. Henriquet.

«Non mi sembra di aver fatto chissà cosa, di aver fatto cose particolari – ha detto il professore, commentando la proposta di Tirotta – di solito si dedicano le strade alla memoria delle persone, non quando queste sono ancora in vita. Mi sembra un po’ esagerato…»

Chiunque abbia avuto a che fare con malati terminali, o comunque persone affette da patologie gravi, sa quanto sia grande la modestia di queste dichiarazioni. Una semplice deroga alle regole comunali è un fatto insignificante, se paragonato al dovere, civico e morale, di onorare e gratificare uno dei figli migliori della nostra terra.

Grazie prof, da tutti noi di Stelle nello Sport, che abbiamo l’onore di essere suoi amici e di affiancarla nelle sue battaglie, da 15 anni.

Mattia Cutrone