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Incuriosisce i più giovani, e non smette di emozionare anche chi ha una certa età. Per la storia del gioco più amato dagli italiani, il Museo del Calcio di Coverciano è una specie di tempio tutto da scoprire.
Un tempio laico in cui, vagando di sala in sala, segni tangibili di una lunga e appassionante storia danno il senso di una narrazione che arriva a sfiorare il mito. Maglie, palloni, scarpe chiodate, trofei, gagliardetti, medaglie e foto di ogni epoca evocano nomi e imprese della leggenda del football tricolore. Da Piola a Meazza, da Riva, Corso, Mazzola e Rivera a Cannavaro, Gattuso e Buffon, con i Ct delle grandi vittorie: Pozzo, Valcareggi, Bearzot, Lippi. E con un’enciclopedica banca dati multimediale a disposizione di chi vuole arricchire il percorso di conoscenza attraverso immagini e video.
Inaugurato nel 2000 nell’area in cui sorge il Centro Tecnico Federale di Coverciano, a due passi da Firenze, il Museo è diretto dal dottor Fino Fini, ex medico della nazionale di calcio ed ex direttore del Centro stesso. “Rivivere il passato significa, per i giovani, comprendere meglio il mondo attuale e in qualche modo immaginarsi il futuro. E’ questo l’obiettivo – spiega Fini - che ci siamo dati quando con la Federazione Italiana Gioco Calcio abbiamo avviato il progetto di trasformazione di una vecchia casa colonica nel museo del calcio. Tra queste mura, grazie al materiale donato dai protagonisti o dai loro eredi, abbiamo voluto creare un’occasione per salvaguardare la memoria e fare vera cultura sportiva, soprattutto per i giovani, appunto”. E i giovani, naturalmente, non si fanno pregare. Intere scolaresche si prenotano e arrivano ogni anno a Firenze per visitare un museo decisamente diverso da quelli tradizionali.
A tutti, ragazzi e adulti, fa un certo effetto avvicinarsi alle divise da gioco degli anni Trenta, in gran parte segnate dall’uso e dal tempo, eroiche testimonianze di imprese come le vittorie ai Mondiali del ’34 e del ’38 e la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Berlino del ’36. Nella teca dedicata ai Mondiali di Spagna ’82 ci sono anche le celebri pipe di Enzo Bearzot, il commissario tecnico della vittoria, e del presidente Sandro Pertini. E poi le scarpette con bulloni e tacchetti di Antognoni, Rossi, Zoff, Causio. Anche Cannavaro, il capitano della nazionale campione del mondo 2006, ha donato le sue: all’interno si leggono i nomi dei suoi tre figli, scritti dal difensore prima di scendere in campo per averli sempre idealmente vicini.
Oltre ai “sacrari” dei Mondiali c’è anche quello degli Europei del 1968 e persino la stanza delle vittorie sfiorate (’70, ’78, 90’ e 94’). Dell’edizione USA, quella del 1990, persa ai rigori nella finale con il Brasile, il Museo conserva anche la grande sfera di cristallo che rimase esposta per tre mesi nella rutilante Las Vegas.
Tra palloni di ogni epoca (mai provato a colpire di testa un “cuoio” di cinquant’anni fa, con i lacci che chiudono la camera d’aria, magari in una giornata di pioggia?), fischietti e giacchette nere, (i meno giovani ricorderanno il “signor Concetto Lo Bello da Siracusa”), il viaggio nella storia del calcio non poteva dimenticare Gianni Brera, la firma sportiva più famosa di tutti i tempi, e la sua rossa Olivetti lettera 62, lo strumento con il quale cronache e commenti diventavano narrazione letteraria allo stato puro. In un angolo – verrebbe quasi da dire “in una cappella laterale” - le maglie firmate di Pelé e Maradona risvegliano poi echi di eterne partite e gol da leggenda. Non mancando, ovviamente, di riproporre uno dei grandi dilemmi della storia del foot-ball mondiale: chi dei due è stato il miglior calciatore di tutti i tempi?
Roberto Scanarotti
Foto di Flavio Scanarotti (
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) Informazioni sul Museo del Calcio al n. 055 600526 e su www.museodelcalcio.it |