Processo al Doping: i casi che hanno segnalo la storia dello sport

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La Sala della Sibilla, al Priamar, è completamente gremita. 260 studenti prendono appunti. Dirigenti sportivi e semplici cittadini ascoltano con interesse. Sul banco degli imputati il “Doping“. Non è il “solito” convegno. E’ un vero e proprio Processo promosso nell’ambito del progetto finanziato dal Ministero della Salute e promosso da Regione Liguria, ASL 2 Savonese e ISMAC–CNRcon la collaborazione del nostro progetto Stelle nello Sport.
Rachele Donini (responsabile attività di prevenzione del Ser.T. dell’ASL2 Savonese), introduce in aula, il magistrato savonese Fiorenza Giorgi è ovviamente il giudice con l’accusa rappresentata dal Professor Sandro Donati, maestro di sport e allenatore FIDAL e la difesa impersonata dall’avvocato Camilla Fasciolo.
Tra i testimoni il nostro direttore, Michele Corti, che ha ripercorso per la giuria e il pubblico i casi che hanno segnato la storia del doping nello sport.

Thomas Hicks, il primo caso di doping (non sanzionato) nella storia (St.Louis 1904)

Thomas Hicks
Thomas Hicks

Maratoneta statunitense, si mise al collo la medaglia d’oro ai Giochi di St. Louis del 1904 dopo che per due volte, lungo il tragitto, il suo allenatore gli aveva somministrato tramite iniezioni del solfato di stricnina (uno stimolante particolarmente diffuso in quegli anni che oggi, in quantità maggiori, viene usato come veleno per topi). nonostante il palese utilizzo di uno stimolante in gara, Hicks non andò incontro ad alcuna squalifica. Questo accadde perché nel 1904 non esisteva ancora l’antidoping e non si parlava di sostanze proibite.

La prima squalifica e la nascita dei controlli anti doping alle Olimpiadi

Hans Lilyenwall
Hans Lilyenwall

Alle Olimpiadi di Roma del 1960, il ciclista danese Knud Enemark Jensen cade durante la 100 chilometri a squadre ed entra in coma. All’inizio si pensa a un malore causato dalla calura estiva – quel giorno a Roma fanno 42 gradi – ma l’autopsia chiarirà che il ciclista danese aveva fatto uso di sostanze dopanti. Qualche anno dopo la tragedia, nel 1967, il Comitato olimpico (Cio) decide di istituire una commissione medica e di iniziare i controlli antidoping nei successivi giochi, quelli invernali ed estivi del 1968.
E proprio a Città del Messico il Cio applica la prima squalifica per doping. Con lo svedese Hans LilJenwall che sarà ricordato negli annali come il primo atleta nella storia dei Giochi olimpici ad essere escluso per uso di sostanze illegali. Gareggiava nel pentathlon e fu trovato con una quantità eccessiva di alcol nel corpo. Lui si giustificò dicendo che aveva bevuto due birre per stemperare la tensione, ma dovette comunque restituire la medaglia. La squalifica di LilJenwall valse il bronzo alla squadra atletica della Svezia.

Il caso Ben Johnson alle Olimpiadi di Seul 1988

Ben Johnson
Ben Johnson

Fu campione olimpico dei 100 piani a Seul 1988 per una manciata di giorni, poi venne squalificato perché trovato positivo agli steroidi in un controllo antidoping effettuato su un campione di urina poco dopo la gara. Al giamaicano naturalizzato canadese venne ritirata la medaglia d’oro (assegnata a Carl Lewis) e il record del mondo di 9.67, corso nella finale, venne cancellato. Stesso destino toccò poco dopo al primato che Johnson aveva realizzato ai Mondiali del 1987, eliminato dagli annali dopo l’ammissione dell’atleta di aver fatto uso di sostanze dopanti anche in quell’occasione. Johnson scontò la squalifica, cercò di rientrare ma nel 1993 fu nuovamente trovato positivo dopo una gara e a quel punto fu radiato a vita.

Diego Armando Maradona, doppia squalifica negli anni 90

Diego Armando Maradona
Diego Armando Maradona

Diego Armando Maradona, probabilmente il più grande calciatore di tutti i tempi, è stato squalificato due volte per doping. La prima volta nel 1991, quando fu trovato positivo alla cocaina: fu squalificato per due anni e l’episodio segnò la fine della sua carriera al Napoli. La seconda volta durante i mondiali di calcio del 1994, ai quali Maradona era arrivato dopo molte traversie fisiche e tecniche: giocò bene la prima partita, segnando anche un gol, ma fu trovato positivo all’efedrina, una sostanza stimolante, prima della fine del girone di qualificazione. La FIFA espulse Maradona dalla competizione

Il caso Krieger, la donna diventata uomo a causa degli steroidi

Andreas Krieger
Andreas Krieger

Andreas Krieger è nato nel 1966 a Berlino e fino al 1997 era una donna, Heidi Krieger. Come Heidi Krieger ha gareggiato agli europei di atletica del 1986 e ai Giochi olimpici del 1988 con la nazionale della Germania Est. Come molti atleti suoi connazionali, Krieger era pesantemente dopata. Cominciò ad assumere steroidi all’età di 16 anni e in gran quantità. Soltanto nel 1986 assunse quasi 2.600 milligrammi di steroidi, 1.000 in più di quelli assunti da Ben Johnson alle Olimpiadi del 1988 in un altro clamoroso caso di doping. Le sostanze dopanti assunte per anni trasformarono il suo corpo e le diedero grandi problemi di salute, tanto da costringerla nel 1997 a sottoporsi a un intervento chirurgico, cambiare sesso e diventare uomo. Lo stesso Krieger ha detto che i farmaci assunti sono stati determinanti nel definire la sua identità sessuale. Oggi esiste un premio “Heidi Krieger” che viene assegnato ogni anno in Germania a chi si batte contro il doping. 

Il Caso Pantani

Marco Pantani
Marco Pantani

Il ciclista italiano Marco Pantani, vincitore di un Giro d’Italia e di un Tour de France, fu escluso dal Giro del 1999 a causa di un valore di ematocrito nel sangue superiore alla soglia consentita. Pantani si trovava all’apice della sua carriera, un anno prima aveva vinto sia il Giro che il Tour: sarà sospeso per 15 giorni, trovandosi costretto a lasciare la gara, e non sarà mai squalificato per doping, per quanto gli alti valori di ematocrito, pericolosi per la salute, segnalassero la possibile assunzione di eritropoietina (EPO). L’episodio segnò la fine della carriera ad altissimi livelli di Pantani, che ebbe poi grandi problemi di depressione e morì il 14 febbraio del 2004 per un’overdose di cocaina.

Lance Armstrong, il cowboy che conquistò la Francia mentendo

Lance Armstrong
Lance Armstrong

Professionista dal 1992 al 2011, aveva conquistato per sette volte consecutive il Tour de France (record nella storia della corsa francese) dal 1999 al 2005, ma queste vittorie – come tutti i suoi risultati ottenuti dal 1º agosto 1998 alla fine della carriera, tra cui anche la medaglia di bronzo vinta nella prova a cronometro ai Giochi della XXVII Olimpiade del 2000 – sono state revocate dall’UCI e dal CIO tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013 in seguito a un’inchiesta condotta dall’United States Anti-Doping Agency (USADA), che ha accertato il sistematico utilizzo di pratiche dopanti da parte di Armstrong e della sua squadra, l’US Postal, in tale periodo.

Marion Jones, il caso BALCO a Sydney 2000

Marion Jones
Marion Jones

Fu la regina dell’atletica delle Olimpiadi australiane, da cui portò a casa ben cinque medaglie (tre d’oro, nei 100 e 200m e nella staffetta 4x400m e due di bronzo, nel salto in lungo e nella staffetta 4x100m), ma nel 2007, dopo essere stata accusata di aver fatto uso di doping e dopo il suo coinvolgimento nelle indagini su una casa famraceutica americana, la BALCO, fu lei stessa a dichiarare di aver assunto sostanze proibite prima, durante e dopo i Giochi Olimpici di Sydney e a restituire le medaglie vinte in quell’occasione. Pochi giorni dopo la Iaaf invalidò tutte le prestazioni della statunitese dal 2000 al 2004, comprese quelle in staffetta.

Barry Bonds, il caso Balco nel baseball

Barry Bonds
Barry Bonds


Il giocatore di baseball americano Barry Bonds. Iniziò a giocare con i Pittsburgh Pirates nel 1986 e passò ai San Francisco Giants nel 1993, dove rimase fino alla fine della carriera nel 2007. Il 4 agosto dello stesso anno segnò il suo 755esimo Home run, stabilendo un nuovo record. Nel 2003 fu uno dei principali atleti indagati nel caso BALCO, un’azienda accusata di distribuire sostanze dopanti agli atleti. Bonds fu accusato di aver assunto steroidi, come testimonierebbe un notevole miglioramento della sua forma fisica. Bonds ammise di aver consumato prodotti dell’azienda su suggerimento del suo allenatore senza sapere che si trattasse di sostanze dopanti e credendole invece balsami o integratori. Nel 2011 però è stato condannato per falsa testimonianza sull’assunzione di steroidi.

Kenteris-Thanou, gli eroi decaduti prima di Atene 2004

Kenteris e Thanou
Kenteris e Thanou

Con la vittoria nei 200 metri a Sydney 2000, Kenteris divenne un vero e proprio eroe in Grecia, tanto da essere scelto come alfiere della nazionale padrona di casa ai Giochi di Atene 2004. Kostas, però non prese parte alla né cerimonia di apertura né tanto meno alle gare. Finse di aver avuto un incidente in moto insieme alla connazionale e compagna di squadra Ekaterini Thanou (argento a Sydney nei 100 m) pochi giorni prima dell’inizio dei Giochi, per giustificare il loro non essersi presentati ai controlli antidoping di rito; poco dopo entrambi annunciarono la loro intenzione di non partecipare alle competizioni “per il bene della nazione”. Riceveranno tutti e due, in seguito, una squalifica per violazione delle procedure antidoping.

L’Operacion Puerto, il ciclismo (di nuovo) alla sbarra

Ivan Basso
Ivan Basso

E’ l’indagine relativa al doping che ha scioccato il mondo del ciclismo tra il 2006 e il 2007. I principali accusati sono Eufemiano Fuentes, medico di diverse squadre ciclistiche, e Manolo Saiz, al momento dell’arresto direttore sportivo della squadra Liberty Seguros. Secondo l’accusa Fuentes e Saiz erano a capo di una organizzazione che si dedicava alla gestione di autoemotrasfusioni, alla vendita di sostanze dopanti, quali EPO, ormoni della crescita, anabolizzanti, e alla pianificazione del loro utilizzo. In totale dagli elenchi cifrati sequestrati dalla Polizia sono emersi i nomi di 58 ciclisti professionisti tra cui campioni del calibro di Contador, Valverde, Ullrich, Ivan Basso, Michele Scarponi gettando l’ombra del doping anche su Mario Cipollini. Il sospetto dell’accusa, mai accertato, è che anche altri atleti di calcio, pallamano e tennis abbiano approfittato delle pratiche di Sainz e Fuentes ma nessun nome è mai emerso.

Davide Rebellin, il ciclista italiano condannato e poi assolto dopo Pechino 2008

Davide Rebellin
Davide Rebellin

Guardando agli atleti di casa nostra e passando dall’atletica al ciclismo, nel 2009 la squalifica per positività al CERA costò a Davide Rebellin la revoca della medaglia d’argento conquistata ai Giochi Olimpici di Pechino 2008. Nonostante il ricorso del veneto, che denunciava anomalie procedurali da parte del CIO, il TAS di Losanna confermò la squalifica. Il 30 aprile del 2015 Rebellin è stato, però assolto in modo “postumo” dall’accusa di positività per mancanza di prove.

Kim Jong Su, il doping dei betabloccanti negli sport di precisione (Pechino 2008)

Kim Jong Su
Kim Jong Su

Vinse la medaglia d’argento nella pistola da 50 metri e quella di bronzo nella pistola da 10 metri, ma la gloria olimpica del nord coreano Kim Jong Su durò giusto il tempo di un battito d’ali. Dopo averlo trovato positivo ai betabloccanti, sostanze che rallentano il battito cardiaco e quindi diminuiscono il tremore delle mani quando si prende la mira per sparare, Il CIO decise di squalificarlo e di revocargli immediatamente le due medaglie.

Il caso Schwazer

Alex Schwazer
Alex Schwazer

Dopo essere risultato positivo ad un controllo anti-doping alla vigilia dei Giochi olimpici di Londra 2012, venne squalificato dal Tribunale Nazionale Antidoping fino al 29 aprile 2016. Rientrato in attività in occasione dei Mondiali a squadre di marcia 2016, vince la 50 km ottenendo la qualificazione per i Giochi olimpici di Rio de Janeiro 2016. Il 22 giugno 2016 viene comunicato alla FIDAL che Schwazer risulta nuovamente positivo ad un controllo anti-doping su un campione di urine prelevatogli in un controllo a sorpresa il 1º gennaio 2016 (la sostanza dopante sarebbe testosterone). Per questo la IAAF (Federazione Internazionale di atletica leggera) decide di sospenderlo in via cautelare in attesa della decisione finale.Il 10 agosto 2016 il TAS (Tribunale Arbitrale dello sport), considerata la seconda violazione delle norme antidoping, squalifica l’atleta per 8 anni.[4][5] Come diretta conseguenza della squalifica, oltre a non poter partecipare ai Giochi olimpici di Rio 2016, tutti i suoi risultati sportivi del 2016 sono stati cancellati.

Maria Sharapova, il Meldonium ferma la regina del tennis

Maria Sharapova
Maria Sharapova

Il 7 marzo 2016, in conferenza stampa, dichiara di essere stata trovata positiva al controllo antidoping (assunzione del farmaco Meldonium), su un campione fornito nell’ambito del TADP (Tennis Anti-Doping Programme) il 26 gennaio, durante gli Australian Open. La decisione della ITF riguardo la squalifica arriva tre mesi più tardi: Marija Šarapova potrà riprendere a giocare solamente a partire dal 26 gennaio 2018.Il Meldonium era stato aggiunto alla lista delle sostanze proibite il 16 settembre 2015, con effetto a partire dal 1 gennaio 2016.Tramite Facebook, la tennista russa esprime l’intenzione di ricorrere in appello contro la squalifica, precisando che l’ITF aveva deliberato che la violazione fosse stata di natura non intenzionale.
Il 4 ottobre il Tribunale Arbitrale dello Sport rende noto l’esito del ricorso. La pena, dai 24 mesi iniziali, si riduce a 1 anno e 3 mesi, permettendo così alla russa di tornare nell’aprile del 2017. Sempre tramite Facebook, la tennista esprime la sua voglia di ritornare a giocare e scrive anche che questo “è uno dei giorni più belli della sua carriera”.

La Russia e il doping di stato

Doping di stato in Russia
Doping di stato in Russia

E’ un uragano quello che si è abbattuto sull’atletica russa. La Commissione della Wada, l’agenzia mondiale antidoping presieduta dal canadese Dick Poound, ha presentato un report dai riscontri agghiaccianti. La Russia avrebbe praticato negli ultimi anni un vero e proprio doping di Stato creando una organizzazione interamente votata alla manipolazione dei risultati. Chiesta anche la radiazione a vita di cinque atleti, tra cui i nomi più noti sono quelli dell’olimpionica degli 800 a Londra, Marya Savinova e della terza di quella gara, Ekaterina Poistogova. Chiesta la squalifica per due anni di tutti gli atleti russi. E quindi niente olimpiadi e niente europei.
Alle Olimpiadi di Rio 2016 la decisione di ammettere o meno gli atleti russa fu presa dalle singole federazioni sportive Mondiali, diverso invece il metro alle Paralimpiadi dove invece non è stato ammesso nessun atleta russo.

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